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Laboratorio classe 1aG

Merlino:
dalla magia alla scienza

2009-10

prof.sse Alessandra Usai, Simonetta Pau, Patrizia Mamberti

INTRODUZIONE

Merlino

Preferisco le grandi querce frondose

Le alte cime e le lande verdeggianti che si stendono ai loro piedi

Questo mi piace

La foresta di Kelyddon ricca di noci

Sarà la dimora che prediligerò sopra ogni altra.

L'avaro brama una ricompensa

L'avaro non pensa che a possedere

Quello che hanno non basta loro

A me bastano le ghiande dell'amena Keliddon

Le chiare sorgenti

Che fluiscono attraverso i prati odorosi

I doni vanno bene per l'avaro

In quanto a me

Non possono comperarmi

La libertà

Sono le mie valli boscose!

(Vita Merlini)

 

  Dalla magia alla scienza

 Il mito, la leggenda e le arti magiche.

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Attività laboratoriale di recupero e potenziamento

Tempi: il giovedì  nel tempo prolungato dalle 14.30 alle 16.30

Ambiti disciplinari: Italiano Matematica Scienze Storia Informatica

Attività manuali: realizzazione grafica delle immagini e realizzazione di castello medioevale con materiale riciclato

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Inizia qui il nostro viaggio nel magico mondo della scienza.

 

Il mito la leggenda e le arti magiche

 

La nascita della scienza è stata lenta, incerta e difficoltosa . I nostri antenati provarono e sentirono il bisogno di capire la natura attraverso l’interpretazione magica,di conoscere il perché dei fenomeni naturali . La scarsa conoscenza che essi avevano del mondo gli spinse a creare miti e leggende . Gli antichi greci infatti credevano che fosse il dio Giove a scagliare i fulmini sulla terra . La cultura greca elaborò nel corso del tempo un enorme qualità di racconti mitologici tuoi quali il diluvio universale, il furto del fuoco da parte di Prometeo; e quelli in cui sono narrate le imprese di Ercole oppure quello di Orfeo e di Euridice in cui si affronta il problema dell’amore, della morte e dell’importanza dell’arte. Ancora oggi , presso alcune tribù primitive, i così detti “stregoni” impersonano l’uomo di scienza; con le loro “magie” curano gli ammalati e interpretano e cercano di  modificare i fenomeni naturali.

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 Due antiche civiltà

 

Una prima “vera scienza” nasce presso due antiche civiltà, quella dei Sumeri e quella degli Egizi. Iniziò infatti con questi due popoli lo studio dell’astronomia, dell’anatomia umana e anche della medicina. Ben presto l’uomo non si accontentò più di osservare fatti e fenomeni solo per risolvere problemi pratici , ma sentì l’esigenza di dare delle spiegazioni a tutti i fenomeni che osservava. Infatti   già gli antichi Egizi e i Fenici conoscevano le tecniche per fondere i metalli, per fabbricare il vetro e per ottenere sostanze coloranti da vegetali e animali.

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L’origine dell’alchimia

L'Alchimia è una scienza tradizionale le cui origini risalgono all'antico Egitto.Nella cultura mediterranea fu considerato fondatore dell’alchimia Ermete Tenegisto. All’epoca dell’antico Egitto Ermete fu spesso identificato con una divinità che possedeva la conoscenza di tutte le arti e le scienze sacre e segrete della mummificazione dei morti. .  Ma l’intuizione alchemica di base risiede in una visione cosmologica che vede i metalli  collegati al cielo e ai pianeti . I miti e i simboli dell’alchimia sono sempre stati correlati principalmente alla purificazione dei metalli, secondo il principio detto “dissolvi e solidifica” principio utile anche per produzione di collanti, di profumi, di medicamenti e arti mediche già sviluppate all’epoca delle antiche popolazioni Assiro-Babilonesi.

