Presentazione

 

Queste fiabe sono il risultato di un laboratorio linguistico e di analisi del testo, che ha avuto come tema “Le fiabe nel tempo”, portato avanti durante l’anno scolastico 2000/01 dagli alunni della 1° F.

Gli allievi si sono impegnati tutti indistintamente, dimostrando piacere e vivo interesse.

Al termine dell’attività i ragazzi si sono cimentati a comporre delle fiabe, dando libero sfogo alla loro inventiva e creatività, e illustrandone anche alcune in modo originale.

L’insegnante

prof.ssa Anna Maria Corrias


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Hermann

di Simona Argiolas e Claudia Paulis

 

        C’era una volta un ragazzo che si chiamava Hermann. Lui abitava in una povera famiglia di mercanti, voleva diventare un eroe per salvare la Principessa Meg che era stata rapita da un malefico stregone chiamato Ade. Dopo un paio di giorni Hermann partì verso la casa di Fil (l’addestratore di eroi ). Dopo un buon addestramento Fil consegna a Hermann un cavallo, l’unico che possa volare e con il potere di far esaudire tre desideri. Hermann partì e giunse al castello di Ade con il magico cavallo. Il castello era ricoperto da fiamme di fuoco con dei rovi spinosi e per questo non si poteva entrare. Hermann chiese aiuto al cavallo che subito fece sparire fiamme e rovi. Hermann riuscì a entrare e vide Ade sdraiato sul divano con dei servitori che lo servivano. Appena Ade si accorse che qualcuno era entrato nel castello, si fece dare la spada e andò a controllare. Quando vide che c’era un ragazzo, gli chiese cosa voleva e lui rispose che voleva salvare la principessa che aveva rapito. Allora gli disse che per liberare la principessa doveva sfidarlo a duello. Hermann chiese un secondo desiderio al cavallo: voleva un’armatura completa di protezioni, spada, scudo e elmo. Alla fine Hermann riuscì a vincere, dato che rimaneva un ultimo desiderio chiese che Ade fosse imprigionato in una bottiglia e rinchiuso in un pozzo. Allora Hermann andò a liberare la principessa, tornarono a casa felici e contenti e dopo un po’ di tempo si sposarono.


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Il contadino

di Claudio Cocco

        C’era una volta un contadino che viveva in una collina dove in cima c’era la sua casa.

Un giorno si accorse che non c’era abbastanza raccolto nei suoi campi e decise di viaggiare in cerca di nuove terre dove poter fare raccolti migliori. Il contadino dopo tanti giorni si fermò in una casa dove l’aveva ospitata una signora molto bella e molto simpatica. Questa signora in realtà era una strega malefica. Questa strega un giorno quando il contadino era coricato cercava di prenderlo  per darlo in pasto alle sue creature malefiche e per fare esperimenti. Ma il contadino si svegliò in tempo e scappò via. Uscito dalla casa inciampò in un bastone, ma quando il contadino le lanciò il bastone perché era preso dal panico. E subito il bastone si trafisse il petto della strega e lei morì. Il bastone magico da solo si tolse e venne in mano al contadino. Il contadino andò nel sentiero che li indicava il bastone magico e alla fine in un campo pieno di frutta e verdura di tutti i tipi. Il contadino si fece un gigantesca provvista e alla fine dopo un po’ di tempo incontro una contadina e dopo 2 mesi si sposarono e vissero felici e contenti .


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Il drago che sputava meteoriti

di Diego Moi

        C’era una volta un cavaliere che partì dal suo castello per fare un viaggio.

Incontrò un drago che sputava meteoriti. Il cavaliere indossò l’armatura dorata e gli mandò una palla infuocata. Il drago cadde a terra con la spalla rotta e si arrabbiò; gli diede una pedata in testa, il cavaliere la schivò, il drago sputò quarantadue meteoriti. Il cavaliere ne schivò dieci e le altre lo colpirono gravemente. Il cavaliere tirò con tutta la sua energia tre spore paralizzanti e il drago si bloccò. Il cavaliere gli lanciò tre sfere in testa e morì, perché la testa era scoppiata.

Il cavaliere tornò a casa con gli artigli del drago e con un po’ di sangue di drago e un pezzo di meteorite che gli sarebbero serviti per la sua collezione.


