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La festa di
Halloween non ha le sue radici in America e sembra avere origini
molto antiche . Tale parola trae origine
dalla contrazione della frase All Hallows Eve, che
tradotto letteralmente significa "la notte di Ogni Santi",
ricorrenza cristiana che viene festeggiata il 1° novembre e che coincide
anche con la data di una ricorrenza della tradizione (ben più antica) dell'Irlanda
dei Celti.

I Celti,
popolo di pastori, alla fine dell'estate riportavano a valle le
greggi e si preparavano all'arrivo della stagione fredda
celebrando la ricorrenza di Oìche Shamhna,ovvero la
"fine dell'estate". I colori che venivano utilizzati in
quell'occasione, erano l'arancio della mietitura ed il nero dell'oscurità invernale. La morte, tema principale della festa, ricordava
ciò che stava avvenendo in natura (la fine della stagione
propizia). In occasione dell'Oìche Shamhna si credeva che Samhain,
Signore della Morte, chiamasse a se tutti gli spiriti dei morti.
Le leggi che governano lo spazio ed il tempo venivano
momentaneamente sospese, facendo sì che l'aldilà si fondesse con
il mondo dei vivi e permettendo agli spiriti erranti di vagare
indisturbati sulla Terra. Per evitare tali sgradite visite, i
celti rendevano le loro case fredde ed inospitali spegnendo i
fuochi che bruciavano nei camini, indossavano orribili costumi
per spaventare gli spiriti che altrimenti si sarebbero potuti
impossessare di loro.

In Italia sono due
le ricorrenze molto sentite dalle popolazioni delle varie
regioni: quella di "Ognissanti" e la "Commemorazione
dei Defunti" pertanto le nostre usanze sono
invece legate alla notte tra il 1° e il 2 novembre
(attualmente si stanno fondendo con quelle d’oltreoceano).
In Valle
d’Aosta, ad esempio, nella notte a cavallo fra l’1 e il
2 novembre si usava vegliare davanti ai fuochi e lasciare sulle
tavole delle pietanze per i morti che si credeva dovessero
visitare le case dei vivi.
La tradizione piemontese vuole che
nell’apparecchiare la tavola si aggiunga un coperto per il
defunto che torna a far visita ai vivi. In Val D’Ossola le
famiglie, dopo aver cenato, si recavano al cimitero per lasciare
le case vuote ai defunti che tornavano in visita. Il suono delle
campane segnava il momento del ritorno a casa e simboleggiava la
riconciliazione con i morti.
La tradizione veneta vede come protagoniste le zucche.
Una volta svuotate, venivano dipinte e trasformate in lanterne
dove le candele all’interno rappresentavano la resurrezione.
In Sardegna, dopo la consueta visita al
cimitero, la famiglia si riuniva per la cena. Una volta finito
di mangiare, la tavola non si sparecchiava e gli avanzi
rimanevano in tavola per accogliere le anime dei defunti. I
bambini bussavano alle porte delle case e, al grido di "Is
panixeddas po is animeddas!" ricevevano in dono dolci e
leccornie.

La tradizione del
"trick or threat", cioé "dolcetto o scherzetto",
che vede i bambini mascherarsi e bussare alle porte dei vicini
chiedendo un dolce, ha avuto origine nell'Europa del IX secolo
d.C. e dagli inglesi veniva chiamata "souling", cioé "elemosina
di anime". A quell'epoca il 2 novembre i Cristiani vagavano
di villaggio in villaggio chiedendo in elemosina del "pane
d'anima", un dolce di forma quadrata guarnito con uva passa,
in cambio della promessa di pregare per le anime dei defunti.
Altra usanza è quella di rendere omaggio ai defunti
apparecchiando la tavola per la cena di Halloween aggiungendo un
posto in più.

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