V° CONGRESSO NAZIONALE ANP
Chianciano Terme 26 - 28 novembre 1999


DOCUMENTO FINALE


L'autonomia come patrimonio dell'Anp

Lo sviluppo normativo del processo autonomistico sembra essere oggi pervenuto ad un grado di avanzamento non più destinato a subire arretramenti. Mentre di tale sviluppo l'Anp rivendica il merito di esser stata fra i soggetti che più hanno concorso al suo procedere, la costruzione dei rimanenti aspetti normativi e, soprattutto, la crescita complessiva della cultura dell'autonomia all'interno delle scuole, per la qualificazione e la modernizzazione del servizio di istruzione e di formazione, richiedono all'Associazione un ulteriore coerente impegno nel perseguimento delle strategie da parte degli organi associativi e nelle azioni di tutti.

Sia le une che le altre rappresentano, come già per il passato, il patrimonio di cultura, valori, missione di cui l'Anp è portatrice nei confronti del Paese e di cui ciascun componente si fa interprete nella propria attività professionale di dirigente.

L'identità dell'Associazione è, infatti, al di là delle definizioni statutarie e della sua stessa forza rappresentativa, nell'assunzione delle responsabilità dirigenziali che riguardano il governo delle scuole nel nuovo regime autonomistico da parte dei capi di istituto.

Ruolo, funzioni, responsabilità del dirigente

Le responsabilità dirigenziali, definite in parte attraverso le norme legislative e regolamentari fin qui approvate, esigono tuttavia un ulteriore percorso di completamento, anche sul piano contrattuale, che porti la figura dirigenziale nelle scuole e nel sistema di istruzione e di educazione ad una fisionomia più ampia e coerente con il cambiamento in atto nell'intero sistema pubblico.

Si ritiene fondamentale, in primo luogo, ribadire che le responsabilità stesse vanno inscritte in un orizzonte culturale in cui la figura del dirigente possa essere riconosciuta come soggetto che crea valore: valore nel processo di istruzione e formazione, in quanto investimento per il futuro; valore rispetto all'attività professionale degli operatori e alla loro crescita culturale; valore nell'insieme dei processi organizzativi attuati per coniugare bisogni e risorse secondo criteri di efficienza e prospettive concrete e misurabili di efficacia. La creazione di valore, da parte del dirigente, impone a sua volta la consapevolezza del primato culturale che sorregge l'esercizio delle funzioni dirigenziali.

E' inoltre necessario, in questa fase di sviluppo del processo autonomistico, insistere su alcuni aspetti prioritari.

Il governo dei processi organizzativi

Con l'attuazione dell'autonomia l'asse di attenzione si sposta dalla gestione prevalente di rapporti interni all'istituzione scolastica ad una molteplicità di rapporti a livello interno/esterno che bisogna comporre in un sistema sinergico fra le componenti in gioco: l'istituzione scolastica diviene, infatti, la sede di un'elaborazione culturale differenziata in risposta ai bisogni degli alunni e delle famiglie, nonché delle istanze del territorio e della società civile, variamente articolate.

In tale ottica il dirigente si pone come punto di riferimento della progettazione pedagogico-didattica dell'istituzione scolastica, ne sa orientare le scelte strategiche in quanto possiede gli strumenti di lettura dei bisogni formativi ed è capace di dare visibilità alle scelte medesime. Il dirigente opera, inoltre, in quanto responsabile degli esiti dell'azione formativa per un'organizzazione flessibile non solo formale, che sa adattare di volta in volta in funzione di bisogni formativi emergenti e differenziati, attraverso la costituzione di team professionali, progettuali e disciplinari, di ricerca, di consultazione, ecc.

L'azione del dirigente, rispetto a tale campo, va pertanto centrata su tre aspetti fondamentali:

Gli strumenti di direzione

E' questo un campo di estrema rilevanza per l'esercizio della funzione dirigenziale. La definizione di strumenti operativi funzionali al conseguimento degli obiettivi dell'autonomia non ha finora trovato sufficiente eco nell'elaborazione normativa, soprattutto di tipo pattizio, per le resistenze sindacali e corporative che limitano l'esercizio di una migliore professionalità anche da parte dei docenti con più elevato livello di preparazione.

Fra gli strumenti di direzione che la normativa dovrà rendere operanti si ritengono prioritari ed irrinunciabili i seguenti:

Inoltre, si dovrà operare per trasferire alle scuole, in particolare ad un organo presieduto dal dirigente, la funzione valutativa dei meriti professionali del personale, con connesse modalità di riconoscimenti economici e delle competenze maturate ai fini di eventuali accreditamenti professionali.