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Il ladro

di Guendalina Pedditzi

        C’era una volta un vecchio signore che partì in un paese  lontano a bordo di un treno che trasportava merci. Stava salendo perché conosceva Steve l’uomo che lo guidava. Steve era un uomo che abitava con  la sua famiglia e aveva un cane. Il vecchio signore desiderava tanto quel cane perché aveva un potere: parlava. Un bel giorno si avvicinò a quel cane e gli disse se voleva andare con lui perché aveva un bell’osso da dargli. Lui accetto, però quando se ne accorse era troppo tardi: lo stava imbrogliando. Erano arrivati a casa del vecchio. Lui però non sapeva che Steve leggeva nel pensiero il suo cane così’ lo poté rintracciare e fece arrestare il vecchio.


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Il mostro-maiale

di Giulia Casula

        C'era una volta un uomo molto povero, ma dall' animo buono e gentile. Nel suo paese c'era molta povertà e allora partì con un suo cugino. Arrivarono in una città dove c'era molta ricchezza. Mentre camminavano, incontrarono una veggente che chiese all’uomo: “Voi dovete essere stranieri!" E l’ uomo rispose :"Stiamo cercando lavoro". La veggente allora diede all'uomo un cofanetto e disse ai due di aprirlo solo dopo essersi toccati un ginocchio per tre volte: gli avrebbe portato molta fortuna. Loro si toccarono immediatamente un ginocchio per tre volte e aprirono il cofanetto; da qui spuntò fuori una specie di genio con le ali nere che disse: “Bravi, avete ascoltato la vecchia , ora io sono libero e distruggerò la terra!” e se ne andò senza dire nient’altro. Continuarono a camminare, molto preoccupati e videro un cane che correva verso di loro. Quando arrivò vicino, disse sottovoce: “Prendete il ciondolo che ho nel collo, servirà a distruggere il mostro che avete incontrato prima, ma attenti potrete usarlo solo una volta e lo dovrete lanciare sul ginocchio del mostro. I due andarono a cercare il mostro per tutta la città e lo trovarono nei sotterranei del suo castello che stava preparando qualche strana pozione. Quando furono abbastanza vicini, lanciarono il ciondolo sul ginocchio del mostro  e lui si trasformò in un maiale. Decisero di tornare a casa anche se non avevano trovato lavoro e portarono con loro anche il maiale. Nella via del ritorno, rincontrarono il cane che li aveva aiutati e gli disse: “Grazie per aver ucciso quel mostro; molta gente ha tentato di ucciderlo, ma tutti hanno fallito sempre. In regalo vi dono questo scrigno con tanti soldi”. Loro ringraziarono il cane e ritornarono a casa loro. Come punizione per il Mostro-maiale, lo cossero al fuoco (vivo) e se lo mangiarono per cena; e da quel giorno non ebbero più problemi, perché avevano sempre lo scrigno. Poi si trovarono tutti e due una moglie e vissero felici e contenti.


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Il piccolo eroe

di Matteo Carta

        C’era una volta un piccolo bambino orfano, che abitava in Africa. Si era sempre arrangiato da solo e vagabondava molto a caccia di uccelli, con trappole in cui c’erano insetti. Decise poi di andare ad abitare in un bosco, dove aveva costruito una casetta. Lì aveva molti amici: scimmie, elefanti, zebre. Un giorno trovò un aggeggio molto tagliente: in realtà era un coltello, ma lui non lo sapeva e spesso si tagliava. Questo (il coltello) lo dirigeva verso il cibo, trascinandolo. Nel bosco si viveva abbastanza bene, ma un giorno venne ad abitare un animale molto feroce, che  tutti temevano: si chiamava Rincamani il superiore, una tigre assai malvagia. Tutti gli animali cercarono di fuggire, ma lui li azzannò, solo pochi si salvarono. Così un giorno il piccolo decise di affrontarlo. Gli uccelli che erano lì, diedero la notizia ai pochi animali vivi. Tutti andarono ad aiutare il piccolo che si trovava già di fronte alla tigre che gli diceva di rassegnarsi. Quando gli animali arrivarono, videro il combattimento già iniziato. Erano alla pari: il piccolo aveva molti graffi, ma anche la tigre fu ferita gravemente dal coltello. Così il piccolo decise di lanciarle il coltello e di ferirla a tal punto da non poter più combattere. Così fece e la colpì alla gamba sconfiggendola. Il piccolo decise di tornare al suo vecchio bosco, dove aveva costruito una capanna. La tigre diventò schiava e non osò più né toccare, né azzannare gli animali, nemmeno quelli più piccoli.