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 Alla base della teoria alchemica c'è il principio della trasformazione dei metalli vili in oro attraverso la pietra filosofale. Gli alchimisti ritenevano che se fosse stata scoperta la “pietra filosofale” , cioè il segreto della purificazione dei metalli,ciò avrebbe permesso di trasformare tutti i metalli in oro puro perché, l’oro, era considerato non soggetto al decadimento del tempo. I due principi fondamentali sono lo Zolfo (simbolo del maschile) ed il Mercurio (simbolo del femminile). Si noti che si partiva sempre dal Mercurio e gli alchimisti nulla sapevano della Chimica moderna: il Mercurio ha numero atomico 80 e l'Oro 79, cioè ora noi sappiamo che basterebbe togliere un protone dall'atomo di Mercurio per trasformarlo in Oro. L'opera alchemica veniva compiuta in gran segreto nel forno alchemico, chiamato Atanor. Il risultato finale era la Pietra Filosofale.

 

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 Queste donne riccamente vestite e ingioiellate, si sistemano sul capo dei contenitori di grasso profumato. Col calore il grasso si scioglie profumando l’ambiente.

 

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l'Alchimia greco-alessandrina

Dall'Alchimia egizia sono derivate l'Alchimia greco-alessandrina, cinese, indiana, islamica e le grandi società segrete alchemiche dell'Europa  medioevale. Le prime teorie che tentarono di spiegare la struttura della materia risalgono ai filosofi greci per i quali la scienza e la religione sono ben distinte.      Intorno al 600-500 a.C. , in Grecia, i primi naturalisti cercarono di dare una risposta alle domande sulla costituzione della materia; tra questi sono famosi Empedocle e Aristotele che sostenevano la teoria secondo la quale la materia doveva essere formata da quattro elementi essenziali: aria, acqua, terra e fuoco. Questi ultimi mescolandosi tra loro avrebbero dato origine a tutte le sostanze. Un altro  filosofo greco, Democrito, ebbe invece l’intuizione che la materia fosse costituita da atomi, cioè particelle piccolissime, diverse per forme e grandezza in continuo movimento. In seguito agli influssi egizi sulla cultura greca portarono alla nascita dell’alchimia, un’antica pratica protoscientifica  che fu una prima forma di scienza che combinava elementi di chimica, fisica, astrologia, arte, metallurgia, medicina e religione.      

 

 

La tecnica e scienza in Grecia

 

Quando i greci uscirono dal periodo di crisi “dei secoli bui “, nell’ottavo secolo a.C. essi conoscevano la lavorazione del ferro e l’alfabeto. Quanto al ferro già sappiamo che la sua lavorazione fu conosciuta inseguito all’invasione degli Ittiti nell’Asia minore , tra il 1400 e il 1200 a.C. Quando il loro impero si sfaldò, la tecnologia del ferro si diffuse nelle isole dell’Egeo, e giunse fino al Norico (attuale Austria). Qui furono scoperti i ricchi giacimenti d ferro , accanto a miniere di estensione mai viste. Nacquero quelle che per lungo tempo furono  le più grandi officine europee per la lavorazione del ferro. La tecnologia del ferro giunse in Grecia solo alla fine dell’ottavo secolo : ma per un certo periodo il ferro fu ancora considerato un metallo prezioso . Nell’ Iliade si parla di bocce di ferro come dei premi che vengono attribuiti ai vincitori delle gare più impegnative.

 

 

C:\Users\Simona\Pictures\img017.jpg .C:\Users\Simona\Pictures\img015.jpg

 Nascevano nuovi strumenti , come le forbici per tosare le pecore, utilizzante anche dal barbiere e dal sarto, o come le incudini e tenaglie del fabbro. Anche gli strumenti che prima erano in bronzo , se costruiti in ferro diventavano più economici e più duraturi . IL ferro era infatti assai più resistente del bronzo. Ma se il ferro presentava tanti vantaggi , perché la sua lavorazione fu l’ ultima ad  essere scoperta nelle fucine dei fabbri? La risposta è semplice : perché le operazioni per ricavare il ferro sono cosi complicate solo un caso fortunato potè condurre alla sua scoperta . I forni che gli antichi usavano per fondere il bronzo , non raggiungevano temperature sufficienti a fondere il ferro. IL minerale di ferro deve essere caduto per caso in uno di questi forni e qualche fabbro deve aver provato a martellare quell’ materiale, riscaldandolo più volte nel forno per mantenerlo malleabile .Quando la conoscenza di questa tecnica si diffuse , molti la impararono , e il mestiere del fabbro divenne tra i più popolari , pronto a soddisfare le esigenze degli artigiani , dei contadini e dei soldati.

