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Il friulano è una lingua ladina come le parlate del Canton
dei Grigioni (Svizzera), di alcune vallate del Bellunese e del Trentino
Alto Adige.
Il ladino nasce dalla fusione tra la cultura dominante romana e
quella celtica delle popolazioni occupate che si inseriscono attivamente
nella nuova società fornendo soldati, agricoltori, artigiani o
commercianti.
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Molti
toponimi della regione sono un esempio dell’antico fenomeno
della “centuriazione”.
Ai veterani dell’esercito romano (in genere graduati, quindi “centurioni”)
veniva assegnato un podere come buonuscita dal servizio ed essi si
trasformavano in coloni.
Non tutti erano originari
dell'Italia centrale. Molti erano nati al nord e quindi Galli di
varia provenienza.
Il “praedium” prendeva il nome del suo proprietario e se questo
si chiamava (ad esempio)
Marius
si poteva dire:
“Eo ad marianum”
(vado a trovare
Mario).
I veterani erano spesso chiamati con
un "cognomen" cioè un soprannome.
Ma i Carni non riuscivano a pronunciare bene questa desinenza in
“anum” o “inum” e finivano col dire “acum o icum” che
poi divennero "ac e ic"e infine
“à”
e
“ì”
o
“âs”
e
“îs”
e
“ins”
come si pronuncia oggi in friulano.
Alcuni toponimimi sono rimasti in
“ano”,
“ino”
e
“ana”
(secondo la prevalenza nei nuclei di Carni o Latini).
Altri si sono venetizzati in
"ago igo".
Tantissimi nomi di località recano le tracce della centuriazione:
Premariacco
(da Primarius),
Cassacco
(da Cassius),
Segnacco
(da
Senius),
Cavalicco
(da Caballus),
Adegliacco
(da Atilius),
Pagnacco
(da Panius),
Martignacco
(da Martinius),
ma anche
Brazzacco
(da Braccius) ,
Primulacco
(da Primulus),
Cludinico
(da
Claudinius),
Caporiacco
(da Cavorius),
Cargnacco
(da Carnius),
Precenicco
(da Percennius),
Montegnacco
(da Montanius),
Leonacco
(da Leo - Leonis),
Turiaco
(da Thorius)
ed anche
Magnano
(da
Manius),
Maniago
(da Manilius),
Maiano
(da Mallius),
Mariano
(da
Marius),
Azzano
(da Attius),
Mortegliano
(da Murtelius),
Tauriano
(da Taurius)…..e tanti altri.
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In passato il friulano era adoperato anche in tutto il pordenonese e in
alcune zone limitrofe del Veneto. Perfino a Trieste e a Muggia i patrizi
si servivano di due parlate ladino - friulane, il
“tergestino”
e il
"muglisano", scomparse a metà dell'ottocento. Alcuni studiosi
sostengono che idiomi ladini fossero presenti, in tempi remoti, sul
l’arco montano dall'Istria fino alle Alpi Centrali.
A Gorizia, Trieste, nella stessa Udine, a Marano, a Grado come in Istria
(ormai non più italiana) si usano dialetti simili tra loro che sono un
segno della dominazione veneziana. La zona pordenonese è ormai
in parte “venetizzata”, ma in una decina di comuni del
portogruarese (Veneto) si parla ancora friulano.
Nella conca di Sauris ci si esprime in un antico
dialetto tedesco.
In Val
Canale - Canal del Ferro
le popolazioni usano il
tedesco
e un
dialetto sloveno.
L’arcaico
idioma sloveno della Val Resia
è stato oggetto di
analisi approfondite da parte di uno studioso russo, interessato dalle
analogie con la sua lingua madre.
Nelle valli del Natisone e del Torre
sono in uso dialetti prossimi allo sloveno.
Sempre la
lingua
slovena
è praticata a Gorizia e a Trieste, dove si parla anche il
serbo-croato.
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