LA STORIA E LA TRADIZIONE

Il Carnevale, periodo che precede la Quaresima, è l'adattamento cristiano di antiche usanze pagane quali i saturnali (festa popolare dell'antica Roma in onore di Saturno).
Con il cristianesimo questi riti persero il carattere magico e rituale e rimasero
semplicemente come forme di divertimento popolare.
Si pensa che l'origine del nome derivasse da "carne levare", ovvero prepararsi al digiuno quaresimale.
Dunque, per il popolo era un modo per trascorrere un certo periodo, prima della quaresima, spensieratamente, e quindi rappresentava una valvola di sfogo per evitare che la gente, già in condizioni di estrema povertà, desse origine a delle rivolte.

Nel tardo Medioevo l'abitudine di travestirsi nelle feste, in questo periodo, si diffuse un po' in tutte le città. Grazie ai travestimenti ci si poteva, in quella occasione, scambiare i ruoli, burlarsi delle figure gerarchiche, e ridicolizzare vizi e malcostumi diffusi nella società del tempo.
 
Oggi il Carnevale è una festa allegra e divertente. Ci si può vestire come si vuole, ma un po’ di tempo fa, le maschere tipiche erano quelle come Arlecchino,
Colombina, Pulcinella, ecc. In questo periodo c'è molta euforia e la gente va per le strade e le piazze divertendosi. I veri giorni in cui si svolge il Carnevale sono il giovedì e il martedì "grasso".
 In Italia ci sono dei Carnevali molto famosi, ad esempio quello di Venezia, o quello di Viareggio. Durante i giorni del Carnevale, in queste città, si festeggia con maschere, carri che raffigurano personaggi famosi, coriandoli e stelle filanti. 
Durante i festeggiamenti era usanza diffusa un po' in tutte le regioni, di cucinare dolci veloci, poco costosi, da offrire alla moltitudine di persone che interveniva. Da qui la tradizione dei fritti: acqua, farina e zucchero che ancora oggi, pur con qualche ingrediente in più, si trasformano in fumanti e dorate castagnole, frittelle, zeppole, tortelli, struffoli, frappe, cenci, chiacchiere.


CARNEVALE IN SARDEGNA

In Sardegna, a seconda della zona, ci sono diverse tradizioni popolari relative al carnevale, ad esempio:
A Mamoiada è diffusa la processione dei Mamuthones, uomini vestiti con pelli nere di pecora, pesanti campanacci e maschere nere di legno con espressioni severe e terribili.
Sembra che la loro esibizione celebri la vittoria dei pastori di Barbagia (gli issohadores) sugli invasori saraceni che, fatti prigionieri, vennero fatti vestire nel modo descritto per renderli ridicoli agli occhi del popolo e vennero condotti in corteo per le strade del paese (i mamuthones).

 

 

A Oristano, si celebra invece la famosissima Sartiglia, manifestazione di derivazione iberica, e più precisamente aragonese, che si è diffusa nella nostra isola gia all'epoca del Giudicato di Arborea.
Si tratta di una giostra medievale in cui, durante il rullare incessante dei tamburi, alcuni cavalieri, a turno, chiamati  "componidores" con indosso una bellissima maschera, impugnano una spada e in piedi sulla sella,  al galoppo sfrenato, sfrecciano sulla pista per infilzare una stella d'argento.
I componidores sono membri di associazioni di mestiere ( gremio) che organizzano la corsa per sfidarsi e che vestono ciascuno il costume che rappresenta la propria associazione.
Il componidori dopo essersi sottoposto ad una cerimonia di vestizione, benedice la folla con uno scettro di viole mammole (pipia de Maju), simbolo della fertilità della terra.
La competizione si svolge a fine carnevale, quando cioè il popolo usava radunarsi per chiedere perdono dei propri peccati e offriva un animale in sacrificio, come rito propiziatorio per un buon raccolto primaverile.
La stella d'argento della corsa, rappresenta simbolicamente l'animale da sacrificare. 
Inoltre, la competizione è per il cavaliere un rito di iniziazione, rappresenta cioè la prova di abilità che il gremio esigeva dai nuovi membri.