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Martedì
11 marzo, siamo andati a visitare tre luoghi triestini: la
Sinagoga, la Risiera di San Sabba e il Parco del castello
di Miramare.
Il viaggio verso Trieste è stato lungo e un po’ noioso.
Arrivati alla Sinagoga, ci siamo accomodati, assieme alla
classe V di Feletto, in una cappella e un’anziana
signora ci ha illustrato alcune caratteristiche della
religione ebraica. All’inizio ha spiegato come sia
necessario, per tutti, rispettare le persone anche se
diverse da noi.
Siamo entrati poi nella Sinagoga vera e propria. Brrr…
che freddo!
Abbiamo osservato il candelabro a sette bracci, il rosone
e il maestoso organo. La guida ci ha detto che questo
strumento non viene mai suonato durante le cerimonie
religiose del sabato ebraico per rispettare la regola del
riposo festivo.
In seguito abbiamo fatto una piccola pausa per mangiare la
merenda.
Poi ci siamo incamminati verso la corriera che ci ha
portati alla Risiera di San Sabba. Giunti sul posto
abbiamo subito scattato le foto della parte esterna dell’edificio.
L’ingresso è delimitato da due alte mura che ci
incutevano paura per il colore grigio e cupo. Ci
immaginavamo di rivivere quei tragici momenti del passato.
L’edificio fu costruito in mattoni e cemento e
destinato, in origine, alla lavorazione del riso; solo
durante la seconda guerra mondiale
venne adibito
dai tedeschi a campo
di 
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concentramento. Fu l’unico campo di sterminio
italiano e qui vennero barbaramente uccise circa 5.000
persone.
Abbiamo visitato la “cella della morte”, le 17
microcelle, il forno crematorio ecc.
Le
microcelle sono piccole stanze con due brande dove stavano
stretti fino a sei prigionieri in attesa di essere
trucidati o deportati in Germania. Al posto del forno
crematorio ora sorge un monumento che rappresenta il fumo
in uscita dalla ciminiera.
Alla fine ci siamo riuniti nel cortile per recitare e
leggere alcune poesie e brani che ricordano i tragici
avvenimenti.
La
visita alla risiera è stato per noi un gesto “dovuto”,
in ricordo di tante persone morte ingiustamente.
Successivamente ci siamo recati al parco di Miramare.
Appena giunti un forte odore salmastro ci ha assaliti.
Guardavamo dal parapetto le acque azzurrine e limpide che
s’infrangevano sulle spiaggette sassose.
Proseguendo siamo arrivati ad una piazza, delimitata da un
pergolato, ricoperto da un glicine non ancora fiorito.
Trovata la panchina ideale, finalmente abbiamo iniziato il
pranzo al sacco, chiacchierando e scherzando.
Davanti a noi si stagliava bianco e maestoso il castello
di Miramare, proteso verso l’azzurro del cielo e dell’acqua.
Il ritorno è stato allegro e per questo ci è sembrato
più corto dell’andata |