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DAL MEDIOEVO ALL’ETA’ MODERNA

La Sardegna rimase sotto il controllo dell’Impero di Bisanzio dal 534, anno in cui i bizantini riuscirono a sottrarre l’isola ai vandali, fino ad un momento in cui, fattisi sempre più sporadici i contatti con la capitale, si avviò uno spontaneo processo di emancipazione del governo locale che in una data indicata attorno al 900 dal Solmi e attorno al 1000 dal Besta raggiunse una sua autonomia.

A Sinnai la presenza bizantina è testimoniata dal culto dei santi della tradizione religiosa cristiana orientale. La stessa patrona della cittadina è Santa Barbara di Nicomedia, nella Bitinia. Fortemente radicato nella cultura locale è anche il culto dei Santi medici Cosma e Damiano e chiesette campestri furono dedicate al culto di San Basilio e San Gregorio Nazianzeno, presso le omonime località al Km 20 e Km 27 della S.S. 125. A Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, è dedicata una delle chiesette campestri più antiche presenti nel territorio comunale.

Durante il periodo giudicale e pisano Sinnai appartienne al giudicato di Cagliari essendo inserita nella vasta curatoria del Campidano.

Sinnai confinava con numerosi centri ancora esistenti e numerose altre ville floride e popolate fino al XV secolo, quando una serie di fattori storici, socio-economici (forti tassazioni e periodiche carestie) e igienico-sanitari (epidemie) comportò un progressivo spopolamento ed il successivo abbandono dei villaggi il cui territorio fu unito a quello degli abitati superstiti.

La successiva presenza, a partire dal 1016, delle città di Pisa e Genova sul territorio sardo e l’apertura alla cultura occidentale portò, per iniziativa degli stessi giudici, a generose concessioni in favore di molti ordini monastici. In particolare i monaci Vittorini, sostenuti con numerose e ricche donazioni dai giudici sardi, acquisirono rapidamente vastissime proprietà dove avviarono un profondo risveglio culturale e incrementarono il benessere materiale delle popolazioni locali grazie alle innovazioni apportate nell’organizzazione dello sfruttamento agricolo delle terre.

Alla presenza vittorina nel giudicato di Cagliari si connette la più antica citazione di Sinnai, questa è infatti contenuta nella Carta sarda dell’Abbazia di San Vittore di Marsiglia, dove è documentata la donazione da parte del giudice di Cagliari, Costantino Salusio III, alla chiesa di San Saturno di Cagliari di terre coltivabili e poderi tra cui il "paniliu de Sìnnai" (il termine paniliu indica il diritto esercitato dal proprietario sui "liberos de paniliu" che, pur affrancati dal servaggio e pur potendo prestare altrove la propria attività lavorativa, rimanevano legati al fondo di appartenenza). Il villaggio sorgeva probabilmente nei pressi dell’attuale Funtana Olia dove ancora si conservano le tracce di un’antica chiesetta o cappella dedicata a Santu Saurru, San Saturno. La Carta marsigliese, risalente alla fine del XI secolo, è scritta in caratteri greci che trascrivono una lingua volgare sardo–campidanese.

 

LA CARTA SARDA DAI CARATTERI GRECI

Il manoscritto è conservato negli Archivi Dipartimentali delle Bocche del Rodano, Serie H, Abbazia di San Vittore, a Marsiglia.

Trovato da M. Blancard, il documento fu fatto conoscere da M.K. Wescher nel 1874. Nel 1894 la carta fu ripresa dallo studioso tedesco O. Schultz, che ne fece un’accurata analisi glottologia e la datò agli anni del giudicato di Costantino salusio III, tra il 1089 ed il 1103.

Particolarmente significativo è il fatto che nella stesura del documento sia stato impiegato l’alfabeto greco e non quello latino. La lingua del testo è invece il risultato di un’evoluzione locale della lingua latina e rappresenta una delle più antiche testimonianze del volgare campidanese. Il Comune di Sinnai possiede attualmente la fotografia di un facsimile, risulta di difficile lettura sia il testo originario sia il microfilm in possesso dell’Università di Cagliari.

Non sempre il possesso dei beni era pacifico come dimostra una seconda carta di San Vittore di Marsiglia del 1190 che riporta la conclusione di una controversia sorta tra i monaci e gli abitanti della villa di Mara per l’uso dei salti di Siruxi, appartenenti alla villa di Magia. La causa fu decisa in favore del priore di San Saturno di Cagliari, Raimondo.

Con la conquista aragonese della Sardegna la permanenza dei Vittorini nell’isola si fece sempre più precaria.

I Vittorini rimasero a Sinnai almeno fino al 1338, come è attestato dall’elenco delle domestie (vasti poderi razionalmente messi a coltura e provvisti di casa colonica) appartenenti all’ordine.

I Vittoriani erano presenti anche nella vicina villa di Segossini possedevano la domestica di "Gibe de Cinis" e una vigna.

La conquista aragonese dell’isola, a partire dal 1324, incise profondamente sull’assetto sociale ed economico con l’inserimento del modello feudale determinando una svolta della storia locale e condizionando pesantemente il futuro di tutta la Sardegna. Il disagio e la sofferenza delle popolazioni locali era reso palese dai dati relativi al continuo decremento demografico.

Sinnai fu assegnata in feudo a Berengario Carròz al quale erano state attribuite, oltre il castello di San Michele presso Cagliari, anche le ville di Salarhius, Sestu, Palma, Settimo, Sennuri, Ceoera, Sionis, Geremeas, Villanova di San Basilio. Tra i villaggi infeudati al Carròz non figurava Segossini, vicina a Sinnai, assegnata invece a Pietro di San Clemente, gli Ollemar subentravano più ad est verso il villaggio di Mara.

La convivenza fra i feudatari non fu sempre pacifica ed il duca di San Clemente ricorse al sovrano essendo sorto un contenzioso fra lui ed il Carròz a causa della mancanza di una chiara linea di demarcazione fra la villa di Sinnai e la vicina Segossini. Tale situazione si risolse rapidamente con il passaggio di Segossini al Carròz e l’unione delle due ville.

Durante la dominazione aragonese nel territorio attorno a Sinnai iniziò il massiccio spopolamento che ebbe come conseguenza la scomparsa di centri come Figuerga, Sinni, Corongiu, Sirigargiu, Villanova San Basilio, Fenuga, Sicci, Separassiu, Santa Maria di Paradiso, Geremeas ed altri.

L’abbandono di questi centri produsse conseguenze rovinose per le attività agricole. All’agricoltura si sostituiva sempre più la pastorizia, meno colpita rispetto all’agricoltura dalle imposizioni fiscali e tributarie feudali ed ecclesiastiche.

Il conte Berengario Carròz, omonimo discendente del nobile che partecipò alla conquista della Sardegna, tentò di rimediare a questa situazione e concesse nel 1416 dei "capitoli di grazia" a favore dei vassalli della Baronia di San Michele che allora era giunta a comprendere anche la vicine ville di Mara, Calagonis e Settimo.

L’utilizzo dei salti delle ville abbandonate, unitamente alla definizione dei nuovi limiti giurisdizionali del territorio, rappresentò un problema che si trascinò per secoli non senza conflitti fra i villaggi vicini. Fu così per Sinnai e Mara che ebbero in concessione a "promiscua" i terreni delle ville spopolate.

Dinamiche differenti determinarono la ripartizione dei terreni collinari e montani tra i villaggi, in particolare la capacità di controllo degli stessi da parte delle famiglie dedite alla pastorizia, per la maggior parte provenienti da Sinnai.

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