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Il piccolo stregone

di Eugenio Porru

        C’era una volta un piccolo bambino proveniente da una famiglia molto povera. Poiché sua nonna era molto malata, decise di andare a trovarla. La nonna per ringraziarlo gli diede un anello magico che poteva fare quello che lui e solo lui voleva, persino sdoppiarsi e triplicarsi. La donna gli chiese di andare sulla collina a prendere l’erba magica per la sua cura. Il ragazzo accettò volentieri. Si mise in viaggio e nella collina trovò un piccolo bambino come lui, ma era uno stregone. Subito lo stregone del male lo afferrò, ma lui grazie all’anello lo allontanò e lo incatenò. Prese la medicina chiamata “Erba miracolosa” e scese dalla collina. Lungo la strada trovò ad aspettarlo altri due stregoni. Fece sdoppiare l’anello, li incatenò e li portò con sé. Arrivato dalla nonna, le diede la cura e lei guarì. Se ne andò portando con sé i tre stregoni. Nel paese furono subito isolati in prigione. Il piccolo stregone fu da quel momento adorato come un dio.


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La mercante

di Loredana Anedda

        C‘era una volta Maria una mercante che coltivava pomodori e poi gli rivendeva. Un giorno Maria decise di partire ed andare a trovare la mamma. Allora prese un ciondolo magico con cui poteva trasformare gli umani in animali. Quando giunse a metà del viaggio, vide un pover’uomo e gli disse: “Perché sei qua?” e il vecchio rispose: “Perché mi hanno rubato il cavallo.” Allora Maria gli offrì di accompagnarlo col suo cavallo. Durante il viaggio il vecchio cercò di affogare Maria, ma non ci riuscì e lei lo trasformò in un maiale. Maria riprese il viaggio e arrivò a casa di sua mamma sana e salva. Ammazzarono il maiale e se lo mangiarono ed vissero felici e contenti.


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La cartina magica

di Chiara Ibba

        C'era una volta un uomo molto vecchio che voleva andare a cercare il figlio che non vedeva da tanto tempo. Un giorno disse alla moglie: "Io andrò a cercare nostro figlio Giacomo; se non mi vedrai arrivare entro un paio di mesi, non preoccuparti, perché io non rientrerò sino a quando non lo troverò". L'uomo partì con una piccola barchetta: dovette remare a lungo per arrivare alla prima isola. Quando scese dalla barca incontrò un marinaio che gli disse: "Tu pover'uomo, cosa ci fai qui ?". L'uomo rispose: "Sto cercando mio figlio che si chiama Giacomo; per caso lo conosci?".

"Sì, ma abita molto lontano da qui, dovresti fare tantissima strada". L'uomo fu molto contento che dopo tanto tempo poteva rivedere suo figlio e disse: "Come posso fare per andarci?". "Io ti do una cartina magica per vedere dove si trova l'isola, ma tu devi battere tre volte sul luogo dove vuoi andare e ti ritroverai nel luogo richiesto. Stai attento, in quell'isola c'è il mostro dalla coda bianca e se ti dà un colpo di coda, diventerai un asino. Per sconfiggerlo devi trovarlo e fargli bere questa pozione". L'uomo ringraziò il marinaio, salì in barca e prese la cartina magica; mise il dito per tre volte sull'isola e sparì. E si trovò sul luogo desiderato, andò a cercare il mostro dalla coda bianca. Camminando, camminando lo trovò, si avvicinò, ma il drago quando lo vide, si girò e diede un colpo di coda alla barca; l'uomo prese in fretta la cartina magica, batté col dito per tre volte e si spostò di una decina di metri. Il mostro si stava riavvicinando minaccioso, ma l'uomo gli lanciò la boccetta con la pozione. Il mostro cadde in acqua, soffocò e morì. L'uomo riprese la cartina magica batté tre volte e si trovò proprio a fianco alla casa del figlio. Bussò e quando il figlio aprì la porta, non ci poteva credere di aver ritrovato il padre; allora si abbracciarono, salirono sulla barca e con l'aiuto della cartina tornarono a casa. La famiglia tornò ad essere unita e vissero tutti felici e contenti.


