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Angelo
Serra è nato a Villasimius il 3 aprile 1920.
Quest'opera,
composta di 4 Canti per un totale di 680 ottave scritte in dialetto
campidanese, denota una certa complessità per la quantità di argomenti
trattati, che abbracciano un arco di tempo di oltre quarant'anni e che va
dagli Anni 20, e cioè dalla prima infanzia dell'Autore fino agli Anni 60
in cui, con l' avvento del turismo, iniziano, dapprima timidamente e poi
in modo sempre più marcato, le prime trasformazioni, cambia il modo di
vivere, si modificano usanze e tradizioni. L'opera è anche a carattere
autobiografico; non a caso il primo argomento è "sa nascita e su battiari";
leggendone le rime affiorano alla mente, si materializzano scene di vita
ormai dimenticate e così lontane dai giorni nostri da sembrare irreali.
Continuando nella lettura emergono nitidamente gli usi e i costumi del
tempo, la società agropastorale, la povertà. Ampio spazio è dato
all'agricoltura, dalla semina al raccolto, dalla produzione della farina
con la macina tirata dall'asinello al forno a legna, presente in ogni
casa. Altrettanto dicasi per la pastorizia che appunto, in quel modello di
società, era l'altro elemento trainante dell'economia, necessario per la
sopravvivenza. Difatti viene messo in risalto, con dovizia di particolari,
tutto il ciclo lavorativo del latte, i suoi prodotti, la vita del pastore
esposto alle intemperie, la tradizionale tosatura.
Anche la mancanza d'istruzione viene efficacemente evidenziata; il lavoro
dei minori era indispensabile per ricavare dall'avara terra lo stretto
necessario per il misero sostentamento della famiglia.
Tornano alla memoria anche mestieri e attività in disuso quali il sarto ed
il calzolaio che, dopo la frugale cena, si ritrovavano nelle loro botteghe
con gli amici a parlare, scherzare e soprattutto cantare; si ha la
sensazione di rivivere quel tempo in cui, a parte la povertà, forse tutto
era più semplice, ricco di affetti, di rapporti con il prossimo, insomma,
più a misura d'uomo. Anche il fabbro ed il conciacaldàri sono personaggi
vivi; par di vederli all’opera, di sentirne la voce, i rumori delle loro
attività; chi, tornando indietro nel tempo, non ricorda queste figure ?
Da notare che, anche in un mondo a prima vista immutabile, l'Autore è
conscio dell'inevitabilità del cambiamento dei tempi, quasi a sottolineare
che nulla è eterno, che tutto è effimero. Difatti le grandi
trasformazioni in quel periodo sono il completamento della strada per
Quartu Sant'Elena e quindi l'arrivo dei primi mezzi meccanici che
trasportavano le merci alle botteghe, la conseguente scomparsa dei carri a
buoi adibiti a trasporto ed il nuovo acquedotto, tutti elementi che
possono essere equiparati alle trasformazioni dei giorni nostri, grazie
all'uso di macchinari e mezzi sempre più tecnologicamente avanzati.
Si sofferma a lungo sull'aia, sulle attività che in essa si svolgevano, di
cui forse l'Autore ha i suoi ricordi più belli che lo riportano indietro
nel tempo, alla fanciullezza, ai primi contatti con la realtà della vita,
alla giovinezza, ai primi sentimenti amorosi. Versi di grande intensità
poetica; il vecchio ed il nuovo che inesorabilmente avanza, la
consapevolezza del tempo che passa, della vita che se ne va. Nella parte
finale un accenno all'ultima guerra mondiale, vissuta in prima persona in
tutte le sue aberrazioni, che altro non ha portato che dolore e, se
possibile, aggiungere povertà alla povertà.
Da sottolineare infine la fluidità dei versi e la musicalità dell'intera
opera; le ottave, il cui ultimo verso è ripreso dal primo di quella
successiva, sono concatenate tra esse, secondo una sua particolare
tecnica, ed il lettore viene avvinto nella lettura, alla stregua di un
appassionante romanzo di cui si vuole arrivare al più presto alla fine.
Salvatore Sanna
Sindaco di Villasimius dal 1978 al 2001
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