Il pane tipico di Sinnai prende diverse forme a seconda delle occasioni: "angiulis pascali "o "coccois cun s'ou" nel periodo pasquale e su "pann'e missa "per offrirlo ai defunti. La panificazione è un lavoro lungo e faticoso.

All'inizio della settimana le donne "fianta sa farra" (preparavano la farina) separandola dalla crusca. Con la farina non perfettamente smistata si faceva "su civraxu", con la semola più fina, si faceva "su moddizosu" e la crusca veniva usata come mangime per gli animali. All'acqua salata e al lievito veniva aggiunta la semola o la farina, a seconda dal pane da preparare, poi l'impasto veniva amalgamato in piccole porzioni e si procedeva la lavorazione vera e propria, tirando la pasta per fare "su coccoi", e lavorando coi pugni bagnati nella conca di terra cotta (xivedda) per su "moddizosu". A lievitazione finita il pane veniva "pesau" cioè tagliato in varie forme e "pintau" cioè decorato, e poi veniva infornato e ripulito dalla brace e dalla cenere.

Pane e cestini

Il cestino a Sinnai

La costruzione dei cestini risale all'età nuragica e tuttora viene tramandato di generazione in generazione. L'artigianato della cestineria Sinnaese si differenzia da quello di altri paesi per le sue forme e dimensioni ma anche per il materiale con cui viene costruito, cioè il fieno e il giunco. Infatti Sinnai viene definita una delle capitali del cestino sardo. I cestini Sinnaesi vengono

abbelliti con lanette rosse (scralluttu) o nero (pannu nieddu), con il centro di broccato (impanna) o damasco (indrollus). Queste decorazioni possono rappresentare fiori, cervi, uccelli, stelle, ghirlande, ecc. Questi canestri hanno diversi nomi a seconda della forma e della dimensione: canestri (canisteddus), canestri piccoli (pallineddas), corbule (crobis), corbelle (crobedas) cofaneddu (cofinus) e crivelli (ciuliris). In "sa domu de su stresciu de fenu "venivano fatti i cestini e gli utensili di fieno. Molte donne facevano i cestini per tenerli in casa ma molte altre persone li costruivano per venderli e andavano in giro per le strade e venivano chiamati "i zius de stresciu de fenu".

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