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La spada magica

di Laura Cocco

        C'era una volta un uomo povero, che amava la figlia del re. Un giorno dovette partire in cerca di lavoro. Camminando, incontrò un cervo, che sapeva parlare: si chiamava Sebastian. I due parlarono e continuarono a camminare. Durante il cammino l'uomo incontrò una strega tanto cattiva che gli fece delle magie. La prima magia l'aveva trasformato in un bue, poi in un gabbiano. L'ultima magia fece scomparire il cervo. L'uomo continuò a camminare e strada facendo, vide una spada; la prese pensando di utilizzarla nel caso che la strega gli avesse fatto un'altra magia. Quando l'uomo si fermò per riposarsi, la strega si avvicinò per fargli una magia. L'uomo le diede un colpo di spada e la strega morì. L'uomo prese i suoi poteri e decise di far ritorno a casa. Fece ritornare  Sebastian all'aspetto di cervo. Quando arrivò a casa, trovò una principessa che si chiamava Morgana tanto bella e graziosa, che dopo qualche anno sposò e vissero  tutti e due felici e contenti.


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La tropicana

di Simona Cao

        C’era una volta un ragazzo che abitava in un paese dove non pioveva quasi mai, dove faceva un caldo pazzesco. Un giorno, volle andare in un luogo più fresco. Fece i bagagli e se ne andò. Quando entrò in una foresta, sentì un fresco vento che lui non aveva mai sentito. Camminò molto lentamente per godersi quel fresco da paradiso. D’un tratto, vide un uccello e gli disse di prendere una sua piuma che gli sarebbe servita per attraversare la foresta ,perché avrebbe incontrato le scimmie dispettose. Jonatan, il nome del ragazzo, prese la piuma, ringraziò l’uccello e si rimise in cammino. Dopo un lungo tragitto, si sentì della musica hawaiana. Lui si sorprese, perché era ancora nella foresta, e si sentiva della musica hawaiana. Si mise a correre e quando finì la foresta, vide una specie di chiosco chiamato la Tropicana, con tante ballerine hawaiane, con delle bibite di cocco, ananas, pompelmo ecc. con dentro il limone e sopra il limone o un ombrellino o un fiore. Si avvicinò e quando fu vicino al chiosco, sbucarono fuori due ballerine hawaiane che gli dissero: ”Benvenuto alla Tropicana” e gli misero una collana fatta di fiori. Lo misero a sedere davanti a un tavolino e gli chiesero il perché aveva attraversato la foresta e perché se n’era andato via da casa sua. Lui spiegò la situazione del suo paese e allora gli diedero una pozione fatta di frutti tropicali. Appena fu arrivato nel suo paese lo avrebbe fatto assaggiare un po’ a tutti, ma siccome non sarebbe bastato per tutti, gliene diedero 10 bottigliette. Per non pesargli troppo, gli diedero un carrello e gli venne anche comodo per mettere le valigie. Se ne andò e gli diedero anche frutti e succhi tropicali. Se ne andò, attraversò il bosco. A metà bosco incontrò le scimmie dispettose. Le scimmie, fingendosi gentili, gli offrirono un bicchiere di succo al cocco, ma appena lo bevette, diventò scemo. Ma non fu tanto scemo, da non accorgersi che quelle erano le scimmie dispettose e che gli avevano messo qualcosa nel succo di cocco. Si ricordò della piuma, la prese. Quando si accorse che c’era scritto qualcosa dietro e appena lo ebbe letto, le scimmie diventarono galline e lui le prese e le legò nel carrello. Tornò nel suo paese in tre giorni, subito diede ai suoi paesani la pozione e subito si sentì un leggero venticello. Dopo un paio di giorni, piovve e da quel giorno non ci fu più quella grande siccità e per festeggiare, si mangiarono le galline arrosto, accompagnate da patatine e verdure con succhi tropicali.


