A scuola di scacchi

(pubblicato su: Questa Sinnai)

In collaborazione col Circolo Scacchistico sinnaese, la Scuola Media "L. Amat" ha avviato un’attività sperimentale su questo antico gioco. Alcuni dei ragazzi coinvolti nell'iniziativa raccontano la loro esperienza

Martina Congiu, la M

Fin dall’antichità viene praticato un gioco molto bello e importante: gli scacchi. Non si sa da dove venga ma si suppone che possa aver avuto origine in una di queste regioni: India, Cina o Persia.

Questo gioco è praticato da molte persone che però devono avere capacità di riflessione, per guardare e pensare che mosse compiere; pazienza per aspettare che l'avversario faccia la mossa, ma intanto riflettere e tante altre virtù che solo gli esperti hanno.

La maggior parte di noi ha incominciato a giocare qui a scuola. Ogni giovedì alla terza ora insieme alle professoresse Serra e Mereu scendiamo nell'aula di scacchi dove alcuni esperti scacchisti, i signori Manca, Serreli e Frau che fanno parte del Circolo Scacchistico di Sinnai, con grande pazienza ci insegnano le regole e il modo con cui si gioca a scacchi.

Abbiamo una stanza fornita di tavolini e scacchiere, ed una scacchiera magnetica appesa al muro sulla quale gli esperti ci fanno capire quali sono le varie mosse, le strategie vincenti e gli errori da evitare.

Sin dalle prime lezioni, dopo averci insegnato tutte le regole, ci hanno lasciato giocare per tutta l'ora e adesso che siamo diventati un tantino più bravi ci hanno dato un foglio dove dobbiamo trascrivere tutte le mosse che facciamo.

In seguito quando anche noi avremo appreso e quindi imparato bene questo gioco faremo dei tornei con le altre classi della scuola media.

La nostre classe ha fatto anche dei cartelloni dove ci sono indicate tutte le regole e i disegni. Questi cartelloni verranno appesi nell'aula di scacchi. Dobbiamo fare anche dei lavori in ceramica che riguardano sempre gli scacchi.

All'inizio ho pensato che questo gioco avesse lo scopo di farci divertire ma in seguito ho capito che e una materia come le altre dove serve "la testa", come d'altra parte serve per tutto.

Spero che continueremo fino alla terza media queste stupenda esperienza che migliorerà le nostre capacita mentali.

Un mio compagno, Alessandro Lecca, sostiene che con il videogame non si impara niente mentre giocando a scacchi si impara che non sempre si gioca per vincere, se no che gusto ci sarebbe a giocare se sai che nessuno ti mette in difficoltà?

Matteo Girina, 2a F

"Matto". Adoro dire queste parole; "Ormai hai perso", ti ho fatto scacco matto per l'ennesima volta". Nessuno mi ha ancora battuto; salvo mio padre, ma solitamente lo vinco io.

Una notte ho sognato che perdevo una partita a scacchi e che tutti mi guardavano dicendo "sei finito".

Un Sabato, all'ora di scacchi, ho giocato con Carla e Roberta, - le ho vinte; poi ho giocato con Laura prendendo, come al solito i bianchi. L'ho vinta. Poi lei ha capito che io ho usato i bianchi per il vantaggio che muovono per primi e mi ha dato i neri alla successiva partita. Pensavo milioni di bestemmie nei suoi confronti; ho cominciato a perdere alcuni pezzi importanti e speravo che suonasse la campana. Laura cominciava a ridacchiare mentre i suoi pezzi si stavano facendo sempre più avanti. A un certo punto, per mia fortuna, è suonata la campana.

Però, credevo che gli scacchi fossero un gioco difficile e noioso, ma poi mi sono accorto che è un bel gioco; è bello avere pezzi che con una mossa arrivano dalla parte opposta della scacchiera e ognuno ha una funzione diversa. Pensare che se rimane qualche pedoncino da solo posso cambiarlo in un altro pezzo e magari vincere la partita!

Solitamente gioco a scacchi con mio padre (è un bel passatempo!) allenandomi ad usare i neri; ed ora non ho problemi il Sabato. Spesso mi faccio catturare le torri, così mi faccio due regine e con esse inseguo un pezzo fino alla cattura; alla fine metto il re avversario in posizione di scacco matto; ma a volte capita uno stallo.

Questa settimana c'è il torneo di scacchi, tutti i giorni alle sei, ma oggi devo andare alle cinque e mezzo per l'iscrizione; e verrà anche mio padre. Dovrò sfidare quelli di terza! E se perdo?! Non so, ma per me andrebbe bene lo stesso, l'importante è partecipare. Non posso sempre vincere.

Ora che ci penso, trovavo noioso ascoltare su come si muovono i pezzi, però, con un po' di pazienza, ho cominciato a ragionare sulle mosse, imparandone sempre nuove, come l’arrocco tra il re e la torre. A volte il sig. Antonio e gli altri istruttori mi danno alcuni consigli: muovere i pedoncini situati al centro dello schieramento all'inizio della partita; il modo di proteggere i pezzi; non avere fretta, perché è così che si perde. Comunque questi consigli sono stati utili, così ho le idee chiare.

E secondo me gli scacchi aiutano a ragionare e forse ciò mi servirà in futuro.