nisi caste, saltem caute . . .

(manuale minimo di sopravvivenza per i presidenti di commissione)


L'art. 22 della legge finanziaria per il 2002 ha apportato alcune novità in materia di esami di Stato. Più esattamente:

L'O.M. n. 43 dell'11 aprile 2002 (istruzioni e modalità organizzative) recepisce tali innovazioni secondo un'ottica alquanto restrittiva, modificando del precedente ordinamento solo i punti esplicitamente in contrasto con la nuova normativa, ma senza toccare tutte quelle disposizioni che sono divenute superate o ridondanti (il documento del consiglio di classe, l'esame dei fascicoli e dei curricoli dei candidati,…).
Ne risulta un percorso fin troppo articolato e formalistico rispetto alla prevedibile sostanza dell'esame: è difficile immaginare un consiglio di classe che smentisca clamorosamente se stesso, modificando in misura significativa le valutazioni espresse appena pochi giorni prima.
A coloro che, per le più varie ragioni, non intenderanno praticare rispetto a tale compito l'ascetica virtù dell'astinenza, sono dedicate queste note minime di sopravvivenza amministrativa.


Da un esame all'altro
Qualche considerazione preliminare sulla natura dell'esame e sulle sue trasformazioni aiuterà probabilmente a situare più chiaramente i compiti del presidente e, di conseguenza, le sue responsabilità.
Nell'esame-doc, quello ereditato da Gentile, la commissione era tutta esterna (solo nel dopoguerra si era aggiunto il rappresentante di classe) e le prove si svolgevano su tutte le materie, sul programma degli ultimi tre anni di corso ed attraverso scritti ed orali sistematici. Era evidente la natura di verifica e di contro-prova quasi ispettiva rispetto agli esiti certificati dalla scuola nel proprio scrutinio finale di ammissione. Quel modello rispondeva, nel tempo in cui fu concepito, a due necessità:

Il primo intervento significativo su questo modello fu operato nel 1969, con un esame "sperimentale", durato per i successivi trent'anni. La commissione continuava ad essere esterna, ma ridotta a quattro commissari più un presidente, cui si aggiungeva un membro interno. Le prove erano ridotte a due scritte (Italiano ed una materia di indirizzo) e due orali, di cui la prima scelta dal candidato e la seconda (in teoria) dalla commissione, in una rosa di quattro, rese note annualmente dal Ministero nel mese di aprile.
Scopo dichiarato dell'esame non era quello di verificare l'effettiva estensione delle conoscenze del candidato (si assumeva come valido il giudizio della scuola), ma di valutarne la "maturità", cioè la capacità di organizzare al meglio le proprie acquisizioni culturali, collegarle ed esporle. Venivano aboliti i voti di ammissione ed anche i voti nelle singole prove d'esame, sostituiti da giudizi. Solo alla fine tutto questo materiale dialettico era tradotto in un voto in sessantesimi.
L'esame si spostava quindi dalla certificazione delle conoscenze a quella delle qualità ed abilità personali del candidato. Manteneva il carattere formale di accertamento "esterno" grazie alla composizione della commissione.
Un successivo ritocco - operato nel 1994 - restringeva l'ambito di provenienza dei commissari alla stessa provincia e quello dei presidenti alla stessa regione. Pur rimanendo la commissione formalmente "esterna", crescevano di molto le probabilità di "scambio" fra commissari di istituti vicini, con tutti i condizionamenti che ne derivavano.
La riforma del 1997, applicata per la prima volta nel 1999, da un lato ripristinava l'esame sulle conoscenze e su gran parte delle materie, ma dall'altro introduceva una novità importante: metà della commissione era interna. I due elementi andavano teoricamente in senso opposto: l'uno verso un'accresciuta serietà, l'altro verso una maggiore tutela dei candidati. Di fatto, fu la seconda tendenza a prevalere, visto che le percentuali di promozione salirono ancora, fino a superare il 96%.
L'ultimo intervento, attuato con la finanziaria per il 2002, vede la commissione diventare del tutto interna, tranne il presidente, che rimane "esterno" e regionale, ma che coordina tutte le quinte classi della sede di esame.
Il senso generale del percorso storico dell'esame è chiaro: lo Stato ha rinunciato progressivamente a verificare dall'esterno sia le conoscenze dei candidati che le loro abilità personali, riconoscendo implicitamente l'inutilità - o la non necessità - di una controprova ormai solo simbolica rispetto all'operato del consiglio di classe. Volendo leggere l'innovazione in positivo, si potrebbe anche dire che si tratta di un riconoscimento della autonomia didattica delle singole scuole. La presenza del presidente "esterno", che guida fino a ventidue "commissioni", non ha quindi il fine di accertare alcunché sotto il profilo sostanziale, proprio perché l'esame non riveste più natura di controprova rispetto al giudizio della scuola.
Il suo ruolo serve, da un lato, a coprire l'osservanza del dettato costituzionale, che prescrive un esame "di Stato" al termine di ciascun grado di studi; dall'altro è quello di un garante della legittimità formale delle procedure, il quale non deve, di regola, entrare nel merito delle decisioni. E' vero che - a normativa invariata - egli fa parte di tutte le commissioni e può quindi intervenire nel corso del colloquio o della revisione degli scritti: ma non ci attende che si dedichi a questo e probabilmente è meglio che se ne astenga, per non creare situazioni di oggettiva disparità di trattamento fra i candidati. Infatti, mentre nel caso di una sola commissione la sua partecipazione costituirebbe un fattore di uniformità, in tutti gli altri casi altererebbe in modo casuale gli equilibri del gruppo di esame.