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Le avventure di Tuk

di Nicola Cocco

        Tuk è una specie di alieno creato dagli dei a testa di rapa per salvare la popolazione dei teste di carota, schiava del malvagio Flig: un grande uomo senza braccia che usa i poteri telepatici per far lavorare la gente. Tuk si mette in viaggio per andare a cercare il laboratorio dove lavorano i testa di carota. Dopo tanti anni trova il laboratorio e prima di poter entrare incontra tre spiriti che gli danno il potere di cantare melodie magiche che liberano i testa di carota dalla grande telepatia di Flig. L’eroe ora deve salvare cento uomini e il capo Carot. Tuk libera uno per uno gli schiavi e il capo. Flig arrabbiato usa la telepatia e costringe Tuk a sbattere la testa al muro. Tuk cade a terra svenuto e nel sogno vede la tribù dei testa di carota che rientrano a lavorare nel laboratorio. Tuk si sveglia e riesce a vincere la telepatia, colpendo più volte la testa di Flig al muro che esplode. Tutti i testa di carota e il capo sono salvi, Tuk si sposa con Tak e diedero al mondo due figli di nome Cric e Croc e vissero sempre felici e contenti.


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Lo scettro magico

di Simone Soru

          C’era una volta un re che viveva in un castello. Il re aveva uno scettro magico che un giorno un mago gli rubò per privarlo dei suoi poteri. A questo punto il re chiamo i cinque guerrieri più bravi del castello e diede loro l’incarico di recuperare lo scettro. Il mago intanto stava usando i poteri dello scettro per bruciare i boschi e per conquistare il mondo. Il giorno dopo i guerrieri si misero in viaggio. Arrivati nel castello del mago, incontrarono un vecchio uomo che ad un tratto si trasformò in un drago che aveva il potere di lanciare mega meteore infuocate dalla bocca. Un cavaliere andò all’attacco, solo che il drago era troppo forte per lui; il cavaliere lancio un’ascia, ma il drago non si fece sorprendere, volò in alto e lanciò una mini meteora addosso al cavaliere che muori. A questo punto lo attaccarono tutti insieme: due lanciarono le frecce infuocate, uno lanciò due asce e un altro lanciò una spada. Lo colpirono e il drago cadde a terra e morì. Grazie alla morte del drago il comandante acquisì un potere alla spada e all’armatura. I cavalieri entrarono dentro il castello e incominciarono a combattere con i cavalieri neri. Morì un arciere, però gli altri continuarono ad avanzare. Arrivati nella sala del mago, lui lanciò una sfera energetica che colpì un altro arciere che morì. Il fratello del comandante andò all’attacco, lanciò le due asce che il mago bloccò con le mani e che rilanciò. Il comandante si arrabbiò e scatenò un’onda energetica verso di lui e lo colpì.

Il mago si arrabbiò e lanciò su di lui due sfere energetiche, ma il cavaliere era stanco, privo di forze e non poteva difendersi. Lo scettro fermò le onde. Il mago si stupì; il comandante  prese lo scettro in mano e lanciò un sfera d’oro con un’energia fortissima addosso al mago che fu disintegrato. La sfera era così potente che fece esplodere il castello. Il comandante si ritrovò nel letto di casa. Il mago fu mandato negli Inferi ai lavori forzati.


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Lo stregone e la principessa

