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Emanuel Castellarin, Andrea Menegon, Edgar De Bono,
Stefano Trangoni, Matteo Cornacchini

Classe 3D - Marzo 2000

LA NOSTRA GITA NELLA SICILIA ORIENTALE:
GLI ASPETTI PIÙ DIVERTENTI

Tra il 9 ed il 14 marzo 2000, la maggior parte di noi alunni della 3D (c'erano tutti eccetto due ragazzi e due ragazze) ha preso parte alla gita di istruzione nella Sicilia orientale organizzata dalla scuola media grazie all'aiuto di parenti e amici della vicepreside, catanese di nascita. Indubbiamente il viaggio d'istruzione è stato piuttosto particolare, se si considera che sono ben poche le scuole, a maggior ragione se medie inferiori, che organizzano viaggi simili, a circa 1500 km dal punto di partenza. Va comunque detto che l'organizzazione è stata pressoché perfetta, il che ha lasciato un ottimo ricordo dell'esperienza nella maggior parte dei partecipanti.
La gita ha comunque offerto, al di là di grandi occasioni per l'arricchimento culturale, molte possibilità per divertirsi e passare il tempo. La prima parte del viaggio è avvenuta in treno: a Venezia abbiamo dovuto cambiare convoglio, salendo sulla "Freccia della laguna", un treno espresso già organizzato alla partenza, avvenuta alle 19.00 circa, in modo da avere a disposizione le cuccette. Gli scompartimenti, da cui potevano essere ricavate le cuccette, comprendevano sei posti l'uno. Come ci eravamo già messi d'accordo, noi cinque ci siamo sistemati in uno scompartimento insieme alla professoressa Mindotti, nostra insegnante di musica, che ci ha accompagnato. Se la prima ora di viaggio sul treno è servita soprattutto per la sistemazione dei bagagli, grazie soprattutto al marito della vicepreside, detto Vanni, utilissimo durante tutta la gita e da noi molto ammirato, dopo abbiamo potuto guardare il paesaggio fuori dai finestrini e, soprattutto, iniziare a scherzare e ridere. A tenere banco erano fondamentalmente le barzellette e le battute, in perfetta coerenza con tutte le gite scolastiche. Non tutte però sono state accettate di buon grado: Edgar, ad esempio, alla fine della gita è apparso piuttosto annoiato per non dire irritato da alcune battute di Matteo, che citava il "Cavaliere Mascarato" un numero impressionante di volte ogni giorno. Non appena ne abbiamo sentito il bisogno, abbiamo anche iniziato a mangiare, naturalmente, panini, tramezzini e cibi già pronti. Tra un panino e una coca cola, tra una barzelletta e una battuta è arrivata l'ora di preparare le cuccette: compiuta questa operazione, non è stato più possibile sedersi sui sedili o sdraiarsi sulle cuccette superiori, come avevamo fatto fino ad allora. Quindi, dato che lo spazio nello scompartimento era piuttosto limitato, non è rimasto altro da fare che sistemarsi nelle cuccette. Dobbiamo dire che per alcuni di noi (tutti eravamo alla prima nostra notte passata in treno) non è stato facilissimo capire esattamente dove, nel pacchetto datoci dal cuccettista, fosse la federa per il cuscino e come si facesse a sistemarsi all'interno del doppio lenzuolo. Espletate queste complesse operazioni, siamo rimasti distesi nelle cuccette a parlare, ma soprattutto ad ascoltare le tre partite di Coppa UEFA la cui cronaca veniva trasmessa alla radio. In parte ascoltavamo la cronaca da noi, per altre fasi ci dovevamo affidare alla spiegazione di Stefano, dotato di radiolina portatile (Emanuel l'aveva portata, ma evidentemente le pile non erano molto cariche, se all'improvviso, nei pressi di Ferrara il segnale era scomparso misteriosamente senza lasciare tracce). Intorno alle dieci e mezzo della sera, tentavamo già di addormentarci, operazione quanto mai difficile. Solo la professoressa era riuscita nel suo intento, in corrispondenza del tratto appenninico, durante la cui traversata nello scompartimento regnava il silenzio, probabilmente da parte nostra in nessun caso accompagnato dal sonno. Finite le partite e passate le undici, un nuovo tentativo di prendere sonno ha interessato tutti noi, ma già una mezz'oretta dopo ci si ritrovava a fare battute (sicuramente è stato molto famoso presso l'intera