 

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La meccanica nell'antica Grecia

 

In Grecia le prime macchine furono inventate, per creare effetti meravigliosi e sorprendenti, che divertissero gli uomini liberi. La carrucola per esempio, semplice ma utilissima, rotelle sospesa sulla quale scorre una corda, che ancora oggi i muratori usano per sollevare i secchi di cemento, fu usata dai Greci per ottenere effetti teatrali, per esempio calare dall’ alto sulla scena un’ attore che impersonava una divinità.   Meccanismi ben più complessi furono inventati nell’ II secolo a.C. da Erone, uno scienziato del museo di Alessandria d’ Egitto. Erone chiamava le sue macchine “automi”, perché si muovevano da soli, senza la forza del uomo o degli animali. In realtà Erone aveva scoperto la possibilità di trasformare in movimento la forza del vapore. L’ eolipila la stupefacente macchina a vapore di Erone. In questa macchina il fuoco fa evaporare l’ acqua e il vapore uscendo dalla sfera, la fa muovere velocemente. Questo principio venne “riscoperto” secondo secolo fa nell’ invenzione della macchina a vapore in quei tempi invece Erone la utilizzava per l creazione di giocattoli aveva un effetto stupefacente l’ apertura delle porte de tempio grazie all’ accensione del fuoco utilizzando una serie di carrucole grazie alla dilatazione  dell’ aria riscaldata faceva scorrere le funi collegate alle porte del tempio. In un solo campo i Greci finirono per ammettere ‘ utilità delle macchine da guerra. Per concludere questo discorso bisogna far notare che il l’ atteggiamento dei romani nei confronti delle macchine fu (specialmente in età imperiale) diverso da quello dei Greci. Non perché i Romani fossero inventari ma perché erano più pratici. Sviluppando conoscenze ch provenivano dal mondo greco i romani utilizzavano per esempio largamente  macchine per sollevare pesi (il termine “gru” deriva dal latino “grus”). Una combinazione di carrucole rendeva possibile svolgere lavori che, con la sola forza umana, non si sarebbero mai portate a termine. Il “motore” di queste macchine era pur sempre l’ uomo o meglio gli uomini, che chiusi in una specie di grande ruota, camminando facevano muovere gli ingranaggi. Nel tardo impero i romani progettarono per far muovere le macchine da qualche altra forma di energia che non fosse quella dell’ uomo o degli animali. La mano d’ opera infatti cominciava a scarseggiare . Anche gli animali potevano svolgere un lavoro molto limitato perché non era stato ancor trovato un modo adeguato di attaccarli al traino. Dato la situazione non stupisce per tanto che i romani abbiano pensato di utilizzare l energia dell’ acqua corrente per un lavoro estremamente faticoso come la macinatura del grano. Naquero così i primi mulini ad acqua (VI secolo d.C.)

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La geometria e l’astronomia  nell’antica Grecia.

 

La diffusione della scrittura alfabetica  ebbe un effetto importante sulla cultura greca ,determinando un nuovo tipo di sapere . I maestri di questo nuovo sapere erano filosofi di cui abbiamo già parlato. I filosofi cercavano di spiegare la natura non più con i miti della religione ,ma con la ragione. Uno dei più antichi filosofi Greci, Talete(vissuto nel sesto se colo a.C.), pensava che ogni cosa derivasse dall’acqua. In alcuni campi i primi filosofi raggiunsero conoscenze veramente scientifiche, che sono valide ancora oggi. Ciò accadde nell’aritmetica e nella geometria: si tratta di discipline che richiedono  soltanto tanta riflessione e una buona capacità di ragionamento. Vi siete mai chiesti perché la tavola pitagorica si chiama così? In onore del primo grande matematico Greco, Pitagora, Che fondò la sua scuola in Calabria nel VI secolo a.C.. Il teorema di Pitagora relativo ai triangoli è la più famosa delle sue scoperte.

Nel terzo secolo a.C. visse il grande matematico Euclide che lavorava presso il museo di Alessandria d’Egitto.

