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LE INTERVISTE

Non sono mancate le interviste ad alcuni cittadini di Sinnai svolte in classe e rivolte ai signori M. Olla, A. Concas, G. Puggioni, G. Pireddu.

La signora M. Olla ci ha illustrato la figura di alcuni banditori che hanno esercitato a Sinnai verso la metà del Novecento, li ha descritti come persone semplici, di corporatura esile e voce squillante. Davano gli annunci solo in lingua sarda perché nota a tutti anche a coloro che parlando normalmente in casa la lingua sarda e avendo frequentato poco niente la scuola e non conoscevano l’italiano, lo stesso banditore aveva solitamente scarsa conoscenza della lingua italiana. Ha descritto alcuni tratti del percorso del banditore è ha tenuto a precisare che gli avvisi di funerali e trigesimi erano riservati ad un’altra figura, una donna.

La signora Olla ha gentilmente lasciato una pagina da lei scritta che racconta poeticamente la figura del gridatore di Sinnai.

 

La signora Concas ha descritto più diffusamente la vita e la scuola negli anni della sua infanzia, si è anche soffermata a descrivere alcune botteghe e gli spazi fra via Colletta e via Diaz dove sistemavano il pesce in vendita i pescatori provenienti da Cagliari. I pescatori spesso commissionavano al gridatore locale la promozione dei loro prodotti che si esprimeva nei termini di "giarretu femminedda a …, cavalla frisca …".

 

Signor Puggioni, il più giovane degli intervistati in classe, ha descritto con ricchezza di particolari i pozzi e le fontane presenti nell’abitato e nella periferia dello stesso, gli orti e le aie presenti nei luoghi in cui oggi si è sviluppato l’abitato. Queste descrizioni ci ha aiutato notevolmente a ri delimitare gli spazi ed i percorsi del gridatore. L’intervistato ha descritto brevemente il tracciato seguito dal gridatore nelle vicinanze di Piazza Scuole, allora periferia dell’abitato, attraverso i suoi ricordi di bambino.

Signor Puggioni, vista la prossimità dell’intervista alla settimana delle palme, ci ha cortesemente accompagnato attraverso la tradizione dell’intreccio delle palme realizzando per noi in classe alcuni esempi di intreccio.

 

Nonno Pireddu, intervistato nel mese di maggio, ha descritto ancora il paese e i suoi scorci, indicando tratti del percorso del gridatore e descrivendo alcuni di questi "professionisti della comunicazione verbale", la lingua utilizzata e qualcuna di quelle comunicazioni che solitamente si aprivano con "Si ‘etta custu bandu" .

 

 

 

SU INTERNET

 

 

La nostra ricerca si estesa anche su internet dove oltre l’immagine di un ultimo banditore del paese di Senorbì, ancora vivente e vera miniera di informazioni sulla professione, abbiamo trovato dei riferimenti ad una commedia dal titolo "Bandidori" di Efisio Vincenzo Melis.

Bandidori

Commedia in tre atti

Efisio Vincenzo Melis

Scritta nel periodo finale della Grande Guerra, la commedia è ambientata a Guamaggiore, paese della Trexenta: più che su una vicenda si basa, e basa soprattutto la comicità che la pervade, sull'incontro-scontro tra sardo ed italiano, dal quale nascono malintesi ed equivoci. Al centro il banditore Battumeu, a momenti maschera fissamente comica, a momenti vero e proprio personaggio.

Sempre da internet proviene una poesia di Antonio Mura Ena

Tuttavia per noi è stato veramente significativo rintracciare sul web una descrizione della professione del banditore fatta da un nostro bene merito cittadino, Romano Asuni, giornalista e scrittore, attualmente residente a Milano, ma sempre capace di narrare il proprio paese con affetto e ricchezza di dettagli.

Su bandidori, il giornale del mattino

 