comitiva un intervento di Edgar, che, con tono scherzoso ma forzatamente serio, ha cercato di far credere ad Andrea di essere stato adottato: questo intervento, nel cuore della notte mentre eravamo tutti nel dormiveglia, pur non essendo particolarmente spiritoso, è stato inteso come una battuta molto umoristica). Ciò nonostante, per ammissione della professoressa stessa, non abbiamo creato un eccessivo rumore. Ci sono stati vari momenti di sonno, ma puntualmente, circa ad ogni ora, qualcuno di noi si svegliava. Per non interrompere il sonno altrui, c'era chi, come Emanuel, guardava il paesaggio esterno, chi, invece, restava in silenzio. Per onore del vero va detto che, dall'una di notte alle quattro, tutti hanno dormito profondamente senza svegliarsi, ma, non appena arrivati a Caserta, alle quattro circa, tutti si sono destati. Stefano ha mangiato dei biscotti e Edgar addirittura un panino con la frittata. Successivamente si è dormito ancora due ore e mezzo circa: in totale, abbiamo dormito in media tra le cinque e le sei ore. Il motivo per cui alle volte ci si svegliava nel corso del viaggio era principalmente il fatto che avevamo lasciato la finestra leggermente aperta, con la tenda però chiusa, quindi quando si incontrava un ponte, un altro treno o altri ostacoli ai fianchi del treno, il rumore della tenda che si muoveva diveniva fortissimo e insopportabile. Fortunatamente, forse anche grazie a questo espediente, i cattivi odori nello scompartimento non erano eccessivi (siamo stati fortunati perché anche l'anti-acaro di Edgar ha contribuito rendere l'aria dello scompartimento più respirabile).
Definitivamente svegli, abbiamo fatto colazione e giocato a carte, mentre il treno si avvicinava a Villa San Giovanni, dove ci siamo imbarcati per Messina. Siamo arrivati a Giardini Naxos con soli dieci minuti di ritardo e abbiamo dovuto aspettare la corriera che avevamo noleggiato. Ci siamo quindi diretti verso Taormina, ma solo per una vista panoramica della costa e dell'Etna, o meglio, come è stato ribattezzato da Andrea, in un momento di stanchezza, il Vesuvio. In seguito ci siamo potuti sistemare in albergo: Emanuel era in camera con Michele Beltramini e Fabio Bucci di 3B, Matteo con Alberto Zenarolla e Thomas Taboga sempre di 3B, mentre Andrea, Edgar e Stefano erano in camera assieme. Dopo la sistemazione, che ha ci soddisfatto molto per quanto riguarda i compagni di camera, c'è stato solo il tempo di mangiare, per poi visitare Taormina. Qui ci siamo avvalsi della guida del preside della locale scuola media, da tutti ricordato come molto simpatico. Durante la visita nella cittadina, oltre ad ascoltare le spiegazioni, naturalmente ci divertivamo e ridevamo tra noi. Sia per il lungo viaggio in treno, sia per le camminate fatte a Taormina, prima di cena eravamo tutti un po' stanchi. Successivamente ci siamo ritirati in camera e, ad un'ora neanche molto tarda, siamo andati a dormire, non prima di aver vagato per qualche minuto nelle camere. Eravamo consapevoli che il giorno successivo ci sarebbe stata l'escursione sull'Etna, che, ci era stato detto, avrebbe potuto stancarci. In effetti, all'interno della comitiva, nel viaggio per arrivare a quota 1900 metri, alcuni hanno avuto una leggera nausea, ma non si è trattato di nulla di grave. La nostra visita sul vulcano non è stata quindi disturbata ed è risultata molto interessante, grazie soprattutto alle spiegazioni di una vulcanologa amica della vicepreside. La nostra destinazione successiva è stata la famosa Valle del Bove, o meglio un luogo da cui si poteva vedere bene la valle. E' stato qui che abbiamo mangiato un uovo e due panini gentilmente preparati dai genitori della vicepreside, per poi rimanere un po' a parlare. Alcuni, non tra noi cinque, hanno impiegato però questo tempo per incidere una casetta di legno e sono stati ripresi dalle professoresse che ci accompagnavano. Questo episodio non ha provocato tuttavia gravi ritardi, quindi abbiamo potuto proseguire il nostro itinerario verso le pendici del vulcano e poi verso la costa, precisamente verso la Riviera dei Ciclopi, Aci Trezza