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Nel VI  secolo a.C così veniva rappresentata la Terra che si pensava fosse piatta

Le conoscenze geometriche e matematiche consentivano ai Greci di realizzare notevoli progressi anche nell’astronomia. L’osservazione delle stelle e dei pianeti era stata coltivata dagli uomini fin dai tempi più antichi. I sacerdoti Babilonesi sostenevano che le stelle esercitavano un’influenza sulla vita degli uomini. Attraverso l’osservazione del cielo si fecero importanti scoperte astronomiche. I Babilonesi e gli Egiziani,  per esempio, sapevano prevedere le Eclissi del Sole e della Luna. In Grecia iniziarono ad occuparsi di Astronomia non soltanto gli Astrologi, ma anche gli Scienziati. Essi però costruirono le loro teorie astronomiche su una convinzione  sbagliate: pensavano che la Terra fosse al centro del Universo, e  che i pianeti ruotassero attorno, trasportati da un’insieme di sfere concentriche che si trasmettevano in movimento a vicenda. Un notevole passo avanti fu realizzato in epoca ellenistica (terzo secolo a.C.) dagli scienziati del museo di Alessandria uno di essi, Aristarco di Samo trovò un metodo per misurare la grandezza del Sole e si accorse che è molto più grande della Terra. Aristarco fu il primo scienziato a pensare che fosse il Sole e non la Terra, il centro dell’Universo.. Anche Eratostene, un altro astronomo di Alessandria d’Egitto, pensava che la Terra girasse attorno al Sole. Eratostene con un metodo geometrico, riuscì a misurare la circonferenza della Terra. Però non fu dello stesso parere l’ultimo grande astronomo Alessandrino Tolomeo (secondo secolo d.C.):e poi  che il suo trattato di astronomia fu considerato per molti i secoli un’opera valida per 1400 anni, sino ai tempi di Copernico e di Galilei, si continuò a credere che il Sole girasse intorno alla Terra. Questa credenza, che era confermata anche dalla Bibbia, si chiama sistema geocentrico o, dal nome dell’astronomo alessandrino, tolemaico.

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Sistema geocentrico o tolemaico


 

Il  sapere  degli Arabi

 Nei secoli ottavo e nono la cultura araba raggiunse il suo massimo splendore. L’immenso impero Arabo veniva ad occupare terre che erano state sedi di antiche civiltà:da quella persiana a quella Egiziana , da quella greca dell’Asia minore a quella mesopotamica , a quelle ebraiche e cristiane .Proprio a Baghdad un astronomo indiano comunicò agli Arabi un’invenzione di importanza incalcolabile : si trattava di quelli che noi chiamiamo impropriamente numeri arabi, cioè di quei 10 semplici simboli coi quali facciamo quotidianamente uso. Sono due gli aspetti rivoluzionali di questa invenzione: la possibilità di trascrivere qualunque  numero, piccolo o grande solo quei 10 C:\Users\Simona\Pictures\le origini 5.jpgsimboli che assumono valore diverso a seconda del posto che occupano(unità, decine e centinaia). Un grande matematico arabo adottò i nuovi simboli in un famoso trattato il cui titolo” Al Giabr “diede luogo al termine “algebra”. Il ramo della matematica che studia le più complesse operazioni. In secondo luogo, l’introduzione dello zero, un numero utilissimo. Soltanto all’ inizio del 1200, un commerciante pisano, Leonardo Fibonacci  portò in Europa l’uso dei numeri arabi.

 

 

L'alchimia Araba

 

 

Eccellenti nella matematica, nell'astronomia e nell'astrologia, gli Arabi avevano anche un'altra grande passione: l'alchimia. A metà tra la scienza, la magia e la filosofia, questa disciplina derivava agli Arabi da traduzioni Egiziane, Greche, Persiane e Indiane. L'interesse Arabo per la scienza alchemica, derivava da alcune sconfitte subite a causa del “fuoco greco” preparata da un certo Callinico, che aveva incendiato la flotta araba. Sino al 1100 l'alchimia fu in mano araba e molti termini hanno origine araba, come: Alambicco, Alcalino, Nafta, Alcool, Zirconio. Anche l'alchimia Araba aveva due scopi principali: il primo consisteva nel cercare una sostanza speciale, “la pietra filosofale” (in Arabo Al-Kimya), che avrebbe dovuto trasformare tutti i metalli comuni in oro purissimo. Il secondo scopo consisteva nel preparare l'elisir di lunga vita che avrebbe dovuto assicurare all'uomo immortalità. Gli alchimisti Arabi esaminavano le varie sostanze, le pestavano, e le miscelavano nei mortai, le cuocevano nei forni, le distillavano negli alambicchi, le combinavano, le separavano, le sperimentavano sull'uomo. Alcune di queste sostanze studiate molti secoli più tardi dalla chimica, iniziarono allora a essere conosciute. Le conoscenze chimiche degli Arabi avevano utili applicazioni pratiche: ricordiamo che sono stati gli Arabi a distillare per primi l'alcool (in Arabo Al- Kuhl) e a utilizzarlo per scopi medici. Inoltre essi (Arabi)   realizzarono un' invenzione della quale oggi non sapremo più farne a meno: il sapone, per cui la composizione utilizzavano olio d'oliva e carbonato di sodio (ricavato dalle ceneri fuse ricavate di piccoli arbusti) con l'aggiunta di essenze profumate. D'altronde anche i Greci e i Romani si lavavano con l'olio d'oliva; ma se occorreva una pulitura più energica, all'olio d'oliva si aggiungeva la crusca oppure sabbia o polvere di pomice. Un altro alchimista Persiano conosciuto in seguito con il nome di Avicenna, nei suoi studi descrisse l'uso del gesso per le fratture.