A quali fasi dei lavori deve obbligatoriamente partecipare il presidente

Un buon criterio per valutare, in caso di dubbio, se il presidente debba partecipare o meno ai lavori è il seguente:



Riunione plenaria di insediamento delle commissioni
Gli adempimenti da svolgere sono analiticamente descritti nell'art. 12 - commi da 1 a 4. Particolare rilevanza ha il passaggio del comma 4: "determinando, ove necessario, l'ordine di successione fra le commissioni …". La chiave di lettura sta nell'inciso "ove necessario": in tutti i casi in cui sia possibile, le operazioni delle singole commissioni debbono svolgersi in parallelo; solo se non vi sono altre soluzioni, si deve ricorrere all'adozione di tempi differenziati.
A titolo di esempio, potrebbe rendersi necessario sfalsare le seguenti attività:



Riunione preliminare di commissione
Gli adempimenti sono elencati nell'art. 13, ma non devono tutti svolgersi in sede preliminare. I più urgenti sono:

Possono essere svolti in seguito altri adempimenti, comunque preliminari a specifici momenti dell'esame:

E' prevedibile che la parte dei lavori iniziali che richiede la presenza del presidente richieda da una a due ore. Il presidente dovrà quindi - a chiusura della riunione plenaria di tutte le commissioni - fissare la successione e l'orario di inizio delle successive sedute preliminari, impegnando - se occorre - anche il giorno successivo. Per sveltire i tempi, è bene che egli abbia predisposto una traccia delle cose da fare ed uno schema di criteri da adottare, che - per quanto possibile - debbono risultare comuni in tutte le commissioni, dato che è suo compito assicurarne il coordinamento.


Valutazione degli elaborati
La revisione degli elaborati può essere condotta separatamente dalle singole commissioni, senza la presenza del presidente. Può anche - ma va deciso nella seduta preliminare - essere svolta per "aree disciplinari", definite dall'apposito decreto ministeriale (a condizione che siano effettivamente disponibili almeno due docenti per ogni area). La "revisione", in quanto tale, è un passaggio tecnico, mentre la valutazione deve essere fatta dall'intera commissione.
Si può quindi suggerire il seguente percorso operativo:



