RELAZIONE SULL’INCONTRO CON LA MEDIATRICE CULTURALE
GINANA SUNDARI MALLAVARAPU
PER UNA CONOSCENZA PIÙ APPROFONDITA DELL’INDIA

L'India

Il giorno sabato 26 febbraio 2000 la mediatrice culturale Ginana Sundari Mallavarapu, proveniente dall’India, ha parlato per circa due ore, dalle 8,30 alle 10,30, del suo Paese, specialmente non tanto dell’aspetto fisico, spesso già introdotto sui libri di testo, ma di particolari aspetti della cultura indiana. L’incontro è avvenuto presso l’auditorium della scuola media e ha interessato le classi 3D e 3E (dalle 11,00 alle 13,00 è stato il turno della 3A e della 3B).

Dopo il saluto tipico dell’India, fatto inchinandosi leggermente e con le mani giunte, la mediatrice culturale ha innanzitutto precisato che in India possono essere distinte sei stagioni (questo è quanto insegnato anche nelle scuole indiane) e non solo due come è riportato sui libri di testo. L’argomento della discussione ha riguardato poi i vari aspetti delle lingue presenti sul territorio dell’India. Innanzitutto i nomi delle persone ricordano solitamente i parenti defunti all’interno delle famiglie, sono dedicati agli dei o a elementi naturali (monti, piante, animali) che secondo la religione indù, preminente (80%) nel Paese, sono sacri. Tutti i nomi hanno quindi un significato: ad esempio i due nomi della mediatrice culturale significano rispettivamente "intelligente" e "bella".

Scuola di Sitar

In India sono molte le lingue (a seconda dei testi scolastici, 100 o 250 circa), ma solo 15 sono riconosciute come ufficiali nell’intero Paese. L’Unione Indiana è composta comunque da 25 Stati autonomi, il cui numero tende ad aumentare per le richieste di alcuni gruppi etnici, e sette territori amministrati dal governo centrale, che ha sede a New Delhi. In molti Stati autonomi sono considerate ufficiali lingue altrove non considerate tali o addirittura incomprensibili: ad esempio nella Stato di Calcutta, il Bengal, si parla la lingua bengali. Dopo l’indipendenza indiana, del 1947, nella definizione dei confini degli Stati si cercò proprio di tenere conto per prima cosa delle lingue parlate. La mediatrice culturale proviene dallo Stato autonomo dell’Andra Pradesh, situato sull’altopiano del Deccan. La capitale dello Stato è Hyderabad e la lingua locale è il telugu, il cui alfabeto comprende ben 54 lettere. Tra le quindici lingue ovunque ufficiali, sono due le più importanti: l’hindi, dal nome originale del Paese, cioè Hindu Stan (furono gli inglesi a chiamare l’India come ora viene fatto in tutti i Paesi europei), e l’inglese, lingua "ausiliaria", utile per i contatti internazionali e spesso come mezzo di comunicazione tra le varie etnie indiane. Sia l’hindi sia l’inglese tuttavia sono conosciute solo da chi frequenta la scuola. Questo ha costituito un’ottima occasione per parlare del sistema scolastico indiano, con i suoi problemi e i suoi limiti. Il sistema scolastico si basa su due anni di kindergarten, cioè di asilo infantile, a cui segue la scuola elementare e i tre anni di scuola media (in questo i sistemi scolastici indiano e italiano sono simili). Le scuole superiori sono basate sulla differenziazione tra i primi due anni, normali, e altri due anni, di livello intermedio (in inglese intermediate), durante i quali ci si inizia a indirizzare verso la facoltà universitaria da scegliere. Nelle università i primi tre anni sono generalmente frequentati da tutti gli studenti, mentre in seguito alcuni iniziano a lavorare. Raccolta del riso in IndiaBenché la comunità scientifica dell’India sia la terza al mondo, dopo quella statunitense e quella dell’ex URSS ed esprima grandi livelli di qualità, specie in settori all’avanguardia come l’informatica e il settore nucleare, l’analfabetismo sia aggira intorno al 40%, benché il dato stia diminuendo. Questo accade soprattutto a causa della grande evasione scolastica. In India l’istruzione, almeno ai livelli più elementari (fino ai quattordici anni), è obbligatoria, ma se viene evaso l’obbligo scolastico è rarissimo l’intervento delle forze di polizia corrispondenti ai carabinieri italiani. La causa principale dell’evasione scolastica è la necessità per le famiglie di braccia per lavorare nelle campagne o come manovali, comunque per sostentare in qualche modo la famiglia stessa. A ciò si aggiunge l’inefficienza dei servizi sociali, deputati ad aiutare i ragazzi o i bambini in difficoltà. Vi sono solo alcune associazioni europee e non che si propongono di impartire ai ragazzi indiani almeno un’istruzione elementare.

A scuola in India - Gurai e i suoi fratelli, che frequenteranno la scuola per dieci anni, percorrono a piedi un chilometro al giorno per raggiungere l'edificio scolastico.