e Aci Castello. Durante il viaggio in pullman la temperatura, molto alta, ha causato per alcuni una certa stanchezza, ma in generale lo spostamento non è stato molto faticoso: mentre si guardava il paesaggio all'esterno, si è potuto praticare anche semplici giochi di associazione di idee o di memoria. Arrivati a Zafferana Etnea, alle falde dell'Etna, ci siamo riposati in una piazza del paese, con vista sul mare. Il luogo era strategico non solo per l'ottima visuale del mare e dell'Etna, ma anche per la presenza di qualche bar in cui abbiamo potuto provare un dolce tipico siciliano, le paste a base di mandorle. Dopo il naturale momento di riposo che ci siamo concessi a Zafferana, il nostro viaggio è proseguito. Sulla costa, dopo le ultime spiegazioni, la vulcanologa ci ha lasciato e noi siamo tornati in albergo. Il viaggio in corriera è stato uno tra i più divertenti che possiamo ricordare. Dopo la doccia e la cena, buona parte della comitiva è uscita a fare una passeggiata. Noi siamo rimasti in albergo, divertendoci parecchio nelle camere (approfittando dell'occasione Stefano ha anche ascoltato la cronaca di una partita di campionato). Quella giornata è stata meno fortunata per una ragazza di 3B che, sull'Etna, era caduta rompendosi un braccio. La frattura è stata scoperta solo in serata, quando la vicepreside ha accompagnato la ragazza, Gloria Sorgon, all'ospedale di Catania. In seguito è tornata a Udine con l'aereo. Questa misura, resasi necessaria, era stata minacciata prima del viaggio in caso di cattivo comportamento da parte di qualcuno, ma fortunatamente non si è resa in alcun modo necessaria, almeno per questioni disciplinari. Domenica 12 marzo ci siamo diretti a Noto e Siracusa, in due tra le città più meridionali d'Italia. Durante il viaggio abbiamo potuto vedere le raffinerie di petrolio di Augusta, che di sera sulla via del ritorno ancora meglio visibili con una lingua di fuoco sulla cima, e alcune cisterne situate in una parete rocciosa per l'approvvigionamento dei sottomarini militari italiani, nonché la chiesa di Cassibile dove, il 3 settembre 1945 fu firmato l'armistizio italo-alleato. Questi tre diversi aspetti della provincia di Siracusa ci hanno interessato parecchio, anche perché le abbiamo ammirate in condizioni atmosferiche ottime. Infatti il cielo era terso - forse non c'era neppure una nuvola - e anche i grandi agrumeti rendevano l'atmosfera più suggestiva. La nostra prima tappa è stata Noto, la città famosissima per lo stile barocco. Qui siamo stati guidati da un cugino della vicepreside, preside a sua volta del liceo classico della cittadina. Tra un palazzo e l'altro, rimaneva un po' di tempo per guardarsi intorno e parlare. All'ora di pranzo, ci siamo organizzati con cibi tipici della Sicilia, come focacce e alimenti simili alla pizza, sistemandoci in una piazza netina. Subito dopo abbiamo avuto il tempo di entrare in uno dei caffè che si trovano sul corso principale di Noto per mangiare una cassata, dolce siciliano che non si può certamente definire ipocalorico, che ha raccolto l'approvazione di molti ragazzi. Nel pomeriggio siamo andati a Siracusa, la principale colonia greca in Sicilia. La prima parte della nostra visita alla città è stata incentrata sulla zona archeologica, che comprende l'Orecchio di Dionisio, in cui ci siamo divertiti ad ascoltare l'eco delle nostre voci, il teatro greco-romano, un anfiteatro romano e altri resti antichi di grande importanza. In questa occasione ha funto da guida, in modo molto valido, il marito della vicepreside, Vanni, a cui secondo noi spetta una certa parte del merito della buona riuscita della gita, perché la sua presenza ci è stata annunciata solo negli ultimi giorni, ma è stata fondamentale. Non credo avremmo potuto organizzarci in modo ugualmente efficace senza di lui sia durante il viaggio in treno per evitare lo smarrimento iniziale, sia durante la permanenza in Sicilia per le informazioni che ci ha dato e per il supporto in termini di trasporto di cibo per i pranzi al sacco, che comunque ci fanno ricordare anche l'aiuto dei genitori della vicepreside.
