Maria Mangrofa e Antoni Cracassoni


Vicino alle domus de janas c’erano i nuraghi dove vivevano i giganti. Giganti e janas erano sempre in guerra tra loro e non sempre vincevano i primi perché, per quanto grandi e grossi fossero, le piccole janas li battevano in intelligenza e astuzia. I giganti più forti e coraggiosi si chiamavano paladinos, e quando morivano li seppellivano in lunghi tumuli di sassi giganteschi, chiusi da ogni lato con una sola feritoia a occidente, affinché il sole che tramontava filtrasse per indicare la via dell’aldilà. Quelle tombe si trovano ancora vicino ai nuraghi e alle domus e si chiamano appunto “tombe dei giganti” o dei paladinos. Naturalmente i giganti vivevano con le gigantesse, una di queste gigantesse si chiamava Maria Mangrofa ed era brutta come il peccato mortale. Aveva i capelli lunghissimi, sporchi e arruffati come quelli delle streghe. Si distingueva dalle altre gigantesse perché aveva un paio di mammelle che le arrivavano fino ai piedi, tanto che quando lavorava doveva buttarle dietro le spalle, per non avere impicci o impedimenti. Il marito di Maria Mangrofa si chiamava Antoni Cracassoni ed era un gigante grosso come una montagna, tanto grande da essere condannato a restare sempre sdraiato per sopportare il suo stesso peso. Antoni Cracassoni aveva due occhi così enormi che non riusciva nemmeno ad aprirli da solo, tanto che ci volevano due servi con le tenaglie per sollevargli le palpebre. Maria Mangrofa era sorella di Giorgia Rabbiosa e Lughia Rajosa, anch’esse streghe gigantesche e avare come la terra in un’annata di siccità. Giorgia Rabbiosa aveva una lingua lunga come una pala da forno, e la usava proprio per spazzare la sua fornace, dopo avere cotto il pane. Era così avara che proprio per questo fu punita da Gesù Cristo in persona. Passò un giorno Gesù dalle sue parti, vestito da pellegrino, e incontrò la gigantessa che aveva sfornato il pane e lo trasportava dentro un canestro. Gesù le chiese: “Che cos’hai dentro quel canestro?” “Pietre” rispose Giorgia, “soltanto pietre” “E di pietra diventerai anche tu, allora!” gridò il Signore. Di colpo la strega si trasformò in una statua di pietra, assieme al suo canestro. Maria Mangrofa e Antoni Cracassoni vivevano in una grotta vicino a Orosei e pare si cibassero di carne umana. Si racconta che una volta la strega trovò due fratellini che si erano perduti in un bosco. Erano molto stanchi, affamati e impauriti. Maria Mangrofa si finse buona e soccorrevole e li convinse a seguirla fino alla sua grotta. Qui li rifocillò, li lavò e poi li mise a letto. Ma dopo che furono bene addormentati, li prese zitta zitta in braccio, li portò all’aperto e divorò il bambino più piccolo. Alle urla del fratello, il più grande si svegliò, si divincolò come un ossesso e si mise a correre disperatamente verso l’abitato, richiamando l’attenzione dei suoi paesani. Sentita la storia, gli uomini si armarono di zappe e forconi e accorsero alla gotta dei due giganti. Ma quando arrivarono, per il povero bambino non c’era più niente da fare. Allora gli uomini assaltarono la grotta, catturarono viva Maria Mangrofa e la ficcarono dentro un’enorme cesta piena di vipere ed altri serpenti velenosi, perché sembrava che non ci fosse altro modo per ucciderla. Ma dopo tre giorni, quando ritornarono alla grotta, trovarono Maria Mangrofa che dormiva beatamente sdraiata sul materasso di serpenti, come se fosse un sacco di piume. Basta! Non ci videro più: presero delle fascine di legna e diedero fuoco alla grotta, bruciando viva la gigantessa con tutti i serpenti. E Antoni Cracassoni? Di lui non si è saputo più nulla. Forse, non potendo aprire gli occhi, si sarà addormentato per sempre a ridosso di qualche montagna.