Il rapporto con i docenti

Ineludibile per l'attuazione dell'autonomia è il convincimento pieno della categoria ad impostare, all'interno delle scuole, un sistema di relazioni con i docenti che sia in grado di potenziare la qualità dell'ambiente formativo rispetto alla loro professionalità (progettualità, autonomia di ricerca, spirito di cooperazione, ecc.). In particolare l'azione del dirigente va finalizzata ad incrementare la responsabilità didattica dei docenti rispetto a:

In questo quadro, pertanto, sono prioritari:

d)        Il sistema di relazioni esterne

E' necessario per il dirigente ampliare e rafforzare il dialogo già aperto con le Università sui temi della formazione dei docenti e dell'autonomia di ricerca, eventualmente sulla base di un'estensione dei principi e delle intese del Protocollo Anp-Confindustria-Crui. In particolare andranno affrontati aspetti relativi alle scuole della formazione primaria, alle scuole di specializzazione per docenti della secondaria e andranno proposti appositi scambi di opinioni sull'autonomia realizzata in ambito scolastico e universitario.

Oltre ai rinnovati rapporti con gli Enti locali vanno individuate le modalità per istituire un'interfaccia con le Regioni volte a favorire interventi mirati e coordinati nei confronti delle scuole, evitando sovrapposizioni di competenze e decisioni contraddittorie.

Nel nuovo scenario diventa fondamentale, per mezzo dell'azione promozionale e progettuale del dirigente, la creazione di reti di scuole e consorzi per il perseguimento di obiettivi comuni e per correlare l'attività formativa alle molteplici istanze del territorio; e ciò, a maggior ragione, a seguito dell'emanazione del DPR 300/99 che prevede la soppressione delle sovrintendenze e dei provveditorati agli studi.

In tale contesto, inoltre, assume carattere strategico la collaborazione con i soggetti del mondo della produzione: scambio sistematico di informazioni sul mondo dell'istruzione e della formazione, individuazione di progetti comuni, anche a livello locale e regionale (stage, sistema qualità, orientamento professionale, ecc.).

La più ampia apertura alla prospettiva europea va intesa dal dirigente come quadro di riferimento ineludibile e dimensione privilegiata del confronto tra scuole e tra sistemi scolastici. Nel quadro di azioni sono da valorizzare i rapporti con reti associative a carattere europeo e internazionale che operino nel campo dell'istruzione e della formazione e favoriscano la mobilità studentesca internazionale e gli scambi. In tale ambito la collaborazione con l'Esha rappresenta un'occasione preziosa per favorire la diffusione delle migliori esperienze di dirigenti scolastici e lo sviluppo di un confronto libero e aperto. E', pertanto, vitale il contributo di studio del dirigente, maturato attraverso la riflessione sulle esperienze condotte, per favorire il processo di convergenza fra i sistemi educativi europei.

Un particolare importantissimo campo di azione del dirigente sarà rappresentato dalla nuova attribuzione di rappresentanza della parte pubblica nella contrattazione di istituto. Rispetto a tale funzione il dirigente dovrà perseverare in un comportamento che lo qualifichi come portatore dell'interesse pubblico di efficienza ed efficacia del servizio, evitando in tutti i modi di riservare a se stesso la parte, talvolta recitata nella contrattazione pubblica, di un ruolo puramente notarile nell'assunzione degli accordi stabiliti tra le parti sindacali. A tale riguardo torna necessario richiamare il principio, ormai ampiamente accolto nella cultura giuridica che ha informato il processo di riforma della Pubblica Amministrazione, di un'ermeneutica delle norme fondata sul riconoscimento degli obiettivi anziché sull'applicazione formalistica delle procedure.

Il completamento della riforma

L'autonomia attuata comporta anche, sul piano normativo, il completamento del processo di riforma iniziato. Per scongiurare pericoli di arresto della modernizzazione del sistema e dell'inevitabile arretramento che ne conseguirebbe, mancano all'appello la riforma degli ordinamenti (riordino cicli), la delineazione dei nuovi curricoli, il riassetto degli organi collegiali interni di governo delle istituzioni scolastiche.

Completare la riforma significa per l'Associazione vigilare sull'attuazione dei provvedimenti legislativi e regolamentari attraverso la rete dei rapporti politici sia con le Commissioni parlamentari che con l'Amministrazione centrale.

Per i dirigenti significa reimpostare la progettazione dell'attività formativa delle istituzioni scolastiche sulla scorta di un'ampia riflessione congiunta con la categoria dei docenti sui temi fondanti della cultura, dell'istruzione e della formazione:

La riforma degli OO.CC. interni impegna l'Associazione nel perseguimento di obiettivi coerenti con le norme legislative e regolamentari sull'autonomia, in particolare rispetto a:

Rispetto alle attribuzioni del Collegio dei docenti va perseguita una possibilità di funzionamento che consenta modelli organizzativi per articolazioni funzionali (di indirizzo, su compiti specifici, su progetti mirati, ecc.). Quanto al Consiglio di istituto occorre insistere sulle ipotesi già avanzate di una composizione snella e flessibile per perseguire un'efficace operatività che si sostanzi essenzialmente nell'esplicitazione di indirizzi strategici a livello organizzativo e gestionale. I Consigli di classe devono diventare, anche sulla spinta delle disposizioni normative, gruppi di lavoro centrati su compiti ed obiettivi specifici.

