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GiornAmat

Storia di un successo

Di Roberto Zucca 2° G



Passeggiavo per la strada, quando qualcosa attirò la mia attenzione, sentii delle urla, dei rimproveri, mi girai e vidi dei ragazzi che giocavano con un pallone ovale, entrai nel campo, e vidi alcuni miei amici e compagni di scuola che giocavano a rugby.

Come mi videro, smisero di giocare e mi vennero incontro, non capii perché, ma mi ricordo soltanto che mi travolsero, mi dissero subito di iscrivermi nella loro squadra, fecero tutto loro, l'allenatore mi guardò, vide il mio fisico piuttosto gracile e mi disse: "Tu hai bisogno di giocare, vieni domani alle quattro ".

Io ero ancora un po' stordito, non capivo a cosa stavo andando in contro, comunque lo dissi a mia madre e mi disse che non era uno sport adatto a me, perché per praticare quello sport bisognava essere molto forti.

Ma io andai in camera mia, e mi ripetevo le parole dell'allenatore "Tu hai bisogno di giocare", non capivo cosa volesse dire, comunque andai agli allenamenti.

Era Venerdì ed ero emozionatissimo per ciò che avrei dovuto fare agli allenamenti; arrivai lì puntualissimo, vidi pure un paio dei miei amici che mi dissero i fondamentali di questo sport.

Quando arrivò l'allenatore ci fece fare riscaldamento con flessioni e stretching, subito dopo ci fece fare una partita a tutto campo per abituare il fiato.

Questo sport era molto violento anzi violentissimo. Nei placcaggi, per farli bene, bisognava avere rabbia e cattiveria per atterrare gli avversari. Vedevo che l'allenatore mi osservava attentamente, non faceva altro che rimproverare gli altri, mi accorgevo che stavo apprendendo sempre di più, poi sentii l'allenatore gridare, dicendomi di stare attento nei placcaggi che facevo, perché erano troppo violenti.

Ormai era finita la partita, e bisognava tornare a casa, mi guardai, e vidi che ero tappezzato di lividi, e in più mi aspettavo un sonoro rimprovero da mia madre, e magari una raffica di schiaffi, per averle disubbidito.

Me ne stavo andando, quando mi fermò l'allenatore, dicendomi di fare un po' di allenamento in palestra per irrobustirmi le spalle, e per sfondare meglio.

Passavano gli anni e ormai avevo cambiato categoria, ed ero diventato una massa di muscoli, con me non c'erano più i miei amici, ma era rimasto soltanto l'allenatore, ormai con lui avevo molta confidenza, eravamo grandi amici, ave

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