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Fuoriclasse Cup News 3aH Sinnai

L'importante è partecipare?

Francesca Etzi

Nello sport a livello promozionale, la frase "l'importante è partecipare", è molto frequente, soprattutto tra le squadre  che perdono. Io non so molto bene se questa frase è giusta o sbagliata anche perché sia nel basket -che facevo da piccola- sia nel calcio, che pratico ormai da tre anni nella scuola, ho quasi sempre vinto e quindi non ci ho mai creduto fino in fondo. Secondo me, non è per nulla piacevole allenarsi tante volte alla settimana per poi arrivare al giorno della partita e perderla. In un certo senso però, è anche vero che l'importante è partecipare, perché se non si tenta neanche non si può ne vincere ne perdere e quindi migliorare. L'anno scorso con la squadra di calcetto della scuola abbiamo fatto tanti allenamenti per poi arrivare in campo e dare ognuna il meglio di se, sperando nel successo. Così abbiamo vinto tutte le partite della fase regionale del torneo, ed è stato bellissimo vincere partita dopo partita, perché questo ci dava la carica per andare avanti e vincere ancora. Purtroppo però ci siamo lasciate andare nella fase interregionale (giocata a Lignano Sabbiadoro in Friuli), forse perché eravamo troppo "gasate" da tutte quelle vittorie precedenti, o forse perché proprio a Lignano si è ammalata una nostra giocatrice creando degli squilibri nel gruppo. L'unica cosa che so per certo è che per me non è stato per nulla importante partecipare, anzi in alcuni momenti avrei preferito non esserci stata, perché essendo io la prima punta il compito di segnare era il mio, ed evidentemente non ero riuscita a compiere bene il mio lavoro, e questo mi dispiaceva molto. Quindi potrei dire che in fondo in fondo, non m'interessa affatto partecipare per poi fare brutte figure e perdere, ma come ho gia detto non lo so neanche io quello che penso. Mi piace giocare per divertirmi, ma anche per vincere e avere delle soddisfazioni, grandi o piccole che siano. Forse la verità, che nessuno ammette mai, è che tutti giocano per vincere. Perdere è una cosa orribile che ti fa, appunto, sentire un incapace. I portieri per esempio, quando la squadra perde, si sentono in colpa per non aver parato i tiri decisivi; gli attaccanti, allo stesso modo, si sentono colpevoli per non essere riusciti a segnare quei goal che avrebbero fatto la differenza. Bisogna essere consapevoli però del fatto che quando si perde è la squadra che ha perso e non il singolo giocatore, lo stesso vale per le vittorie.
I miei professori-allenatori, sia quando abbiamo perso, sia quando abbiamo vinto ci hanno fatto notare le cose che non andavano, sia d'ogni singolo giocatore che dell'intera squadra. Questo con il passare del tempo (perché ci ripetono sempre le solite cose che non vogliono entrare in testa!) ci ha permesso di migliorare la tecnica di gioco, e poi chiaramente di giocare sempre meglio. Tutto questo però è solo al livello giovanile, perché nel calcio professionistico ormai si sta basando tutto sui soldi e sull'economia della squadra. In teoria quindi a quei livelli l'importante è partecipare: che si vinca o si perda i soldi arrivano lo stesso, in grande quantità, a giocatori,  allenatori e alla società. Almeno nello sport a livello giovanile si gioca ancora per la gioia di divertirsi, e si spera che questo duri ancora per molto tempo; anche se a dire la verità non mi dispiacerebbe affatto essere pagata per giocare a calcio!

Francesca Etzi