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Il Carnevale in Sardegna

prof.ssa  Rosaria Dessì

2° L
a. s. 2003/04

Hanno collaborato gli alunni: Barbara Meli, Roberta Mentasti, Silvia Lecca, Emanuele Gallus, Matteo Lussu, Marco Solla e Daniele Valdes.

In molti paesi della Sardegna, nel mese di febbraio, si festeggia il Carnevale con cortei mascherati, nei quali spesso sono messi in ridicolo personaggi e situazioni della vita quotidiana.

A Cagliari i cortei comprendono maschere tipiche come "sa panettera", "sa viuda", "su gattu" e "su tialu". Le sfilate si concludono il martedì grasso, giorno in cui si dà fuoco a Cancioffali, il pupazzo di stracci.

Bambini con le maschere tipiche della città fanno festa con genitori e insegnanti nel quartiere di Sant’Elia.

Anche Iglesias (CA), San Gavino (CA) e Tempio (SS) vivono il Carnevale con le tradizionali sfilate. In alcuni paesi, invece, si festeggia il Carnevale seguendo antiche tradizioni.

A Macomer (NU) e Bosa (NU) viene bruciato il re Giorgio (Giolzi o Zorzi), raffigurato da un personaggio di stracci.

A Bosa le maschere, con il volto annerito e tenendo in mano un bambolotto e un biberon, mostrano le loro bambole inanimate e chiedono un po’ di latte materno, per ridare loro energia. Dagli scherzi e dalle richieste delle maschere assetate di latte non si salva nessuno: è un rito sfrenato e condiviso, durante il quale tutti pensano a divertirsi.

 

 

 

Il rogo di re Giorgio

A Bosa, durante il Carnevale, ci si veste di nero alla luce del sole e di bianco al chiaro di luna.

Nel contrasto, la forza della ragione che sfida quella della natura.

 

A Ottana (NU), Mamoiada (NU) e Orotelli (NU) sfilano per le strade maschere mostruose.

A Ottana le maschere si dividono in due gruppi: i "Merdules" hanno maschere in legno dall’aspetto umano e i "Boes", tenuti al laccio dai Merdules, hanno maschere dall’aspetto animalesco. Sono maschere tragiche che ricordano antiche processioni pagane in occasione della transumanza.

 

Ottana: Uomini (Merdules) e Animali (Boes) avanzano lentamente al suono dei "sonnazzos", i campanacci.

A Mamoiada dodici "Mamuthones", maschere tragiche di vinti resi schiavi, sono scortati da otto "Issocadores" (i vincitori) che, tenendo in mano un frustino, controllano la situazione. I Mamuthones indossano gli abiti tradizionali dei pastori, hanno il viso coperto con una maschera in legno e il capo coperto con un fazzoletto nero annodato sotto il mento. Sulla schiena portano trenta campanacci di diverse dimensioni. Le loro danze fanno pensare ai riti propiziatori legati alla vita dei campi. Gli Issocadores indossano una camicia di tela bianca, un corpetto rosso, uno scialle legato alla vita e un berretto nero legato sotto il mento con nastri colorati.

La sfilata s’interrompe tutte le volte che un Issocadore cattura con il laccio (soka) uno dei presenti che, per liberarsi, deve offrire del vino.

 

Mamoiada: Issocadores e Mamuthones

 

A Orotelli sfilano "sos Thurpos" (i ciechi) che hanno il viso annerito con il sughero bruciato. Indossano cappotti di orbace neri e ballano al suono di campanacci appesi sulle spalle. La loro danza, secondo un’antica tradizione, serve ad allontanare dai campi gli spiriti malefici (sas animas malas). Durante il percorso catturano le persone benestanti (sos prinzipales) per costringerle ad offrire del vino, mentre le donne distribuiscono dolci.

La sfilata si conclude nella piazza principale, dove tutta la popolazione esegue una danza propiziatoria detta "ballu de sos Thurpos".

Orotelli: sos Thurpos

 

A Oristano si svolge la Sartiglia, una delle più conosciute feste tradizionali sarde.
 La Sartiglia è una giostra equestre di origine spagnola, organizzata dai Gremi (o Corporazioni) dei contadini e dei falegnami. Il 2 febbraio, giorno della Candelora, viene scelto "su Componidori", l’eroe della giornata.
La Sartiglia ha inizio al mattino, l’ultima domenica di Carnevale in piazza Eleonora, con l’annuncio in lingua spagnola preceduto da squilli di tromba e dal rullare dei tamburi.
Prosegue con la vestizione del "Componidore": "is Massaieddas" gli cuciono, sopra abiti maschili, una camicia bianca priva di bottoni e gli coprono il viso con una maschera femminile, un velo da sposa e un cilindro nero.

 

Oristano: la Sartiglia, la solenne vestizione del Su Componidori Sa pipia ‘e maiu

Su Componidori viene poi sollevato e portato sul cavallo per mostrarsi alla folla. In mano tiene "sa pipia ‘e maiu": si tratta di un mazzolino di viole e pervinche,tenute da una benda di tessuto verde.

Parte un corteo assordante che accompagna su Componidori fino al luogo della corsa.
Qui si lancia al galoppo e, sguainata la spada, tenta di infilzarla al centro della stella appesa ad
un filo in mezzo a una strada. Se il tentativo riesce, la folla urla di gioia; se, invece, manca il bersaglio, la folla protesta vivacemente. Al termine della prova, su Componidori benedice la folla con sa pipia ‘e maiu, tracciando un segno di croce. Tutti gli altri cavalieri ripetono il tentativo di infilzare la stella. A sera inoltrata, dopo le corse a pariglias e altri giochi, il corteo cavalleresco ritorna alla Cattedrale per la benedizione e, dopo la svestizione, il Componidore può finalmente appoggiare i piedi per terra.

 

 

Su Componidori mentre infilza la stella

 

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