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L’Alchimia nel Medioevo

 

La data in cui si stabilisce l’ ingresso dell’ Alchimia nel Medioevo è il 1144, data in cui compare in Europa la traduzione latina del Marienus. Con le Crociate gli europei si impadronirono delle conoscenze arabe. Verso la metà del XII secolo l’ uomo si afferma come un artigiano che trasforma e crea . La nuova disciplina Alchemica è accolta con entusiasmo e interesse : alla fine del XII secolo alle traduzioni dall’ Arabo si affiancano opere composte in latino dai nuovi e numerosi alchimisti . Il primo alchimista europeo fu Alberto Magno che nei vari esperimenti descritti nei suoi testi trattò l’arsenico con molta chiarezza. Contemporaneamente apparve sulla scena inglese Ruggero baffone fautore della applicazione matematica agli studi scientifici. L’ Alchimia è una scienza anche per gli europei , una scienza nuova che contiene molte informazioni che permettono di conoscere meglio la natura. I più importanti risultati dell’ alchimia medievale furono la descrizione dell’ acido solforico e la preparazione dell’acido nitrico, concentrat o ( acidi minerali ). Questo , dopo l’estrazione del ferro dai minerali avvenuta 3000 anni prima , fu il più importante progresso della chimica ; si apriva agli alchimisti la possibilità di effettuare  e reazioni chimiche negate a chi li aveva preceduti.

 

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Il laboratorio dell’alchimista medievale

 

 

Critica e condanna dell’alchimia nel Medioevo

 

A questo punto   è lecito  domandarsi  quale posizione  assunse la Chiesa  nei confronti di questi nuovi “eventi scientifici “. La Chiesa dopo un primo periodo  di osservazione  , ad iniziare dalla seconda metà del 1200 condannò lo studio e la pratica   dell’ alchimia :”Perché _ così si è espressa  la Chiesa _ è impossibile realizzare la trasmutazione dei metalli in oro ,e coloro che affermano di trasmutare e non ottengono  nessun risultato sono truffatori , o se vi riescono allora hanno trasmutato per mezzo della magia” . E’ probabile che la chiesa rifiutasse la scienza dell’alchimia perché era di origine pagana ( babilonesi , egiziani,greci) e trasmessa dalle terre del nemico più vicino e temibile : gli arabi . I risultati della condanna non si fanno attendere ma gli alchimisti europei non abbandoneranno lo studio e la pratica dell’alchimia .

 

Immagini di apparati alchemici

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Stampi di fusione

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Recipienti per lavaggio dell’oro

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Appoggio per beuta con anelli di piombo – Forbici per metallo

 

 

Myrddin, le origini di Merlino

 

Eccoci giunti al nostro Merlino, il mago medievale  più conosciuto e amato dal pubblico, con il quale termina il nostro viaggio nel magico mondo della scienza. Il mago e chiaroveggente Merlino è uno dei personaggi centrali del ciclo bretone e della letteratura su Re Artù. Fu lui l'artefice della Tavola Rotonda; grazie a un suo incantesimo Artù venne concepito; fu ancora lui ad allevare Artù e condurlo fino all'ascesa al trono.  Sua allieva  fu Morgana (Morgan Le Fay), un altro personaggio magico importante della tradizione arturiana. Myrddin appare per la prima volta in alcuni resoconti gallesi dell'inizio del X secolo come un profeta, ma il suo ruolo diviene presto quello di mago, profeta e consigliere, incantatore, attivo in tutte le fasi del regno di Re Artù. Alla nascita gli era stato dato il nome di  Emrys (o Ambrosius), avvenuta a  Caer-Fyrddin (Carmarthen).