di Riccardo Mascia

        C’erano una volta una principessa e un principe che vivevano in un grande castello, con un grande giardino. Un bruttissimo giorno, con un maleficio di uno stregone, la Principessa sparì, sull’istante, il principe spaventato corse dentro il castello ad avvertire il re e la regina, spiega l’accaduto e poi si senti una voce all’interno del castello, era lo stregone della principessa e disse:” Sono lo stregone che ha rapito la principessa, avverto che se il principe non verrà nel mio castello, attraversando la “foresta nera” ammazzerò la principessa”. Il principe e tutti gli altri divennero ancora più spaventati e preoccupati. L’indomani il principe si mise in viaggio con la sua fedele spada, un po’ d’acqua e un paio di focacce. Attraversò la foresta nera; di sera si mise a mangiare qualche sua focaccia e poi riprese subito il viaggio. Strada facendo incontrò un piccolo elfo; l’elfo gli disse:” Fermati, dove vai?” Il principe rispose: ”Vengo a salvare la principessa”. L’elfo disse: ” Allora qualche aiuto ti potrebbe servire?” e il principe disse di sì.  Allora l’elfo gli diede una piccola boccetta con del liquido viola e gli disse di berne subito; il principe gli chiese prima a cosa serviva, l’elfo rispose: “Se tu pensi ad un animale, questo liquido ti trasformerà.” Il principe senza pensarci due volte, bevve la porzione e poi fece alcune prove di sicurezza. Poi disse: “Grazie alla creatura” e continuò a camminare. Camminando, camminando e camminando, finalmente arrivò al castello. Prima di entrare si mangiò un’altra focaccia, bussò alla porta e la porta si aprì lentamente. Subito tirò fuori la spada, gli arrivò un pipistrello di fronte e lo spezzò in due. Camminando in questa specie di labirinto, entrò nella cucina dello stregone e là vide la principessa che, mentre lavava i piatti, piangeva. Il principe a bassa voce disse: ”Ciao!” La principessa corse subito da lui e gli chiese se era venuto a salvarla. Il principe rispose di sì, ma quando si girò, vide lo stregone con un pugnale maledetto, che quando uccideva, prendeva l’anima della vittima. Subito il principe si ricordò del filtro. Allora fece sedere la principessa e poi caricò sullo stregone. Dopo essersi trasformato in lupo, lo morsicò con forza nella faccia; lo stregone gli diede una coltellata alla testa, così da non potersi trasformare più in lupo. Il principe non si arrese e si trasformò in una tigre. Questa volta il principe non fallì; gli diede una zampata alla nuca e lo stregone svenne. La principessa andò dalla tigre, cioè il principe e lo abbracciò. Il principe poi si trasformò in cavallo e portò lo stregone e la principessa al castello. Arrivati al castello, lo stregone si svegliò e si ritrovò seduto in una sedia regale, di fronte al Re. Lo stregone si spaventò e tentò di scappare, le guardie lo fermarono e lo riportarono dal Re. Il Re disse ai servi di preparargli una stanza per dormire, chiusa a chiave e poi di dirgli che il mattino dopo lo avrebbero impiccato. I servi lo mandarono a letto; l’indomani lo fecero uscire dalla stanza e lo fecero impiccare davanti agli occhi di tutti. Appena impiccato, dalla bocca aperta dello stregone uscirono tutte le anime delle vittime che lo stregone aveva ucciso.


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Lo stregone e il ragazzo

di Angelica Perseu

        C’era una volta un ragazzo giapponese che era di nobile famiglia. Non usciva mai dal suo palazzo perché era servito e riverito. Un giorno si stufò di restare nel suo palazzo e decise di uscire a vedere tutta la sua città, ma il padre non lo faceva uscire perché diceva che era troppo pericoloso. Allora il ragazzo scappò dalla finestra e fuggì il più lontano possibile. L’indomani mattina il ragazzo si incamminò per andare a vedere la città, ma lo videro degli amici del padre e lo riportarono a casa. Il giorno seguente il ragazzo scappò di nuovo ancora, più lontano di prima, in un bosco dove incontrò un saggio che gli diede uno specchio magico per vedere tutta la città dalla camera sua. Dopo un paio di giorni il padre del ragazzo se ne accorse e gli sequestrò il magico specchio. Allora il ragazzo ritornò dal saggio e gli raccontò tutto e così il saggio, che era uno stregone, decise di punire il padre trasformandolo in un rospo. Da allora il ragazzo volle restare sempre con il vecchio stregone.


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Luigi Muscas e l’extraterrestre

di Enrico Satta

        C’era una volta un fantasma di nome Luigi: chi gli capitava a tiro, se lo mangiava. Luigi andò in America, Europa, Asia, Polo Nord, Polo Sud, Africa e stava sterminando tutta l’umanità. Un Extraterrestre che viaggiava nello spazio, si accorse che doveva salvare la terra. Allora partì con il suo BMW volante alla ricerca di Luigi. Quando lo trovò, si mise a combattere con lui sul tetto di un palazzo: Luigi cadde giù, però sopravvisse.  Allora l’Extraterrestre sputò fuoco dalla bocca, dagli occhi, dalle mani, dai piedi, dalle gambe e dai capelli e colpì in pieno Luigi che morì e si disintegrò per sempre. L’umanità si rigenerò in tutta la Terra in un minuto, perché l’Extraterrestre aveva chiesto a sua cugina (che era una strega) di fare una magia.

Tutti gli uomini avevano festeggiato l’Extraterrestre che li aveva salvati. L’Extraterrestre tornò nella navicella BMX per girare in tutto l’universo e per farsi nuovi amici.