A Siracusa, ad ogni modo, dopo la zona archeologica, abbiamo visitato l'isola di Ortigia, punto da cui partì lo sviluppo della città. Tornando verso il pullman da Ortigia, al povero Matteo sono occorsi alcuni piccoli incidenti dalla dinamica alquanto esilarante, almeno a giudicare dall'effetto avuto all'interno della comitiva. Su una grande piazza, ad esempio, stavano circolando in bicicletta dei bambini. Uno di loro evidentemente non aveva visto Matteo, tant'è che quest'ultimo è stato quasi investito dal piccolo ciclista e ha dovuto mettersi al riparo con un balzo improvviso, non senza difficoltà perché si trovava tra Emanuel e Andrea. La sfortuna di Matteo doveva però ancora rivelarsi in tutta la sua grandezza, perché, non vedendo un cestino su un marciapiede, vi è andato a sbattere contro e, non notando un gelato caduto a terra, l'ha calpestato. Inoltre, a causa di un paio di scarpe troppo larghe, era costretto a camminare in modo piuttosto strano...
Il viaggio di ritorno da Siracusa a Giardini Naxos secondo noi è stato lo spostamento in pullman più divertente di tutti: oltre alle tradizionali associazioni di idee ed i giochi di memoria, c'è stata una telefonata fatta, grazie a un telefono cellulare, a Lorenzo, uno dei ragazzi della classe rimasti in Friuli. Durante il viaggio, rallentato leggermente da non meglio precisati problemi alla corriera, che si è dovuta fermare in autostrada per qualche minuto, tuttavia, abbiamo preparato anche qualche scherzo, sicuramente non eccessivo, ai danni, se così si può dire, di qualche altro membro della comitiva. Ad esempio, la trovata meglio riuscita è risultata una organizzata alle spalle di Matteo. Emanuel, Andrea, Stefano e Edgar si sono accordati con Margherita per uno scherzo particolare: Margherita avrebbe finto di innamorarsi di Matteo. L'ambiente in cui si sarebbe dovuto svolgere lo scherzo avrebbe dovuto essere una discoteca, dove ci era stato promesso di andare. Questo poi non è accaduto, quindi la trovata ha avuto luogo in primis nell'albergo. Uno tra i momenti culminanti della trovata è stata la cena di domenica, quando siamo riusciti a far sedere Matteo e Margherita allo stesso tavolo. Qui, con grande spirito teatrale, Margherita ha interpretato il suo ruolo con grande bravura, tanto da convincere totalmente anche Matteo, sulle prime leggermente titubante. In effetti la scena è stata tra le più divertenti dell'intera gita, tanto da meritare una ventina di fotografie scattate principalmente da Andrea, all'insaputa, va riconosciuto, del malcapitato Matteo, che intanto faceva del suo meglio per "fare il galante" (le parole sono sue) con una "tattica" (citiamo ancora Matteo) ben definita. Alcune fotografie sarebbero state addirittura da incorniciare, come quelle scattate quando Margherita ha offerto al protagonista dello scherzo un cannolo, o quando quest'ultimo ha dovuto togliersi dalla bocca delle lische di pesce. Durante la cena Matteo non si è accorto delle persistenti risate che provenivano dal tavolo vicino al suo, in cui erano seduti gli altri maschi della classe, né di quelle provenienti dagli altri tavoli, impegnato com'era a rispondere alle pressanti avance della complice degli organizzatori. La trovata ha potuto proseguire anche lunedì, quando abbiamo lasciato l'albergo per Catania. La visita della città ha offerto la possibilità di scattare molte fotografie. Forse è meglio non ricordare questo particolare aspetto della gita a Emanuel che, sebbene molto interessato e contento per come è stato organizzato il viaggio d'istruzione, ha scattato circa cento fotografie, riuscendone però a ottenere solo una quarantina. La sua sfortuna è stata notevole, se si considera che, dopo aver completato un rullino di fotografie, ne ha iniziato un altro, impressionando una quarantina di pose, a suo giudizio molto belle. Arrivato a Catania si è accorto che il rullino all'interno della macchina fotografica aveva avuto problemi non meglio conosciuti. Aveva però a disposizione un altro rullino, di cui molte fotografie