LA STORIA E LA TRADIZIONE

Apumpkin.gif (29431 bytes)La festa di Halloween non ha le sue radici in America e sembra avere origini molto antiche . Tale parola trae origine dalla contrazione della frase All Hallows Eve, che tradotto letteralmente significa "la notte di Ogni Santi", ricorrenza cristiana che viene festeggiata il 1° novembre e che coincide anche con la data di una ricorrenza della tradizione (ben più antica) dell'Irlanda dei Celti.

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I Celti, popolo di pastori, alla fine dell'estate riportavano a valle le greggi e si preparavano all'arrivo della stagione fredda celebrando la ricorrenza di Oìche Shamhna,ovvero la "fine dell'estate". I colori che venivano utilizzati in quell'occasione, erano l'arancio della mietitura ed il nero dell'oscurità invernale. La morte, tema principale della festa, ricordava ciò che stava avvenendo in natura (la fine della stagione propizia). In occasione dell'Oìche Shamhna si credeva che Samhain, Signore della Morte, chiamasse a se tutti gli spiriti dei morti. Le leggi che governano lo spazio ed il tempo venivano momentaneamente sospese, facendo sì che l'aldilà si fondesse con il mondo dei vivi e permettendo agli spiriti erranti di vagare indisturbati sulla Terra. Per evitare tali sgradite visite, i celti rendevano le loro case fredde ed inospitali spegnendo i fuochi che bruciavano nei camini, indossavano orribili costumi per spaventare gli spiriti che altrimenti si sarebbero potuti impossessare di loro.

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In Italia sono due le ricorrenze molto sentite dalle popolazioni delle varie regioni: quella di "Ognissanti" e la "Commemorazione dei Defunti" pertanto le nostre usanze sono invece legate alla notte tra il 1° e il 2 novembre (attualmente si stanno fondendo con quelle d’oltreoceano)

In Valle d’Aosta, ad esempio, nella notte a cavallo fra l’1 e il 2 novembre si usava vegliare davanti ai fuochi e lasciare sulle tavole delle pietanze per i morti che si credeva dovessero visitare le case dei vivi.
La tradizione piemontese vuole che nell’apparecchiare la tavola si aggiunga un coperto per il defunto che torna a far visita ai vivi. In Val D’Ossola le famiglie, dopo aver cenato, si recavano al cimitero per lasciare le case vuote ai defunti che tornavano in visita. Il suono delle campane segnava il momento del ritorno a casa e simboleggiava la riconciliazione con i morti.
La tradizione veneta vede come protagoniste le zucche. Una volta svuotate, venivano dipinte e trasformate in lanterne dove le candele all’interno rappresentavano la resurrezione.
In Sardegna, dopo la consueta visita al cimitero, la famiglia si riuniva per la cena. Una volta finito di mangiare, la tavola non si sparecchiava e gli avanzi rimanevano in tavola per accogliere le anime dei defunti. I bambini bussavano alle porte delle case e, al grido di "Is panixeddas po is animeddas!" ricevevano in dono dolci e leccornie.

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 La tradizione del "trick or threat", cioé "dolcetto o scherzetto",  che vede i bambini mascherarsi e bussare alle porte dei vicini chiedendo un dolce, ha avuto origine nell'Europa del IX secolo d.C. e dagli inglesi veniva chiamata "souling", cioé "elemosina di anime". A quell'epoca il 2 novembre i Cristiani vagavano di villaggio in villaggio chiedendo in elemosina del "pane d'anima", un dolce di forma quadrata guarnito con uva passa, in cambio della promessa di pregare per le anime dei defunti. Altra usanza è quella di rendere omaggio ai defunti apparecchiando la tavola per la cena di Halloween aggiungendo un posto in più.