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 Segue LA RICOSTRUZIONE FEDELE DI UN AVVENIMENTO CHE SI RIVIVE OGNI ANNO

IL PRESEPE ATTRAVERSO I SECOLI

( a cura  della Redazione sito Internet,  foto Federico Floris)

I testi che seguono, utilizzati dalla 3°F e dalla 3°L per l'approfondimento teorico nella ricostruzione del presepe,  si devono ai ragazzi della 3°F dello scorso anno seguiti dalla prof.ssa Anna Lecca.

I primi a descrivere nei loro brani la sacra natività furono gli evangelisti Luca e Matteo. In seguito questa rappresentazione prese il nome latino di praesepium, che significa recinto chiuso.

Si parla, infatti, della nascita di Gesù in una misera "mangiatoia". Quest'avvenimento colpisce la fantasia dei paleocristiani, rendendo loro più chiaro il mistero di Dio. Così si spiegano le effigi parietali del terzo secolo, nel cimitero di S. Agnese e in altri vari luoghi di culto dove, si mostrano le adorazioni dei Magi ai quali il Vangelo assegna il nome di Gasparre, Melchiorre e Baldassarre. Ci furono però anche altri allegorici personaggi come il bue e l'asino, che divengono un simbolo del popolo ebreo e dei pagani.

 

I Magi, il cui numero di tre fu fissato da S. Leone Magno, rappresentano anche le tre età dell'uomo: gioventù, maturità, vecchiaia. Anche i doni dei Magi, sono interpretati con riferimento alla duplice natura di Gesù e alla sua regalità: l'incenso per la sua divinità, la mirra per il suo essere uomo, l'oro perché è dono riservato ai re.

Il presepio ha origine, secondo la tradizione, dal desiderio di S. Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita a Betlemme con personaggi reali come accadde a Greccio la notte di Natale del 1223 (episodio dipinto da Giotto nella Basilica superiore di Assisi). Il primo presepe inanimato, fu realizzato con delle statuine scolpite in legno nel 1280 da Arnolfo di Cambio ed è conservato nella cripta della cappella Sistina di S. Maria Maggiore in Roma.

 

Nel 1600 e 1700 gli artisti napoletani danno alla sacra rappresentazione un'impronta naturalistica, inserendo la natività nel paesaggio campano. Ulteriore novità è la trasformazione delle statue in manichini, questo per dare verosimiglianza alla scena. In questo periodo si distinguono anche gli artisti liguri e siciliani che si ispirano al realismo scenico della tradizione napoletana.

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Federico Floris Emanuela Filia III L

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