non sono state impressionate per mancanza di luce. A Catania, tuttavia, è riuscito a scattare varie fotografie, naturalmente turistiche, ma anche inerenti allo scherzo organizzato alle spalle di Matteo. Quelle fotografie sono rimaste l'unica testimonianza della trovata, perchè molte fotografie di Andrea, scattate con una macchina fotografica "usa e getta", non sono state impressionate per mancanza di luce. Comunque la trovata è potuta continuare ancora per qualche ora. Gli organizzatori erano riusciti a superare anche varie difficoltà dovute alle impreviste rivelazioni da parte di alcuni ragazzi, ma la trovata non poteva durare all'infinito: dopo il pranzo, costituito da cibi tipici simili a quelli del giorno precedente e consumato in dei giardini pubblici, Margherita si è concessa ancor qualche momento di grande teatro, ma alla fine ha dovuto raccontare tutto a Matteo. Quest'ultimo non ha considerato la trovata secondo lo spirito che aveva animato gli organizzatori e l'ha considerata uno scherzo di cattivo gusto. La maggior parte di coloro che hanno partecipato alla gita hanno considerato la sua reazione eccessiva, poiché effettivamente il fine della trovata non era assolutamente di demoralizzare Matteo e, a conti fatti, lo scherzo non era assolutamente eccessivo. Nei fatti comunque Matteo è apparso alquanto risentito, non solo nei giorni più prossimi allo scherzo, ma anche in momenti successivi. Nonostante questo, ha preferito comunque restare in scompartimento anche per il viaggio di ritorno, insieme agli altri maschi della classe. Al ritorno (siamo partiti alle 17 da Catania e in stazione ci eravamo imbattuti in un gruppo di ragazzi che avevano tentato di venderci una strana polverina contenuta in delle bustine, forse droga) si è verificato l'unico momento in cui c'è stata una certa disorganizzazione, non da imputare alle professoresse o alla vicepreside, bensì a un freddo computer delle Ferrovie Statali, che ci aveva assegnato quattro posti in uno scompartimento, due in un altro. Fortunatamente poi si è tutto risolto, perché siamo riusciti, soprattutto grazie all'onnipresente marito della vicepreside, ad accordarci con quattro passeggeri saliti sul treno a Vibo Valentia. Questo piccolo problema organizzativo ha avuto anche risvolti positivi: temporaneamente, in scompartimento con noi è rimasto un simpaticissimo signore siciliano, di professione elettricista, poi sceso a Ferrara, con cui è stato molto piacevole parlare di sport, non in termini normali, ma osservando gli elementi negativi dello sport odierno. Si è trattato di un'ennesima dimostrazione della simpatia e dell'ospitalità dei siciliani, che ci ha colpito particolarmente.
Comunque siamo riusciti a dormire, come all'andata, in un'unica cuccetta con la professoressa Mindotti, ma solo ad una certa ora. In questa occasione il motivo per cui ci siamo assopiti tardi non è stata l'insonnia, bensì il disguido organizzativo a cui abbiamo appena accennato. In realtà la stanchezza era tanta, come testimonia il fatto che ci siamo svegliati solo il mattino seguente. Il viaggio è proseguito con un certo ritardo, ad ogni modo non eccessivo e siamo arrivati a Udine alle 13 circa senza particolari intoppi, eccetto un tentato furto, avvenuto a Mestre, ai danni della madre di Fabiola, una nostra compagna di classe, che ci ha accompagnato. I ladri, che hanno cercato di appropriarsi di una valigia, non avevano considerato la tenacia della signora, che li ha inseguiti e ne ha determinato la cattura. Si è conclusa quindi la nostra gita d'istruzione, che ai più è piaciuta moltissimo, di cui rimangono molte testimonianze, dalle fotografie (quelle che sono riuscite!) a qualche filmato. Oltre alla gita in sé va comunque ricordato che il comportamento della comitiva, per ammissione stessa delle professoresse e dei vari accompagnatori, è stato molto positivo. Ciò è accaduto nonostante ci siamo divertiti moltissimo. Sicuramente si è trattato di un'esperienza memorabile.

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