scegli una sezione

La partecipazione dei
giornali italiani
alla campagna antisemita

L’antisemitismo nella stampa italiana

La stampa ha svolto un ruolo fondamentale nella campagna antisemita. Quando nel 1938 Mussolini decise di avviare una vera e propria campagna razzista, cominciarono ad essere pubblicati sui giornali, ormai sotto il controllo del regime, i primi articoli che intraprendevano il sottile lavorio della coscienza comune occupandosi degli ebrei e diffondendo dubbi e pregiudizi nei loro confronti.

Sin dai primi mesi del ’38 gli articoli sul tema si susseguono sui quotidiani di maggiore tiratura (la"Gazzetta del Popolo", "La Stampa", il" Corriere Della Sera"), dapprima mascherati da dissertazioni di carattere pseudo-scientifico relativamente alle differenze di razza e poi, in crescendo per numero e continuità, deviando verso la falsa informazione di cronaca e l’aperta avversione opinionista.


La categoria dei giornalisti aveva finito per integrarsi col regime. L’istituzione , nel 1935, del Ministero per la Stampa e la Propaganda, affidato a Galeazzo Ciano, conferma quale importanza cruciale Mussolini attribuisse all’organizzazione del consenso operata dai giornalisti. Va inoltre ricordato che la diffusione della stampa quotidiana, negli anni che precedettero la guerra, era molto alta.

Il culmine della campagna di stampa sarà poi raggiunto nell’autunno del 1938 quando, in seguito all’emanazione delle Leggi razziali, l’Italia entrerà a far parte di quel sistema che condurrà all’infamia dell’Olocausto.

Da questo momento il linguaggio antisemita si fa più duro e in modo esplicito nei quotidiani si riconosce che in Italia il clima è maturo per il razzismo italiano.

Solo alcuni fogli cattolici riescono a mantenere una certa indipendenza nei confronti dell’antisemitismo.

Nella maggior parte dei giornali, nazionali o locali, furono pubblicate delle inchieste sugli ebrei, denunciando quanti erano, le loro cariche e le attività economiche che esercitavano. Numerosi furono gli attacchi personali contro gli ebrei che ricoprivano cariche importanti in una qualsiasi attività, dall’industria, alle diverse professioni, allo sport.

Di queste persone si chiedeva non solo l’allontanamento dalle cariche ricoperte, ma addirittura l’espulsione dall’Italia

 

La campagna antisemita nella stampa sarda

Già tra la fine del 1925 e l’inizio del 1926 il fascismo si era assicurato l’assoluto dominio della Sardegna come, del resto, d’ogni altra parte d’Italia.

Gli ultimi spazi di libertà della stampa furono dissolti dalla censura, dai sequestri e dalla soppressione dei giornali non allineati.

In seguito a una serie di sequestri, nel gennaio del 1926, il quotidiano "La Nuova Sardegna" è costretta a cessare le pubblicazioni. L’ultimo numero apparve con l’intera prima pagina composta di avvisi pubblicitari, ciascuno dei quali sostituiva un articolo o una notizia censurata. Il silenzio che allora cadeva sarebbe durato ventuno anni.

La campagna antisemita fu piuttosto violenta negli articoli dei quotidiani sardi "L’Isola" e "L’Unione Sarda".

Abbiamo svolto una ricerca presso l’Archivio Biblioteca Comunale Studi Sardi di Cagliari e abbiamo rintracciato in microfilm le copie dell’Unione Sarda relative all’anno 1938, di cui riportiamo una selezione di prime pagine di alcuni numeri.

 

Documento n°1 L’Unione Sarda 8 maggio 1938

Documento n°2 L’Unione Sarda 15 luglio 1938

Documento n°3 L’Unione Sarda 20 luglio 1938

 

 

Documento n°4 L’Unione Sarda 26 luglio 1938

 

Documento n°5 L’Unione Sarda 31 luglio 1938

 

 

Documento n°6 L’Unione Sarda 6 agosto 1938

 

 

Documento n°7 L’Unione Sarda 6 agosto 1938

 

 

 

Documento n°8 L’Unione Sarda 7 agosto 1938

 

Documento n°9 L’Unione Sarda 3 settembre 1938

Documento n°10 L’Unione Sarda 4 settembre 1938

 

I fumetti razzisti

Determinato a crescere una generazione di razzisti, il regime utilizzò anche i fumetti per instillare l’odio razziale nei giovani italiani.

 

Scuola Media Statale "L. Amat" © 1998 Sinnai (CA)
web-apprentice: G. Cogoni