GiornAmat

Attenti alla strega!!!

Di Roberto Serreli 2^ G

Mi ritrovai in una stalla, tra due mucche e un grosso bue; raccolsi gli occhiali che erano caduti e mi preparai lo zaino. Se i dati da me inseriti erano giusti, mi sarei dovuto trovare in quell'Italia decimata dalla peste e nell'Italia in cui la maggior parte delle povere donne era costretta a nascondersi, per la paura di essere accusata di stregoneria e di essere arsa viva. Io che avevo il vaccino contro la peste e varie vivande nel mio prezioso zaino, mi incamminai lungo una stretta stradina di campagna, deserta e soleggiata.
Tutto il paese sembrava deserto, infatti non si udiva un solo suono, se non quello dei miei passi e il mio respiro.
Bussai in una casa per sapere dove mi trovavo. Quando aprirono la porta, un forte urlo uscì dalla mia bocca: davanti a me vi era un uomo mutilato nella maggior parte del corpo, con le ferite aperte e col volto mezzo scarnificato. Mi misi a correre, quasi a fuggire da un brutto sogno.
Quell'uomo doveva essere stato contagiato dalla peste, ma non poteva curarsi, così con sofferenze inaudite, doveva lasciare aperte le sue carni putrefatte, aspettando solo la morte. Ad un certo punto, mentre correvo, urtai qualcosa. Era una donna, al massimo diciottenne, con gli occhi sgranati e colmi di paura; mi disse con una voce che aveva poco di umano: "Sono qui! Sono qui! Vogliono me!, Aiutami!"
Subito la portai con me all'interno di una botte  e la chiusi accuratamente e ascoltai con attenzione, facendo cenno a quella donna di fare silenzio. Si udirono delle voci maschili che sussurravano, poi uno urlò:
"Dove sei, brutta strega? Finirai al rogo come tutte le altre! Cercate ragazzi, chi la trova per primo avrà un premio!"
Nel mentre la ragazza piangeva, ma senza farsi sentire.
Dopo circa un'ora, il gruppo se ne andò e potemmo finalmente uscire. Vidi che la poveretta aveva un taglio  lungo quasi dieci centimetri nel braccio destro: tirai fuori il pronto soccorso che avevo in borsa e lo disinfettai con cautela, per non farle troppo male. Lei continuava a piangere, ma non per il dolore. Con molta tranquillità, come se nulla fosse successo, le chiesi: " Come ti chiami?"
La donna smise di piangere e con una voce tremolante rispose: "Elisa" Poi continuò: "Ero la moglie di un artigiano, vivevo tranquillamente con lui e con i miei tre figli, fino a quando non fui accusata di stregoneria. Allora

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