La denominazione Merlinus  venne utilizzata per la prima volta da Geoffrey di Monmouth, un chierico gallese, verso il 1135: nell'Historia Regum Britanniae, dove si narrano le gesta di Re Artù, nelle Prophetiae Merlini e nella Vita Merlini, e dunque solo più tardi viene conosciuto come Merlino (Merlin), una versione latinizzata della parola gallese,  Myrddin, derivante dal suo luogo di nascita, la città di Caermyrddyn dove era nato.   Nella letteratura in lingua gaelica vi sono in effetti due diversi personaggi di nome Merlino (Myrddin): uno dei due, Myrddin Wyllt, non ha alcuna relazione specifica con il ciclo di Artù. L'altro, Myrddin Emrys, fu ripreso da Geoffrey of Monmouth, che nella sua Historia Regum Britanniae pose in relazione per la prima volta Merlino con la saga arturiana, di cui Merlino divenne in seguito uno dei personaggi più importanti.  Fu il Vescovo Alessandro di Lincoln a richiedere a Geoffrey di Monmouth  di tradurre le profezie dal gaelico al latino.

Nella Histora Regum Britanniae Geoffrey  narra l'incredibile nascita di Merlino dall'unione di un incubo con una vergine, aveva poi ricordato episodicamente le sue profezie e gli interventi magici  da lui compiuti alla corte dei re Vortigern e Uther Pendragon, ma non aveva più fatto menzione di lui dopo l'episodio dello straordinario concepimento di Artù.  Merlino era il figlio illegittimo di una Principessa reale monaca di Dyfed.Il padre era un angelo che visitò la ragazza e la lasciò incinta. Myrddin, raccontano, fu subito battezzato, un evento che aveva annullato la sua natura maligna, ma lasciato intatti i suoi poteri. La sua vita - almeno secondo le incerte cronologie del basso medioevo - fu incredibilmente lunga.Merlino compariva col nome di Ambrogio compariva negli anni 829-830  nell'Historia Brittorum, un tempo attribuita a Nennio, nella quale egli era contemporaneo di Vortigern, e come bardo Myrddin, protagonista di un ciclo di poemi profetici gallesi.

Al centro delle  Profezie di Merlino, Geoffrey collocò dunque una formidabile figura destinata a suscitare enorme curiosità: quella di Merlino, celebrato più tardi come mago nel Roman de Merlin di Robert de Boron. Qui egli appare innanzitutto  nelle vesti di profeta che espone una serie di vaticini relativi alla storia britannica a partire dall'invasione dei Sassoni.

Tra le sue profezie, la seguente sembra parlarci oggi, in un momento in cui sembra che l'equilibrio delicato del mondo sia sempre più in pericolo:

Gli uomini si inebrieranno di vino e dimenticheranno il cielo per la terra.

Gli astri si allontaneranno da loro e confonderanno il loro corso.

Le messi seccheranno e l'acqua scomparà dalla terra.

Le radici si muteranno in rami e i rami si muteranno in radici.

La luce del Sole sarà eclissata dalla luce argentata di Mercurio ...

Il carro della Luna turberà lo Zodiaco e le Pleiadi verseranno lacrime.

Tutto cesserà presto di compiere il suo ufficio, ma Arianna si rinchiuderà presto dietro la sua porta chiusa.

Il colpo del raggio solleverà i mari, e la polvere dei tempi antichi ricomparirà.

I venti si urteranno e il loro baccano andrà a perdersi negli astri

 [cit. In Markale, Merlino, p. 262, Milano).

