GiornAmat

scappammo per i boschi e ci dividemmo, per disperdere le tracce. Mio marito portò con sé in Lucca i nostri figli da mia madre, al sicuro. Oh mio Dio chissà se sono ancora vivi !!?? e iniziò a piangere.
" Coraggio, vedrà che sono ancora vivi. Lucca è poco distante da qui e io l'aiuterò. Mettiamoci in marcia, però prima mangiamo qualcosa."
Entrammo nella stalla da cui ero uscito all'inizio della mia avventura e mangiammo dei panini che avevo nello zaino. Lei, Elisa, mangiava avidamente: sicuramente non mangiava da molti giorni. Dopo il pasto di nascosto uscimmo dal paesino e passammo per i boschi, rasenti alla strada. Arrivati alle mura della città, notammo che vi erano alcuni soldati. Per sfuggire ad un eventuale riconoscimento prendemmo gli abiti di alcuni fantocci usati per scacciare gli uccelli dai campi, per assomigliare di più a due appestati.
Il piano funzionò, infatti le due guardie si scansarono al nostro passaggio per paura di essere contagiati e potemmo entrare nella città.
Elisa mi guidò verso la casa di sua madre e con grande contentezza poté riabbracciare i suoi figli, suo marito e sua madre. Fui ringraziato dalla famiglia e in dono ricevetti un anello decorato a mano.
" Conserverò per sempre quest'anello- dissi soddisfatto.
Ma poiché il mio tempo era finito, con un sonoro "pof " ritornai nel crudele presente.

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