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GiornAmat

Mò l'extraterrestre

Di Michelangelo Vadilonga 1° G



Un giorno mi trovai in una campagna non lontano da casa mia, avevo avuto sempre paura di andare in questa campagna, ma ormai ero diventato grande e non potevo continuare ad avere sempre paura. Ogni volta che ci ero andato, sentivo dei suoni molto strani. Anche quella volta sentii dei rumori, come se ci fosse un disco volante; mi avvicinai ad un  cespuglio da cui provenivano i rumori, per vedere di che cosa si trattava e vidi che era proprio un disco volante. Guardandolo bene vidi scendere un ometto verde che, camminando, si avvicinava da me. Io con la fretta di scappare inciampai e caddi a terra; mi incastrai un piede in una radice fuoriuscita dal terreno, l'ometto mi tolse il piede dalla radice e feci giusto in tempo a fare qualche metro che  mi accorsi di aver sbagliato a scappare.

Tornai indietro e lo conobbi; era un buffo ometto ed era proprio simile a me per carattere e per gusti. Feci allora subito amicizia con lui e col passare del tempo, poiché Mò aveva perso i suoi genitori, lui venne ad abitare a casa mia. I genitori di Mò venivano dal pianeta di Molandia, un piccolo pianeta prima di Plutone; durante una passeggiata nello spazio la loro astronave aveva perso quota ed erano caduti sulla terra. Gli uomini avevano scoperto che

Disegno di Michelangelo Vadilonga

erano atterrati in quella campagna, li avevano catturati e sottoposti a degli esperimenti che li avevano fatti morire. Mò invece si era salvato perché si era allontanato dall'astronave per cercare aiuto e così si era salvato.

Dopo aver sentito il suo racconto, non ebbi più paura di andare nella foresta, e diedi alla  foresta  il nome di Mò.

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