 

Il pubblico moderno conosce anche il  Merlino rappresentato da Walt Disney ne “La spada nella roccia”. Il secondo lungometraggio animato Disney degli anni sessanta si occupa di uno degli eroi leggendari più celebri, ma lo fa in modo originale. Il protagonista del film è infatti nientemeno che re Artù, ma non è il guerriero che ci immaginiamo, nè il re magnanimo e giusto. Dei suoi cavalieri poi, nemmeno l'ombra.
Come mai?
Semplice, Walt Disney ritrae l'eroe negli anni della sua infanzia.  Artù è in questo film un ragazzino, nessuno immagina lontanamente quale sarà il suo destino, così il piccolo vive facendo lo sguattero nello sgangherato castello di Sir Ettore e di suo figlio Caio, che lo hanno ribattezzato, senza troppo rispetto, Semola.  Non è vero però che proprio nessuno è in grado di vedere nel gracile ragazzino un grande sovrano, ci riesce infatti il buon Mago Merlino, abituato ai viaggi nel tempo, e che quindi conosce il futuro allo stesso modo del presente e del passato.
Il mago è, nella versione disneyana, un simpatico ed arzillo vecchietto un po' svanito e sempre sul punto di far danni di ogni misura, il che lo rende il più simpatico personaggio della pellicola. Nella gara di simpatia corre contro il saggio gufo parlante Anacleto, suo compagno di battibecchi, e, strano a dirsi, con la strega cattiva, Maga Magò, raro caso di strega disneyana che anzichè far paura ai bambini, li diverte.
La terribile Maga MagòSemola e Mago Merlino                                                          "La Spada nella Roccia" inizia il suo racconto con la leggenda classica, quella del re d'Inghilterra che muore senza eredi e con la spada che appare magicamente per porre fine alle battaglie per il trono.
Colui che riuscirà ad estrarre l'arma dall'incudine (e non dalla roccia, in realtà), sarà re per volere divino. Negli anni nessuno riesce. In un castello in rovina vive Sir Ettore, nobile decaduto che si prende "magnanimamente" cura dell'orfano Semola. Il piccolo, in realtà, è trattato alla stregua di un servo.
Durante una battuta di caccia al fianco di Caio, Semola finisce col perdersi nel bosco e qui trova ad aspettarlo il Mago Merlino. L'anziano uomo lo prende sotto la sua protezione e inizia ad insegnarli tutto il necessario per farne un sovrano. Per fare ciò si trasferisce al castello di Sir Ettore dove gli viene assegnata la stanza degli ospiti, ovvero la peggiore dell'intero edificio.
Magò in versione "affascinante"Il massimo delle aspirazioni di Semola si risolve in una vita da scudiero, Merlino, però, cerca e trova in lui la tempra di un re. Non gli insegna a destreggiarsi con la spada, preferisce spiegargli le difficoltà che affronta uno scoiattolo nella foresta, un pesce nel'acqua, un uccellino nell'aria, e il modo migliore per capirlo e.. provare.
Merlino, maestro di arti magiche, trasforma Semola a suo piacimento e lo mette davanti a situazioni più o meno rischiose, dalle quali c'è sempre da imparare.
Semola dopo essere stato nei panni di uno scoiattoloIl pericolo maggiore arriva quando il giovane arriva nella capanna di Maga Magò, strega che ha nella cattiveria la sua ragione di essere. Il suo obiettivo primario sembra essere contrastare Merlino e le sue teorie. Quando le capita tra le mani Semola, la sua intenzione è di distruggerlo. Quando il mago lo scopre ha inizio un duello di magia in cui la strega e Merlino cercano di annientarsi a vicenda a colpi di metamorfosi. Merlino ha la meglio, naturalmente. E la spada nella roccia?
Semola la trova per caso, quando nei panni di scudiero del suo fratellastro Caio, ne perde l'arma e ne trova una sostitutiva davanti ad una chiesa. Si tratta di una vecchia spada abbandonata che giace infilata in un'incudine. Semola l'afferra e l'estrae senza fatica. L'Inghilterra ha un nuovo re!                                                                                                                                    Il commento musicale che accompagna l'avventura di Semola è simpatico e comprende momenti celebri, va citato almeno il brano "Higitus Figitus", cantato da Merlino mentre riduce tutti gli oggetti della sua dimora a dimensioni tali da farli entrare in una sola valigia. Il brano rientra nella categoria dei "vocaboli Disney", parole inventate di sana pianta, o praticamente sconosciute, che riportano direttamente al film che le contiene. Succede, ad esempio, con "Supercalifragilistichespiralidoso", "Zip A Dee Dooh Dah", "Hakuna Matata”

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