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uomo mascherato

di Marco Orrù

        C’era una volta un uomo mascherato di nome Gianni che era in cerca di lavoro. Strada facendo, incontrò Diego, un uomo molto potente che gli fornì il mezzo magico, per partire in Svizzera in cerca di lavoro. Andò, trovò lavoro, ma dopo un paio di giorni tornando alla casa nuova in Svizzera, si accorse che qualcuno lo seguiva. Fece finta di niente, entrò a casa, si sedette nel divano e sentì i vetri spaccarsi: era un uomo mascherato che con un colpo di coltello infilzò Gianni al braccio sinistro. Ma non si arrese, così cercò di smascherarlo e scoprì che era proprio Diego, l’uomo che gli aveva fornito il mezzo magico. Allora Gianni prese il coltello e lo infilzò per un paio di volte e cosi riuscì a cavarsela. Quindi l’antagonista rimase lì ferito in punto di morte e Gianni ritornò a casa felice e contento.


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Malvagius il terribile

di Simone Montis

        C’era una volta un terribile essere di nome Malvagius: ogni cosa che trovava a tiro la distruggeva, come era successo per i pianeti Marte e Plutone. Questa volta era puntato sulla Terra. Un giovane extraterrestre, chiamato E.T., era un abitante di Marte ed era l’unico sopravvissuto; perciò si voleva vendicare, e se ne andò a vivere nel pianeta Giove. E.T. partì verso la Terra con la sua navicella scooter. Durante il viaggio incontrò Merlino che gli donò una spada magica molto potente. Quando arrivò sul pianeta, combatté contro Malvagius; E.T. tirò fuori la spada magica e la infilò dentro il cranio di Malvagius togliendoli fuori gli occhi e il cervello. E.T. andò a trovare mago Merlino, lo ringraziò per la spada e gli chiese di far ricomparire il pianeta Marte con i suoi abitanti. Il mago lo fece ed E.T. tornò a vivere serenamente su Marte. Malvagius venne mangiato dai rinoceronti e dagli elefanti.


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Peppino e la principessa

di Nicola Locci

        C era una volta un ragazzo di nome Peppino. Un giorno camminando nella strada, incontrò un bambino che gli aveva detto che avevano rapito la principessa e se la voleva liberare, doveva superare tre prove: la prima era andare a catturare un pesce molto grande. Peppino andò a catturarlo con l’aiuto della giraffa. Peppino incontrò un signore potente che gli distrusse la barchetta e se ne andò nuotando fino alla riva, dove si costruì una barca di ferro e si rimise mise in viaggio: arrivò in una roccia, si fermo e andò sott’acqua con la fiocina. Sparò un pesce, lo tolse fuori dall’acqua; lo mise sopra la barchetta e lo portò in riva. La seconda prova era andare al castello dei vampiri a prendere un diamante molto prezioso. Il ragazzo si mise in viaggio, arrivò al castello, entrò e era pieno di tombe. Andò avanti e incontrò un vampiro che la voleva uccidere con un coltello; lui gli fece vedere la giraffa magica che aveva nella tasca dei pantaloni e uccide tutti . Trovò il diamante. Quando ritornò a casa per riportare il diamante, una vecchia gli disse che la terza prova era andare in un negozio a rubare un pacco di pastine. Peppino andò e prese il pacco di pastine, ma la negoziante lo scoprì e chiamò i carabinieri. Quando i carabinieri arrivarono, Peppino era già scappato; poi Peppino riandò e prese il pacco di pastine. Con l’aiuto della giraffa fece diventare la negoziante un gatto imbalsamato e Peppino prese il pacco di pastine. Ritornò a casa e la vecchia gli ridiede la principessa e vissero felici e contenti.


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Un principe di nome Francesco

di Maria Elena Puddu

        C'era una volta un principe di nome Francesco che, avendo un importante missione da svolgere, fu chiamato dal re Ottavio: un dragone cattivo aveva rapito sua figlia. Il giovane si mise in cammino per il castello del drago. Il giovane affaticato si sedette su una roccia; appena si stava per sedere, gli apparve una luce abbagliante. Il principe andò a vedere ed era una fata che gli disse: "Francesco, lancia nell'aria questa polverina magica che ti darò e vedrai ciò che accadrà". Francesco fece così e per magia si ritrovò davanti al drago, sguainò la spada e lo trafisse. Salvò la principessa e tornò vittorioso. Il re Ottavio lo premiò dandogli in sposa la principessa e vissero per sempre felici e contenti.


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