FAGAGNA: SECONDA STAZIONE SPERIMENTALE PER LA REINTRODUZIONE DELLA CICOGNA BIANCA IN ITALIA.

Le cicogne sono uccelli migratori che svernano nei paesi caldi dell'Africa e si dirigono verso l'Europa per passarvi l'estate e nidificare. Attualmente le principali rotte di migrazione sono due: quella che passa per lo stretto di Gibilterra e comprende la penisola lberica e quella attraverso il Bosforo e la penisola Balcanica. Pare certo che anche la penisola ltalica abbia costituito nel passato un "ponte" naturale fra i quartieri invernali e quelli estivi, anche se probabilmente non doveva essere il prediletto a causa dell'ampio braccio di mare che separa la Sicilia dall'Africa (come è noto le cicogne nei lunghi voli sfruttano le correnti termiche ascensionali, che mancano sul mare). Alcune cicogne transitano ancora per la nostra penisola durante i due periodi di passo e ripasso, ma le nidificazione dovevano essere frequenti: esistono molte testimonianze risalenti all'antica Roma (da: Ovidio, Giovenale, Plinio, Orazio e Virgilio), che menzionano i grandi nidi sui cornicioni dei templi e delle case romane e decantano i "pulli" di cicogna quale piatto prelibato. Dati certi della nidificazione si hanno fino al XVII secolo; nel XIX secolo la specie era data come nidificante per Lombardia e Veneto, ma solo eccezionalmente. Non si sa con certezza né il periodo né le cause dei decremento numerico e poi dell'estinzione della specie come nidificante in Italia. Pare che tutta la popolazione occidentale Europea di Cicogna, sia oggi in declino, meno quella orientale, ma in genere, nell'ultimo ventennio in tutta l'Europa si è assistito ad una notevole diminuzione delle coppie di cicogna censite, fino a livelli drastici (come in Danimarca, Olanda e Germania occidentale) e fino all'estinzione in alcuni paesi (Svizzera, Belgio, Svezia). È per questo motivo che molti paesi, sia Europei che Africani,stanno avviando programmi di tutela delle popolazioni nidificanti e progetti di ripopolamento (dove la specie è in declino) o di reintroduzione (dove la specie è scomparsa come nidificante). Il primo vero e proprio progetto di reintroduzione della cicogna bianca, è stato effettuato in Svizzera, ad Altreu, a partire dal 1955, dall'appassionato Max Bloesh; dopo vari tentativi questo esperimento è stato coronato da successo: oggi in Svizzera ci sono ben 140 coppie di cicogne nidificanti. L'Alsazia ha seguito le orme della Svizzera e, grazie all'opera di una ventina di centri specializzati, Ia popolazione di cicogne, che era ormai quasi decimata, è stata ricostituita. L'Italia ha cominciato a seguire l'esempio degli altri paesi Europei nel 1985, con il primo centro (su modello di quello Svizzero) a Racconigi in Piemonte, a cura della LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), su progetto redatto dall'ornitologo Fabio Perco. Poi è venuta la volta di Fagagna. Lo stesso ornitologo Perco, a seguito del successo dell'esperienza piemontese, era alla ricerca di un luogo adatto per l'insediamento di una seconda stazione sperimentale, che doveva servire a costituire un "polo di irradiamento della specie anche nell'estremità orientale della pianura padano-veneta" (per citare le sue stesse parole). Nella nascente "Oasi dei Quadri" di Fagagna egli ha riconosciuto sia un habitat idoneo alla specie, sia le strutture (quelle del centro avifaunistico) che avrebbero offerto rifugio e protezione alle cicogne nella prima fase dei progetto. Egli propose le sue idee alla Comunità Collinare dei Friuli-Venezia Giulia e al Comune di Fagagna ed ebbe l'incarico di avviare e seguire, dai punto di vista scientifico, il "progetto cicogna bianca". Nacque cosi il nostro centro di reintroduzione che fu inaugurato nel dicembre dei 1989, con le prime 11 cicogne (5 dono della provincia di Pavia e 6 di Max Bloesch) e con due giovani esemplari salvati in un nido abbandonato di una coppia di cicogne selvatiche che aveva tentato di nidificare quello stesso anno a Dignano. La prima fase di un progetto di reintroduzione consiste nel costituire una popolazione locale stanziale della specie. Ciò è possibile allevando i soggetti, a cui viene preclusa la possibilità di volare, in luoghi protetti fino alla raggiunta maturità sessuale. Si è visto che dopo tale periodo (2 o 3 anni) gli esemplari lasciati liberi perdono lo stimolo migratorio e, una volta accoppiati, tendono a rimanere nel luogo della riproduzione, anche durante gli inverni. All'inizio di questa prima fase il centro di Fagagna ha seguito il modello svizzero: le cicogne venivano tenute in un ampio recinto (con recinzioni alte due metri) e ad esse era impedito il volo tramite il taglio delle remiganti primarie e secondarie di un'ala; questo taglio doveva essere eseguito puntualmente prima di ogni muta successiva, ma è capitato che qualche esemplare avesse riacquistato la capacità di volare, per la crescita parziale di alcune penne, e fosse uscito dai recinti. Si trattava però di individui dal volo incerto e quindi in pericolo. A causa di alcune perdite, subite per questi motivi, da un anno circa abbiamo abbandonato tale pratica per seguire l'esempio alsaziano: i giovani nati vengono tenuti fino a maturità in voliere chiuse, poi vengono lasciati liberi di volare. Questa fase della reintroduzione è stata contestata dagli animalisti più intransigenti che ritengono una forzatura il fatto di costringere uccelli migratori a divenire stanziali e a dover quindi dipendere per l'alimentazione durante gli inverni. Ma bisogna tener presente che questa non è che una fase transitoria, necessaria comunque per la realizzazione di uno scopo molto importante: la costituzione di una vera e propria popolazione naturale locale. È stata ormai provata la capacità di un contingente stanziale di cicogne di attirare i conspecifici di passo, e inoltre l'esperienza Svizzera ha dimostrato che quando una popolazione stanziale diventa cospicua, e non è più possibile sostenerla artificialmente, durante gli inverni, questa recupera spontaneamente il movimento migratorio. Del primo dei due fatti accennati il centro di Fagagna può dare testimonianza: in varie occasioni cicogne selvatiche si sono fermate durante il passo e ripasso, attirate dai loro simili, per periodi più o meno lunghi (una nel maggio dei '91, una nell'aprile e una nel luglio del '93). Raggiunto il numero base di una cinquantina di esemplari, inizia la seconda fase del progetto di reintroduzione: i nuovi nati, vengono lasciati liberi di volare, così potranno migrare verso i quartieri invernali. Le varie esperienze europee hanno dimostrato che i giovani nati nei vari centri, ritornano, per nidificare, nel luogo di nascita.

