IL SABATO PEGGIORE
DELLA MIA VITA

 

Dicono che le cose inverosimili capitino solo nei film di fantascienza, ma quella volta capitò a me di essere rapito dagli alieni.

Era un sabato sera e i miei si trovavano a cenare a casa di amici, mentre io, malato, rimasi a casa con il mio cane Kitty.

Stavamo guardando la televisione (io e il cane) mentre sentii un rumore che proveniva dal garage; pensai subito che era soltanto qualche scatolone che, messo male, fosse caduto. Allora continuai a guardare la televisione, ma ad un certo punto la mia pancia fece degli strani versi: sembrava quasi che mi dicesse: - Ehi, tu, si proprio a te, che ne dici se mi dai qualcosa da mangiare? - Io, allora, soddisfai le richieste del mio stomaco andando in cucina (da solo) a prepararmi qualche cosa.

Quando tornai, Kitty non c'era, ma subito io pensai che era andata a fare ehm... qualche "bisognino".

Stavo continuando a guardare la televisione e continuavo a sentire dei rumori, ma tra me pensavo : - Quanto tempo ci sta mettendo Kitty? -

Allora mi decisi ad andare a prenderla per farmi un po' di compagnia e, quando stavo andando a prenderla, dalla finestra scorsi una luce accecante e come un urlo di paura di un cane.

Io, allora, corsi fuori e vidi quella luce allontanarsi dal mio campo visivo ad una velocità incredibile e fra me dissi: - E si, allora sto proprio male!!-

Mi decisi ad andare a prendere il cane in fretta perché li fuori faceva troppo freddo, facendo diversi giri intorno alla casa, ma niente, non c'era Kitty; allora pensai che fosse rientrata in casa ma non c'era neanche lì !

Rientrai in casa e mi rimisi a guardare la televisione, pensando che aveva incontrato qualche cagnolino.

Vidi la meta' del film eppure la fine, ma Kitty non tornava; ad un certo punto il televisore, la lavatrice, la lavastoviglie, le luci e perfino il telefono si misero ad accendersi ed a spegnersi senza che io toccassi interruttori.

Quando ad un certo punto tutto si spense e una luce più forte di quella di prima illumino' tutta la casa.

Io subito andai a chiudere tutte le porte a chiave, ma come che io non avessi chiuso niente si riaprirono perfino gli avvolgibili.

Io allora mosso dal terrore di che cosa ci fosse presi il fucile del nonno e lo caricai, lo puntai sulla porta che si stava per aprire e all'aprire della porta vidi una sagoma confusa molto bassa con in cima un capo con una scatola cranica molto sviluppata in larghezza.

Schiacciai il grilletto, ma il colpo non partì, provai una seconda volta ma niente; allora mi abbandonai al panico e mi misi a correre, ma sembrava che invece di allontanarmi mi avvicinassi a quella creatura orribile.

Fino a quando mi trovai svenuto su un lettino con degli strumenti e apparecchiature; provai a muovere un braccio, ma me lo sentii come immobilizzato dal polso; guardai verso il mio braccio e vidi che era stretto da un bracciale grossissimo in acciaio, provai pure con gli altri arti ma non ci riuscii a muovere niente.

Passarono un paio di minuti e una porta posta dietro di me si apri': ogni volta che sentivo un passo mi veniva un brivido, fino a quando vidi sopra il mio capo quelle creature: erano almeno una quindicina.

Sentivo che parlavano tra loro, ma non parlavano la mia lingua, quando ad un certo punto mi liberarono e mi portarono in una cella umida e fredda.

Affianco al mio letto (se così si poteva chiamare) c'era un oblò da cui si scorgeva il tragitto che facevamo fino a quando atterrammo su un pianeta dal colore rame.

Mi portarono sempre legato alla loro base madre; ma una cosa mi incuriosiva: "Come mai potevo respirare senza un equipaggiamento spaziale?"

A questa domanda trovai una risposta guardandomi sopra, si vedeva come una palla che ogni tanto aveva dei tubi che servissero a pompare dell'ossigeno.

Mi portarono in una grande stanza dove c'erano centinaia di terrestri che stavano lavorando delle gemme.

Là, trovai il mio cane che piangeva in un angolo quando lo vidi lo presi in braccio e lo strinsi forte.

A una sola cosa pensavo "Io non posso rimanere più un altro secondo in questo pianeta " allora con il cane in braccio corsi dalla porta da cui ero entrato che si stava per chiudere ma io ci passai per un pelo.

Sempre correndo raggiunsi una piccola astronave, dove nel display dei comandi si scorgeva il nome della Terra; allora schiacciai il tasto OK e partimmo e dopo qualche ora mi ritrovai al centro del mio paese.

Scesi da quella astronave e mi indirizzai verso casa mia dove mi attendeva la mia famiglia; mio padre mi chiese:" Dove sei stato?" e io, pensando che non mi avrebbero creduto: "Sono stato a cercare Kitty".

E loro si misero a ridere.

Il mattino seguente mi ritrovai con una febbre, ma grazie alle cure premurose di mia madre mi rimisi in sesto presto!

Alessandro Serra

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CHI SONO?

Io sono un ragazzo di nome Alessandro Serra, frequento la terza della scuola media statale L. Amat di Sinnai, però io sono residente a Maracalagonis, un paese non molto distante da Sinnai.

Ho 13 anni, e per la mia età sono abbastanza alto e robusto (almeno così mi dicono tutti), ho gli occhi e i capelli di color castano, sono alto 1,75 m e peso sui 56 chili.

Come hobby uso il computer, sia il Play Station, sia il personal computer ; come sport pratico il basket e almeno in questo mi ritengo abbastanza bravo, mentre a scuola mi dicono sempre tutti i professori che posso fare di più, mentre io continuo a fare sempre di meno.

Mi piace uscire la sera ed essere in compagnia di amici, ma soprattutto di amiche, e con questi mi diverto molto, anzi moltissimo: ci intratteniamo in discussioni sempre allegre, ma soprattutto nel cercare motivi di divertimento (che possono essere come in questo periodo creazioni di carri carnevalesche), oppure organizzando feste, partite di calcetto tra amici.

Io mi reputo un ragazzo fortunato.

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