Eleonora d'Arborea e il bandito d'Abba Frisca

Nelle vicinanze di Paulilatino c’era una sorgente naturale che si chiamava Abba Frisca, da cui scaturiva un bel getto d’acqua che dava da bere in abbondanza ad uomini ed animali. Per questa ragione un terribile bandito si installò nella zona con la sua banda, pretendendo il pedaggio da tutti coloro che si abbeveravano alla fonte. Ma i terreni circostanti, a quei tempi, appartenevano tutti a Donna Eleonora, la grande giudicessa d’Arborea, che non era donna capace di sopportare le prepotenze di nessuno, né all’interno, né all’esterno del suo regno. Eleonora era famosa per la sua abilità nel travestirsi: le bastava un mantello o un cappello per trasformarsi in un mendicante, in un viandante o in un cavaliere. Si travestiva così, a volte per ingannare i nemici, ma più spesso per vivere davvero come la povera gente e per comprendere meglio le sofferenze, le tribolazioni e le necessità. Quando Eleonora seppe la storia di questo bandito di strada, che non rispettava nemmeno il diritto di tutti ad abbeverarsi alle fonti, naturalmente si arrabbiò molto. Ma anziché mandare una squadra di soldati, decise di recarsi personalmente sul posto, travestita da pellegrina, diretta al santuario di Santa Cristina. Si buttò un mantello sulle spalle, uno scialle sulla testa, e via! Arrivata ad Abba Frisca, trovò la fonte completamente deserta: nessuno nei dintorni, nemmeno un animale che si abbeverasse alla gran vasca che si trovava sotto la sorgente. “Mhm, balla!” pensò guardandosi in giro. “Tanto lo so che siete qui intorno in agguato!” ad un tratto si avvicinò un carretto tirato da un cavallo. Sul carro c’erano parecchie botti di vino, e a cassetta il carrettiere era completamente ubriaco. “Ehi, bella signora!” gridò il carrettiere con aria beata. “E’ vero che l’acqua di questa fonte è frizzante come il Vermentino di Gallura?” “Sì, è molto fresca e frizzante” rispose Eleonora divertita. “Allora andrà bene anche per la mia Vernaccia di Oristano” esclamò il carrettiere. E incominciò a riempire le botti d’acqua fresca. “Ma che fate?” domandò Donna Eleonora scandalizzata. “Mescolate l’acqua con il vino?” “Perché no? Non c’è nessuna legge che lo vieti” rispose tranquillamente il carrettiere. Ma proprio in quel momento, ecco uscire allo scoperto il feroce bandito, con un gran coltellaccio in pugno. “E invece è vietato dalla mia legge!” gridò. “Queste botti riempite con l’acqua della mia fonte sono tutte sequestrate. In quanto a voi, mia bella pellegrina, fuori la borsa o sarà peggio per voi!” Così dicendo puntò alla gola di Eleonora il coltellaccio, ma donna Eleonora non si impressionò. Veloce come un cinghiale sollevò il pugno e disarmò il bandito. Poi sollevò il mantello e apparve nella sua armatura da guerra, con la famosa spada di Re Martino. Il bandito la riconobbe immediatamente e sbiancò in viso, perché sapeva che i banditi da strada, nel regno di Eleonora, venivano fatti squartare da quattro cavalli selvaggi lanciati ai quattro venti. Allora incominciò a correre a perdifiato e a gridare: “Scappate, scappate! E’ arrivata la Strega d’Arborea!” “Scappa, scappa!” gli gridò dietro Eleonora. “Ci penseranno i miei soldati a stanarti!” Intanto il carrettiere, possiamo immaginarlo, era felice come una Pasqua e non finiva di ringraziare Donna Eleonora: “Grazie per avermi salvato la vita e soprattutto per aver salvato le mie botti di Vernaccia.” Ma Eleonora rispose: “veramente le ho salvate per confiscartele, perché hai cercato di truffare la gente e perché non hai rispettato la mia legge.” “Quale legge? Io non la conosco.” “Molto male, mio caro carrettiere. Leggi con attenzione la mia Carta de logu e scoprirai che è severamente proibito annacquare il vino destinato alla vendita.” E gli confiscò le botti di vino e l’intero carretto.