Su bandidori era l’equivalente di ciò che è oggi il giornale del mattino, il gazzettino per chi ascolta le radio locali, insomma il notiziario. Ma era anche un uomo che girava per le strade con una trombetta e comunicava a chi voleva sentire le novità del paese. Cominciava dalla periferia, dove solitamente ci si sveglia prima, gli altri potevano aspettare. Di lì risaliva, percorrendo il paese a cerchi concentrici, fino a quando, verso mezzogiorno, si avviava con la sua trombetta sotto braccio verso la porta del Municipio per rendere conto del lavoro fatto e attendere nuove disposizioni, magari per l’indomani.
   Ma Mimino, "su bandidori", non era un dipendente comunale, come molti credevano, anzi quello era uno dei suoi motivi di contrasto furioso con Amundu, Raimondo, il messo comunale, al quale rinfacciava spesso la vita comoda e lo stipendio sicuro. Lui no, doveva presentarsi ogni mattina, piovesse o si annunciasse una giornata di gran caldo, un’ora prima dell’apertura degli uffici e prendere, proprio dall’odiato Amundu, le disposizioni. Che consistevano nell’annuncio di un consiglio comunale, nella nuova nomina del capitano dei barracelli, com’erano chiamate le guardie campestri, dell’inizio dei lavori per la nuova gradinata della chiesa e via di questo passo. Ma prese le disposizioni veniva il bello: bisognava ricordarle. Di prendere appunti non si parlava neppure, Mimino era un analfabeta puro, di quelli cioè che non hanno mai pensato, neppure in sogno, di prendere un libro o una matita in mano. Per cui qualche volta i suoi bandi facevano un po’ di confusione, ma la gente rideva e capiva lo stesso.
Ma se con le lettere Mimino aveva qualche problema, con la matematica invece se la cavava meglio. E poiché i pochi soldi del Comune non gli bastavano mai decise che avrebbe affrontato la libera professione. Così si recò in Comune, accertò che per lui non ci sarebbero state speranze di assunzione in alcun caso e al vice sindaco che lo aveva accolto con un filo d’ironia e condiscendenza chiese a bruciapelo: "Ma allora, posso fare anche altri lavori?". L’altro rise: "Fai quello che ti pare, purché non vada a rubare".
   Allora non c’erano sindacati né contratti di lavoro, per cui Mimino, che era a modo suo un co.co.co. ante litteram, si cautelò con due testimoni. Per qualche giorno lo videro girare per negozi e macellerie e il sabato mattina compresero perché. Certo, la sera ci sarebbe stato il consiglio comunale, pepééééé la trombetta, certo l’acqua sarebbe mancata per due ore nel pomeriggio, pepéééééé, ma la carne appena macellata si trovava da Ignazio, che oggi aveva deciso prezzi speciali e martedì, quando arrivavano i pescatori, il pesce più fresco lo avrebbe portato Efisio, quello di Sant’Elia. E il giorno dopo stupì tutti con le stoffe di zia Giovannina e il vino della cantina di Dario. E andò avanti così, per settimane, fin quando non gli fecero uno scherzo.
   "E’ morto su bandidori , è morto!", gridò un ragazzo in bicicletta. Era morto davvero, ma
era un altro, un vecchio sordomuto che chiamavano così perché la gente è cattiva. Lo presero in giro per una settimana chiamandolo resuscitato, poi Mimino sparì e anche in Municipio dissero che avevano perduto un "cosciente collaboratore". Quando un paesano lo ritrovò sei mesi dopo, per caso, aveva aperto un lussuoso negozio di scarpe in un altro paese, con i soldi guadagnati andando in giro per i paesi intorno con la sua trombetta. Era il 1949, Berlusconi aveva 13 anni

Romano Asuni, giornalista professionista, è nato in Sardegna da dove si è poi trasferito a Milano ai periodici del Corriere della Sera. Ha lavorato al quotidiano "L'Unione Sarda" di Cagliari, ad "Amica", la "Domenica del Corriere", il "Corriere d'Informazione" e ha diretto "Salve", il mensile di medicina e salute della RCS.
Fra i libri già pubblicati, "Prima pagina" e "La parabola" ; "Gli sdrogati" e "Mamma eroina"; "Il libro del cuore" con Gaetano Azzolina; "Caro Fanfani".

 

 

 

 

RICERCHE NELL’ARCHIVIO DEL COMUNE DI SINNAI

Dalle ricerche d’archivio sono riapparsi i nomi dei banditori di Sinnai, i documenti pertinenti la loro professione sono ordinatamente disposti in cartelle che riportano i nominativi del personale salariato per mansioni prestate alla pubblica amministrazione. Fra i grdatori di Sinnai sono riportati i seguenti nomi:

Lecca Salvatore, gridatore a Sinnai nel 1922;

Gulleri Amatore, gridatore a Sinnai nel 1923;

Laconi Cosimo, gridatore a Sinnai nel 1946;

Tolu Angelo, gridatore a Sinnai ottobre 1946-novembre1955;

Pireddu Giovanni, da novembre 1955;

Mallocci Raffaele, da aprile 1956.

 

 

 

Si sono così concluse per questo anno scolastico le nostre interviste ma ancora resta da esercitarsi con la trombetta ed il corno del banditore perché gli si possa utilizzare con professionalità durante la visita guidata per le vie del paese, già predisposta su cartaceo.

 

 

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