SCACCHI IN AULA
un'esperienza vissuta
Relatrice prof.ssa Luisella Serra

PRESENTAZIONE
pag 1
pag 2

LE RELAZIONI
Prof.ssa M.T.Mearini:
Considerazioni di carattere pedagogico

Prof.ssa L.Serra: Scacchi in aula

Prof. P.Ligas:
L'insegnamento degli scacchi nella scuola media. Pratica motoria e sportiva ...

Prof. M.Perrone:
Linee programmatiche dell’azione della F.S.I. nel settore scuola.

Prof. P.Passerotti:
Aspetti psicologici della pratica scacchistica scolastica

HANNO SCRITTO DI NOI
GiornAmat 12/99
da L'Unione Sarda:

Simultanea con 25 giocatori
Prima di cominciare a giocare ha chiesto una bottiglia di Cannonau e due portacenere
Due sfidanti non capitolano
Ragazzina tiene testa al russo
Scacchista per gioco

LE PARTITE IN SIMULTANEA DI IGOR EFIMOV
Claudio Trincas
Lorenzo Clementini
Fabio Saccheri
Enrico Santilli
Danilo Corona
Piero Pilia
Marcello Sanna
Federico Sanna
Franco Loi
Antonio Zuccarello
Pietro Serra

L'attività didattica del gioco degli scacchi nella scuola media di Sinnai è iniziata nell'anno scolastico 1996/97.
L'idea era venuta all'attuale presidente del circolo scacchistico di Sinnai Tonino Manca che aveva pensato che il gioco degli scacchi, che tanto appassionava suo figlio Luca, non poteva non piacere ai ragazzi della scuola media.

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Iniziò con una classe, la 2° F e con un obiettivo preciso: dimostrare che "usare la testa" non é, come molti ragazzi pensano, una brutta allergia, ma, attraverso il gioco degli scacchi, un'attività divertente, coinvolgente e soprattutto utile per scoprire potenzialità latenti o decisamente nascoste.
Coinvolse due suoi amici, prima Antonio Serreli, poi Renato Frau e così i ragazzi della 2° F, una volta alla settimana, in orario curriculare iniziarono un'attività decisamente insolita. Prima di tutto realizzarono a mano le scacchiere; poi impararono regole e strategie, mentre i loro istruttori individuavano metodi e modi per utilizzare al massimo le diverse potenzialità.
Non so, la loro forse era una scommessa, ma per i ragazzi costituiva una vera novità, piacevole e stimolante sempre di più.
Alla fine dell'anno scolastico alcuni elementi della classe hanno partecipato al torneo interdistrettuale di Narcao, ottenendo risultati lusinghieri.
L'anno successivo, visto il successo, l'iniziativa é stata estesa a cinque classi, per cui é stato necessario coinvolgere il Comune per l'acquisto degli arredi e delle scacchiere regolamentari da torneo. E' stata allestita, così, una vera aula scacchi.
Quell'anno pensai anch'io di coinvolgere in un progetto scacchi i miei alunni della l° M, con la collaborazione della collega Angela Mereu e naturalmente con gli istruttori.
Essendo la classe una prima, l'utilizzo di un corso di scacchi sarebbe stato utile e stimolante da diversi punti di vista: prima di tutto per socializzare, dato che l'attività si presentava, ai loro occhi, soprattutto come un gioco; in secondo luogo per rispettare le regole, mettersi in discussione, imparare l'autocontrollo, competenza molto difficile da raggiungere alla loro età; e ancora, utilizzare al massimo le loro capacità e, soprattutto, individuare e scoprire quelle nascoste nei ragazzi più insicuri o meno motivati e valorizzarle al massimo.
Come ci aspettavamo, i ragazzi accolsero la novità con entusiasmo: si trattava, per loro, di fare scuola senza fare scuola, eliminare ,cioè, i soliti schemi di apprendimento e sperimentarne altri nuovi di zecca: credo che, all'inizio, abbiano pensato che entrando nell'aula scacchi, si trovassero in una specie di sala giochi.
L'esperienza si rivelò insolita anche per noi , docenti e istruttori: i ragazzi facevano un gran fracasso e non era facile convogliare il loro entusiasmo su binari accettabili: volevano imparare tutto e subito; ogni mossa, ogni strategia era motivo di discussione e contrapposizione.
Pian piano, comunque, imparavano a riflettere, utilizzavano le "aperture" correttamente, individuavano sempre nuove strategie e poi, sfidare e battere il compagno più bravo era l'ambizione di tutti; di quasi tutti, veramente;

perché, come avevamo previsto, i ragazzi più insicuri nelle altre attività didattiche, lo erano anche nel gioco degli scacchi.
Una reazione del genere era prevedibile e noi sapevamo che il corso di scacchi doveva servire soprattutto a loro: ormai avevano capito che rinunciare in partenza era impossibile, muovere i pezzi a casaccio non aveva molto senso o era troppo stupido e così, messi alle strette, dovevano anche loro "usare la testa", soprattutto dovevano osare di più, pian piano sempre un po' di più e, in ogni caso, non arrendersi subito: era un "lusso" che non potevano più permettersi.
Cosi', recuperati tutti o quasi tutti, il rientro in classe era , per noi docenti, un vero problema, perché le discussioni su come erano andate le partite iniziavano e sembravano continuare all'infinito: c'era da battere il più forte, da superare le eliminatorie per partecipare ai vari tornei, le scommesse, l'ansia, la paura di non farcela, l'euforia della vittoria.
Quando si disputavano le eliminatorie per partecipare ai tornei fuori Sinnai, era come fare i compiti in classe: silenzio quasi assoluto, forte tensione e, alla fine, scoppi di grande disappunto o di grande gioia: tutto grande! sembrava di partecipare ad un torneo internazionale! E veniamo ai grandi appuntamenti: anche in questo secondo anno la scuola ha partecipato al torneo interdistrettuale di Narcao e, dopo la qualificazione ad Arborea, la squadra "Luigi Amat" ha avuto il diritto a partecipare al torneo studentesco di Cesenatico organizzato dalla F.S.I. In quell'occasione Sinnai era rappresentata anche dalla squadra delle scuole elementari.

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Ricordo il viaggio un po' avventuroso, le partite, i risultati, gli applausi degli organizzatori rivolti in particolare a noi, la gioia e lo sconforto che invariabilmente si alternavano, tanti momenti "magici, irripetibili e unici.
Credo che anche gli altri accompagnatori e tutti i ragazzi che vi hanno partecipato, lo ricordino con la stessa gioia e la stessa emozione. Lo scorso anno scolastico ben Il classi hanno frequentato il corso di scacchi e per gli istruttori è stato un impegno non indifferente seguire tutti i ragazzi e organizzare i numerosi tornei di qualificazione per Narcao, Villasor, e, naturalmente, i nazionali, sempre a Cesenatico.
I miei alunni si sentivano ormai dei veterani. Il campione della classe è stato un po' ridimensionato perché quasi superato da altri più riflessivi: ha iniziato da "genio" e poi è diventato..."bravino". Beh! ha sicuramente imparato anche lui qualcosa: ha certamente imparato che nel gioco degli scacchi essere furbi o spiritosi serve poco e che un po' di modestia è un ingrediente necessario per andare avanti. Naturalmente ho imparato anch'io a giocare a scacchi; il guaio era che non trovavo mai il tempo per allenarmi; o forse era una scusa: sta di fatto che i miei alunni si divertivano moltissimo quando riuscivano a battermi. Cosi ho capito anch'io che la vittoria, per gli alunni, quando si batte la prof ha un sapore tutto speciale.

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