L'esperienza Fagagnese può considerarsi a buon punto, giunta quasi al termine della prima fase: partita nell'89 con gli 11 esemplari adulti e i due giovani ha raggiunto oggi i 50 esemplari (27 adulti liberi, 15 giovani in voliera e 8 "pulli" nati da poco). La prima nidificazione e la prima nascita si sono avute nel 1990, sono seguite poi 2 nascite nel '91, 4 nascite nel '92 e 8 nascite sia nel '93 che nel '94). Si sono aggiunte inoltre cicogne provenienti dalla Svizzera e dalla Polonia. La nostra esperienza non è stata priva di difficoltà, di imprevisti, di piccoli insuccessi: nei primi anni alcuni uccelli, liberi di volare, sono andati incontro a incidenti fuori dai recinto del centro, altri sono morti per cause diverse, soprattutto nei periodi invernali, nei quali questi animali si dimostrano particolarmente delicati. Quando il "progetto cicogna" è partito la gestione di esso era a carico dei Comune di Fagagna, un dipendente comunale aveva il compito di accudire e alimentare gli uccelli; ma fin dalla sua nascita l'iniziativa è stata seguita da un gruppo di volontari che hanno prestato la loro opera sia per l'allestimento delle strutture dei centro, che per coadiuvare il personale comunale nelle innumerevoli mansioni. Oggi, a questo gruppo di volontari, che costituisce l'Associazione "Amici dell'Oasi" , il Comune ha affidato il compito di portare a termine la realizzazione dei progetto. E il successo dell'iniziativa si deve, oltre che alla competenza dell'ornitologo che ha redatto il progetto e lo segue dal punto di vista scientifico, al particolare impegno e alla dedizione degli "Amici dell'Oasi". Per garantire la sopravvivenza futura della popolazione locale di cicogne dovranno essere rispettate due condizioni fondamentali: la conservazione di tutti i biotopi idonei alle soste e all'alimentazione degli esemplari selvatici in transito, con particolare riguardo alle zone umide (aree palustri, prati umidi, torbiere, risorgive ...) , e insieme l'appoggio all'iniziativa da parte della popolazione di Fagagna. È proprio ai Fagagnesi che è rivolto questo articolo, per farli partecipi di quanto si sta attuando e consapevoli dell'importanza di questo progetto a portata europea. Dobbiamo però dire, a onore dei Fagagnesi, che essi hanno già dato prova di grande sensibilità e civismo: ne è conferma il comportamento stesso delle cicogne già libere di volare: queste si vedono planare tranquille e confidenti negli orti e nei cortili delle case, sicure di essere tollerate e rispettate.


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