Le scuole pubbliche dell’India tuttavia sono divisibili, come tutte le altre infrastrutture, in due categorie: alcune appartengono al governo centrale, altre al governo dello Stato autonomo in cui si trovano (i governatori degli Stati autonomi sono detti chief minister, vicepresidenti). Alle scuole del governo centrale si può accedere solo se figli di persone che lavorano per conto del governo di New Delhi. E’ piuttosto difficile iscriversi a queste scuole e, benché le materie trattate siano molto valide e piuttosto impegnative, l’insegnamento dato non è sempre positivo e spesso mancano gli insegnanti.

I bambini e i ragazzi che non vanno a scuola lavorano: ricevono circa 10 rupie per dodici ore di lavoro, uno stipendio infimo se si pensa che una rupia vale circa 50 lire italiane. Un kg di riso di bassa qualità costa cinque o sei rupie: è questo il cibo di base nell’alimentazione dei bambini, spesso accompagnato con del peperoncino, per cui la malnutrizione e la sottoalimentazione sono problemi all’ordine del giorno. In India gli stipendi medi, vale a dire di insegnanti e impiegati, sono di circa 150-200 mila lire mensili, mentre per gli operai il salario è notevolmente più ridotto. Va detto comunque che il costo della vita è molto basso, ma sta aumentando.

Il Taj Mahal, una delle più grandiose costruzioni del mondo, fu costruito tra il 1630 e il 1650 circa da Shah Jahan in memoria della moglie morta di parto. Si trova a sud di Delhi, ad Agra, dove l'impero moghul (1526-1707) ebbe la sua capitale. Questo mausoleo in marmo, alla cui costruzione parteciparono artigiani asiatici ed europei, è il più bell'esempio di architettura islamica del XVII secolo e attira ancora molti visitatori.

L’India è famosa per alcuni aspetti di grande miseria e sottosviluppo, ma anche per la sua cultura molto affascinante e diversa dalla nostra. Proprio da questo Paese proviene, tra l’altro, l’abitudine di tatuarsi, ma in India inizialmente i tatuaggi avevano una funzione terapeutica simile a quella delle medicine. Una tra le caratteristiche più conosciute delle donne indiane è il fatto che portino il bindi, in altre parole dei brillantini di varia forma e colore, sulla fronte. Bindi in hindi significa "gocce" e le femmine lo portano sin da bambine, altrimenti si crede che sia di cattivo augurio. Benché, come detto, possa essere di tutti i tipi, il bindi nelle donne sposate con più di quarant’anni è solitamente tondo e marrone, come buon auspicio per il futuro. Una donna di solito non porta però il bindi dopo la morte del marito: questo, come l’indossare un abito bianco (oggi sono stati introdotti anche colori più sgargianti) è un segno di lutto. Anche i maschi portano il bindi, ma solo durante le feste o, se sono sacerdoti indù, durante la meditazione yoga. In quest’ultima occasione le "gocce" diventano come un terzo occhio per l’introspezione. Il bindi può essere autoadesivo, ma può essere anche costituito da polvere rossa tratta da una radice o da una pittura sulla pelle.

Una ballerina di bharata natyam è raffigurata davanti al tempio di Khajuraho, dove ogni anno si tiene un festival di danza che raccoglie i rappresentanti delle varie regioni dell'India.Ruoli femminili tradizionali - Le donne hanno un ruolo importante nelle varie culture dell'India, essendo responsabili del mantenimento dei rituali e delle tradizioni di famiglia. Sposandosi, la donna va a vivere con la famiglia del marito e spesso divide l'abitazione con altre donne. Suo compito è preparare il cibo e servire i pasti, accertandosi della purezza degli alimenti, cosa di fondamentale importanza nella cultura locale.

Le donne indiane sono molto famose anche per il loro abbigliamento. Fino ai quindici-sedici anni, età in cui si tiene una festa per la raggiunta maturità della ragazza, quest’ultima si veste con una gonna, comune anche ai bambini, ed una camicetta, o con metà sari. Il sari è il vestito tradizionale delle donne indiane ed è costituito da una lunga striscia di tessuto con cui viene circondata due volte la donna. A seconda delle caste il sari è portato sulla spalla destra o sulla sinistra, ma generalmente la spalla preferita è la sinistra. L’estremità del sari non portato sulla spalla può essere tenuta in mano, portata sulla spalla destra, per rispetto nei confronti dei maschi (all’interno delle famiglie più tradizionali), o sulla testa, nei luoghi sacri.

Una famiglia dell'India - Bachau Yadev (32 anni) posa con la famiglia e tutte le proprie cose di fronte alla sua casa in Ahraura, in Uttar Pradesh, India. Bachau è un agricoltore.

