LO
SPAZZACAMINO: testo collettivo
Alcuni giorni fa, è venuto a visitarci a scuola uno
spazzacamino di nome Alberto. Era stato chiamato dalla maestra
Daniela per tenere una lezione sul suo mestiere.
Ci ha colpito subito per la caratteristica divisa, la stessa che
indossavano Bert ed i suoi amici, in Mary Poppins: giacca e
pantaloni nerissimi e un mezzo cilindro, sempre nero, in testa.
Ai fianchi portava un cinturone carico di utensili.
Alberto lavora in questo ramo da circa dieci anni. Prima
costruiva, con suo padre, cucine economiche in muratura,
caminetti, “fogolar” ecc…, ma era un lavoro molto
faticoso. Così, quando suo padre andò in pensione, egli decise
di dare una svolta alla sua vita e diventò uno spazzacamino.
Qualcuno di noi ha subito domandato se c’è forte concorrenza
nel settore. Ma lui ha risposto che il problema non esiste,
perché questo lavoro lo svolgono solo sei o sette persone in
tutta la provincia di Udine.
Ci ha spiegato come il gas metano e il gasolio costino troppo e
molti friulani preferiscano la cucina a legna che ha, però,
l’inconveniente di sporcare la canna fumaria. Queste persone
devono chiamare di tanto in tanto lo spazzacamino per una
ripulitura.
L’ampiezza della canna fumaria di un edificio può variare
parecchio: ci sono camini di dieci centimetri di diametro o di
due metri. Ha anche aggiunto che i camini moderni sono più
piccoli e più complessi di quelli di un tempo e che oggi, a
differenza di una volta, non si conoscono più i segreti del
fumo caldo che sale dalla stufa verso il cielo.
I suoi ritmi di lavoro sono questi: ogni giorno pulisce due o
tre camini e la sera organizza l’attività del giorno
successivo chiamando i clienti al telefono. In tutto lavora
circa dieci ore al giorno.
Ci ha anche riferito come il suo lavoro non sia
difficile ma piuttosto pericoloso. Comunque ci si può abituare
anche a salire ogni giorno sui tetti. Ma quando piove o gela
Alberto evita prudentemente di andare fin lassù.
In seguito, sempre più emozionati gli abbiamo domandato perché
portasse molti attrezzi alla cintura. In effetti, avevamo notato
quella specie di marsupio da cui affioravano: un metro, una
spazzola e una maschera (egli ci aveva spiegato che serve per
non respirare la fuliggine).
Lo spazzacamino, allora, ha risposto che desidera evitare i
viaggi dal tetto al camioncino: è per questo che porta
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sempre
con sé gli arnesi indispensabili. Addirittura ne ha costruiti
alcuni con le sue mani: ad esempio, uno specchietto con un
manico lunghissimo e flessibile che serve per guardare dentro i
comignoli o dei faretti per illuminarli.
In seguito ha raccontato alcuni episodi singolari e divertenti
che gli sono successi. Dentro i camini si possono talvolta
trovare oggetti o animali stranissimi. Innanzitutto uccelli:
passeri, gufi, merli ecc… che hanno avuto la strana idea di
fare il nido al calduccio e al riparo, noncuranti del fumo
maleodorante. Una volta ha trovato una serpe, evidentemente
portata da qualche volatile. Una volta ancora fu chiamato da una
proprietaria che si lamentava del tiraggio del suo caminetto.
Egli scoprì, all’interno del canna fumaria, una pizza quasi
intera, buttata lì, con ogni probabilità, da alcuni operai che
avevano lavorato sul tetto alcuni giorni prima.
Poi siamo usciti in cortile ad esaminare il suo furgone,
contenente ancora tanti altri attrezzi.
Fra questi c’era una mini – telecamera che egli adopera per
ispezionare l’interno dei camini. Noi invece, l’abbiamo
collaudata esplorando le bocche e le orecchie dei compagni.
Tutti gli strumenti erano stivati dentro cassettoni o scatole di
legno costruiti direttamente da lui. Sul tettuccio
dell’automezzo c’era, sistematicamente raggruppata, una miriade
spazzole di diverse dimensioni.
Ci ha riferito della sua passione per i lavori ordinati e
puliti. Prima di iniziare si preoccupa di proteggere
adeguatamente le stanze della casa con teli e nastro adesivo e
alla fine non lascia neanche una traccia di fuliggine dentro
l’abitazione.
Prima di conoscere Alberto credevamo che lo spazzacamino fosse
un essere fantastico che volteggia sui tetti, ora abbiamo
scoperto che si tratta di un mestiere difficile ma affascinante.
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