Predisposizione della terza prova

"Entro il 21 giugno" (di fatto, il 21 giugno) ha luogo la predisposizione della struttura della terza prova scritta. Trattandosi di adempimento che richiede l'esercizio di una funzione di coordinamento tipica del presidente, quest'ultimo deve prendervi parte. Ogni commissione deve, almeno formalmente, deliberare per conto proprio: ma nulla impedisce che, laddove gli indirizzi di studio siano uguali ed i documenti del 15 maggio impostati in modo omogeneo, si possano anche fare sedute comuni (da verbalizzare peraltro separatamente). In questa sede, si mette a punto solo lo schema strutturale, non le domande. Il presidente deve anche fissare - e pubblicare all'albo - l'ora di inizio della prova per ciascuna delle commissioni. Di regola, la prova avrà svolgimento simultaneo, a meno che vi siano problemi organizzativi (disponibilità di locali, impegni plurimi di commissari, ecc.) che non lo consentano. In questo caso, prenderà le decisioni opportune, tenendo presente che l'ordinanza gli dà mandato di fissare "l'orario d'inizio" e non il "calendario" della prova, che deve quindi rimanere fissata, salvo casi eccezionali, al 24 giugno.
Il testo della prova viene predisposto materialmente la mattina stessa fissata per il suo svolgimento. A questa fase, il presidente può anche non partecipare, in quanto si tratta di adempimento proprio di ciascuna commissione. Devono invece essere obbligatoriamente presenti i commissari, in particolare quelli la cui materia rientri nella rosa di quelle che è stato deciso di includere nella prova (in quanto debbono proporre i quesiti relativi). Le relative operazioni saranno verbalizzate con ogni cura, sotto la responsabilità del delegato del presidente.
Può essere opportuno - ma non è prescritto esplicitamente - un passaggio formale di approvazione collegiale del testo della prova da parte dell'intera commissione, alla presenza del presidente. Se si decide di percorrere questa via, essa va messa in preventivo fin dall'inizio, in modo da programmare i tempi relativi e fissare di conseguenza l'orario di avvio della prova.


Conduzione e valutazione dei colloqui
I colloqui si svolgono per commissione, ma non è necessario che il presidente vi prenda parte. Quanto agli altri membri della commissione devono di regola esser presenti, ma non si tratta comunque di un "collegio perfetto". E' pertanto lecito ed ammesso che uno o due possano assentarsi, per esempio perché impegnati in un'altra commissione. Naturalmente, dovranno sempre essere presenti i commissari delle diverse materie di volta in volta oggetto della prova.
"Entro la stessa giornata" - ma è da consigliare che vi si proceda al termine di ogni colloquio - la commissione, senza il presidente, formula una valutazione provvisoria della prova. Questa non assume valore definitivo fino a quando non è formalizzata dall'intera commissione, compreso il presidente. E' da consigliare - anche se non è ufficialmente prescritto - che questo adempimento si svolga giorno per giorno. Il presidente organizzerà i tempi relativi.


Adempimenti finali
Almeno per parte dei lavori, la presenza del presidente è necessaria. Se tutti i passaggi precedenti sono stati condotti in modo sistematico, l'attribuzione del punteggio finale è una semplice operazione aritmetica. Ma c'è pur sempre la possibilità che venga attribuito il bonus supplementare fino a 5 punti o che vi sia da risolvere qualche situazione lasciata "aperta". Il presidente fisserà quindi un ordine generale dei lavori, in modo da poter prendere parte alla fase deliberativa dei lavori di ciascuna commissione. Potrà poi lasciare i lavori al momento delle trascrizioni e delle compilazioni varie. La chiusura finale del plico, con la verifica di tutti gli atti, sarà ancora una volta un atto collegiale di tutta la commissione.


E tutto questo per:
I compensi per i presidenti di commissione sono stati rivalutati, rispetto al 2001:

Inoltre, per ogni commissione (= classe) in più rispetto alle prime due, il compenso forfettario (non il rimborso spese) è aumentato del 7,5% dell'importo base. Vedi specchietto seguente:


Compenso forfettario per la funzione
classi 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12
euro 1.173 1.173 1.261 1.349 1.437 1.525 1.613 1.701 1.789 1.877 1.965 2.052


Rimborso spese
tempi di percorr. in sede fino a 60 minuti da 61 a 100 min. oltre 100 minuti
euro 163 543 868 2.169


Gli importi sono contenuti nella CM 67 del 12 giugno 2002.