L'Anp dovrà continuare a condurre un'azione particolarmente incisiva per evitare le tentazioni mai sopite di una sorta di clonazione indiscriminata degli OO.CC. in nome di concezioni "partecipativiste" che appaiono fine a se stesse e fuori del tempo per la loro indifferenza rispetto ai bisogni e ai processi formativi reali.

Le linee sindacali e contrattuali

In una delicata fase di ridefinizione anche contrattuale del ruolo del dirigente è necessario utilizzare al massimo le risorse umane e finanziarie e le capacità di elaborazione culturale dell'Associazione. In particolare deve esserne pienamente valorizzata la valenza contrattuale e sindacale. Occorre organizzare, a livello nazionale, un gruppo di settore in grado di seguire e valutare con attenzione e continuità, anche sotto l'aspetto politico e legislativo, ogni passaggio sindacale e contrattuale sulla base di studi che prevedano anche comparazioni di tipo nazionale ed europeo.

Si rende, inoltre, necessario costituire, a livello regionale e provinciale, gruppi di consulenza e supporto all'attività dei dirigenti nelle loro funzioni di titolari delle relazioni sindacali.Le definizioni del ruolo, in via di strutturazione, con relativi poteri e livelli di responsabilità, che vanno chiaramente disegnati, rendono necessarie ed inevitabili scelte contrattuali da tempo avanzate dall'Associazione, che possono prefigurare specifiche alleanze e convergenze con altre organizzazioni sindacali.

Le conquiste acquisite e quelle in via di conseguimento devono essere tradotte in precisi istituti contrattuali. La retribuzione complessiva con un contratto per l'area autonoma e di tipo pienamente dirigenziale dovrà essere almeno commisurata a quella delle altre dirigenze pubbliche.

Rispetto alla mobilità occorre effettivamente pervenire, a partire dal settembre 2000, alla piena liberalizzazione dei movimenti tra gli istituti di ogni ordine e grado.

Andrà fatta chiarezza sulle modalità di valutazione del dirigente, sia nell'attuale fase transitoria, sia in quella a regime; vanno individuati ed esplicitati parametri, indicatori, modalità, criteri ed obiettivi della valutazione, comunque connessi agli effettivi poteri, strumenti e contesti operativi del dirigente.

Si ritiene che l'adesione all'Anp, al punto attuale di maturazione della cultura associativa, della forza rappresentativa acquisita, dell'identità riconosciuta anche nei rapporti politico-istituzionali, comporti una identificazione coerente con le linee culturali e sindacali dell'Associazione. Per tale ragione si ritiene del tutto inopportuno e incongruente il mantenimento della doppia delega sindacale da parte di coloro che fino ad ora hanno procrastinato tale condizione.

Aspetti organizzativi dell'Associazione

Il nuovo modello organizzativo disegnato dallo Statuto mette in evidenza la volontà di rappresentanza a livello regionale in coerenza con la riforma del MPI e con la redistribuzione di competenze e poteri alle Regioni e agli Enti locali in applicazione dei provvedimenti legislativi e regolamentari della Legge 59/97.

In tale ottica andranno potenziati, al di là delle prescrizioni statutarie, i momenti che rendono efficace il raccordo fra le varie articolazioni dell'Associazione, ponendo la massima attenzione alle dimensioni informativa e partecipativa, che garantiscono la pertinenza e l'adeguatezza delle decisioni. E ciò soprattutto in quanto l'adozione di un modello organizzativo che prevede il ricorso a strutture "leggere" esige il massimo coinvolgimento, ai vari livelli, e la massima trasparenza delle decisioni.

Nella prospettiva di incrementare la cultura dell'autonomia e di innalzare la qualità professionale degli operatori della scuola, l'Anp auspica l'ulteriore rafforzamento dell'ADI ed opera coerentemente in tale direzione; nel contempo, favorisce la costituzione di un'associazione di scuole autonome articolata nell'ambito delle realtà locali.

In merito ai rapporti con le associazioni professionali dei docenti appare necessario perseverare nella linea, già adottata nel passato, di confronto e di scambio.

Il reclutamento dei nuovi dirigenti

Questione importante, in questo momento di rifondazione della professione dirigente nella scuola è quella relativa alle nuove modalità di reclutamento.
Ora più che mai è necessaria una forma di reclutamento che permetta la selezione e la preparazione di personale che sia in grado di governare le complesse dinamiche scolastiche fin dall'atto dell'assunzione della funzione.
La selezione deve privilegiare la ricerca delle capacità caratterizzanti la nostra professione, valorizzando il saper fare più che il possesso di sapere astratto.