La mediatrice culturale si è poi soffermata sull’argomento del matrimonio nella società dell’India. La legge stabilisce l’età minima per potersi sposare a 18 anni per le femmine e a 21 per gli uomini, ma tale norma è scarsamente rispettata anche perché non vi sono questioni di studio a posticipare forzatamente la data delle nozze e perché in molti casi si cerca di far partecipare alle nozze anche i più anziani membri della famiglia prima che muoiano. I matrimoni sono molto spesso, in circa otto casi su dieci, combinati dai genitori degli sposi. Oggi si tende a interpellare maggiormente gli interessati, in particolare se studiano, ma è molto raro che i consigli dei genitori vengano rifiutati, perché sono molto rispettati. Scena da un matrimonio in IndiaGeneralmente i genitori tentano di sposare tutti i propri figli con persone di pari stato sociale: sono permessi dalla legge i matrimoni anche tra cugini con cognome diverso dal proprio. In vista delle nozze la famiglia della futura sposa fornisce la dote, costituita da denaro, oro, case, campi e simili. La dote è fondamentale per il matrimonio, benché sia ufficialmente abolita dalla Costituzione del 1950. La data delle nozze è scelta dal sacerdote, il guru, che considera attentamente i nomi dei due sposi e, dopo aver vagliato anche la posizione degli astri, decide perfino il minuto in cui celebrare lo sposalizio, che generalmente dura un giorno intero o anche tre giorni, con molte persone invitate (fino ad alcuni decenni fa i matrimoni duravano anche cinque giorni). La società indiana non si basa nel complesso su una grande puntualità, ma in occasione del matrimonio si è molto precisi e attenti agli orari. Il divorzio è raro e in molti casi ci si affida al karma, cioè al destino e al fatalismo. L’anello di fidanzamento non ha grande importanza: la vera fede per le spose è costituita da un ciondolo, a prescindere dalla religione degli sposi. Per gli indù il ciondolo è costituito da pietre incastrate. Anche i braccialetti di vetro sono molto importanti per le donne, ma solo se non sono vedove. Durante il matrimonio le mani della sposa sono dipinte in rosso e ha luogo un grande banchetto che interessa centinaia di persone. In questa come in tutte le altre occasioni si mangia solo con la mano destra, direttamente da piatti o da foglie, ad esempio di banano, o con cucchiai. La mano sinistra è ritenuta sporca ed è per questo che quando si entra in una casa, scalzi, si deve entrare prima con il piede destro.

Fedeli sul fiume Gange - Per gli indù, i fiumi sono sacri e il Gange, che attraversa la zona nordorientale dell'India, è il più importante di tutti.

La spiegazione di questa credenza ha permesso di parlare della religione induista. Essa riconosce molte divinità, ma in particolare il Trimurti, formato da Brahma, il creatore, Vishnu, colui che conserva, e Shiva, il distruttore. Proprio il continuo ripetersi del ciclo di creazione, conservazione e distruzione è alla base della teoria secondo la quale esiste la reincarnazione e ogni individuo rinasce in un’altra vita in base a come si è comportato in precedenza. Molti sono gli animali considerati sacri in India, anche perché secondo gli indù potrebbero essere umani morti e reincarnatisi. Vacche sacre in India - Un uomo conduce le sue vacche lungo una strada nei pressi di Ahmadabad, nell'India nordoccidentale.Ci sono però anche altri motivi: l’elefante è ad esempio il simbolo del dio Ganesh e la mucca, secondo i testi sacri scritti in sanscrito, la lingua da cui nacquero tutte le attuali lingue indiane, sarebbe stato il mezzo di trasporto di Brahma durante la creazione del mondo. Inoltre la mucca è considerata una dea madre perché il suo latte costituisce il nutrimento per i non pochi bambini le cui madri muoiono di parto. Molti induisti una volta morti si fanno cremare e le loro ceneri sono gettate nel Gange: secondo una credenza indiana se "il corpo va verso l’alto" il morto rinascerà in una casta migliore, altrimenti rinascerà in una peggiore.

Le caste in India sono parecchie e quelle conosciute in Occidente costituiscono solo una notevole semplificazione della situazione reale. Al contrario di quanto è riportato su molti testi, le caste non sono state abolite per legge e sono una realtà concreta. Basti pensare che il nome della casta fa parte della firma di ogni individuo. Questi gruppi sociali chiusi nacquero in tempi remoti, ma divennero molto più rigide specie dopo le invasioni musulmane dell’India per proteggere le donne, che erano state violentate dagli islamici (ancora oggi subire una violenza o una molestia per una donna è un grande disonore che molte volte porta al suicidio). Treno affollato a BombayL’appartenenza a una casta implica molte conseguenze pratiche, come l’imposizione di un certo regime alimentare: i brahmini, vale a dire i sacerdoti che appartengono alla categoria sociale più elevata, sono vegetariani perché devono mantenere la propria purezza, gli appartenenti ad altre caste possono mangiare solo carne bianca ed i pària, gli intoccabili possono mangiare tutti i tipi di carne, anche considerata impura, purché non di animali sacri come la mucca. Vi sono però altri casi più curiosi: ad esempio gli incantatori di serpenti possono cibarsi anche di carne di serpente.

La società induista è molto chiusa e si oppone alle altre religioni. Questo sfavorisce i cattolici, circa un decimo della popolazione di cui fa parte anche la mediatrice culturale, che sono invitati a non considerare le caste indù e sono considerati l’ultima casta, addirittura dopo i pària. Nonostante la società si stia innovando notevolmente, specialmente nel nord, molti di loro decidono di convertirsi all’induismo per non essere emarginati socialmente.

 

 

Castellarin Emanuel – Classe 3D – Febbraio/Marzo 2000

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