La situazione a regime

E' necessario che, in coerenza con quanto stabilito dal D.lgs 59/98, la selezione per titoli (prima fase) metta in giusta dominanza la valutazione delle attività di gestione quali il vicariato, le funzioni di staff, le funzioni obiettivo, ecc.

Le prove di ammissione al periodo di formazione (seconda fase) dovranno essere tali da far emergere le conoscenze di tipo legislativo, organizzativo e gestionale, mentre il colloquio psico-attitudinale potrà fornire valide indicazioni sull'idoneità del candidato a sostenere le complesse situazioni relazionali.

Il periodo di formazione (terza fase) dovrà essere caratterizzato dalla massima concretezza rispetto ai contesti scolastici e da una valida azione di tirocinio e tutoraggio; inoltre, dovrà recepire le esperienze acquisite con l'organizzazione dei corsi di formazione per la dirigenza. Al riguardo l'Anp conferma la validità dell'affidamento alle Agenzie esterne dei percorsi di formazione e del principio della terzietà dell'Amministrazione.

La quarta fase (esame finale) dovrà accertare le competenze operative e, superando la vecchia logica dell'esame scritto, organizzare un modello che, facendo tesoro di quanto svolto nel corso di formazione, preveda da parte del candidato l'analisi, in tempo dato, di documentazione relativa a casi professionali reali seguita dall'esposizione sintetica della soluzione proposta e delle considerazioni desunte.

La commissione dovrà essere formata da docenti del corso, integrata da personale dell'Amministrazione scolastica (ispettori, dirigenti scolastici) per garantire un contributo aggiuntivo di competenze e professionalità “esterne” alle agenzie ma “interne” al mondo della scuola. La graduatoria dovrà tener conto del punteggio ottenuto in tutte le fasi.

Il primo corso-concorso

Si deve prendere atto che la non indizione di concorsi per le scuole secondarie per nove anni ha determinato un aumento notevole del numero dei presidi incaricati che si sono negli anni formati sul campo: questa preparazione e queste competenze non possono essere disperse.

Per questa ragione, oltre la riserva del 50% dei posti messi a concorso, già recepita dalla legge, l'Associazione, anche sulla base delle proposte formulate dalla Consulta Nazionale dei Presidi Incaricati aderenti all'Anp, dovrà adoperarsi per la più ampia valorizzazione della professionalità acquisita negli anni di incarico, sia per quanto riguarda la formulazione delle forme di selezione della seconda fase, sia nell'organizzazione della fase di formazione.

Per questi motivi il colloquio psico-attitudinale, nel primo corso-concorso, proprio per la presenza di personale che già sul campo ha dimostrato di possedere le qualità necessarie, dovrebbe avere, nei fatti, quale strumento utilizzato per la prima volta, solo un valore aggiuntivo e non selettivo.

Problema ancora aperto, e di non facile soluzione, è la garanzia dell'effettiva riserva del 50% dei posti messi a concorso sull'intero territorio nazionale: fatti salvi il principio della regionalizzazione del ruolo ed i diritti acquisiti dai concorrenti residenti e dai non residenti, l'Associazione dovrà adoperarsi per proporre una soluzione equa e valida.

A margine di questo problema la Consulta Nazionale dei Presidi Incaricati Anp, appurato che il dimensionamento attuato dal primo settembre 2000 potrebbe provocare la scomparsa del 90% dei posti ora coperti dagli incaricati di presidenza, propone che l'Associazione si adoperi affinché la professionalità acquisita dagli stessi venga utilizzata per l'espletamento di funzioni organizzative di particolare complessità. A tal fine l'Anp darà puntuali contributi al momento in cui si renderà necessario predisporre gli interventi normativi.

La formazione in servizio

Con lo svolgimento dei corsi di formazione connessi con l'acquisizione della dirigenza si è concretizzata un'iniziativa importante i cui risultati, in tutti i casi in cui tali corsi conseguiranno livelli di qualità, potranno favorire un effettivo arricchimento della professionalità dei dirigenti.

Per il futuro l'Anp ritiene che il percorso di autoformazione del dirigente - inteso come elemento connotativo di esercizio della funzione - dovrà integrarsi con momenti esterni di formazione in servizio caratterizzati da un complesso di opportunità, di diversa tipologia, le quali possono scaturire dall'incontro con molteplici soggetti; in tal senso saranno da privilegiare il rapporto con l'Università e con altre Agenzie formative, l'attivazione di canali di formazione a distanza e, soprattutto, il confronto con i pari attraverso un sistema di reti, volto a integrare gli elementi di ordine esperienziale con una riflessione teorica sempre più arricchente e qualificante.