In passato il Friuli era una terra povera, segnata dall’emigrazione. 
L’industria stentava a prendere piede, fatta qualche notevole eccezione: ricordiamo le officine tessili di Jacopo Linussio del 1700; 
l’allevamento del baco e la produzione della seta, terminati dopo la II guerra mondiale a causa della concorrenza delle fibre sintetiche.

In questi ultimi anni le parti si sono invertite: la nostra regione è tra le più ricche della penisola e si registra il fenomeno opposto: l’immigrazione.

L’agricoltura si è sviluppata, con forme diverse, in ogni punto del Friuli Venezia Giulia, nonostante l’aridità dell’alta pianura, dovuta al suolo ghiaioso e l' asprezza della zona montana.  
In Carnia: allevamento, salumifici, produzione di latticini, sfruttamento delle risorse boschive.
La collina è dedita soprattutto alla coltivazione della vite: i vini bianchi friulani sono particolarmente rinomati (zona del Collio). Prosciuttifici a San Daniele che esporta in tutto il mondo.  In pianura si coltivano: mais, cereali, soia e si allevano bovini e suini. Si sono introdotte nuove culture come il kiwi (di cui il Friuli è oggi il maggior produttore mondiale) e la soia.

L’artigianato è sviluppato in ogni area.

Industria; Il Friuli è una zona di importante sviluppo industriale: mobilifici a Brugnera, Sutrio, Manzano (fabbriche di sedie), Maiano (cucine Snaidero) e Tricesimo; siderurgia (Udine, Trieste),

 industrie meccaniche (Danieli, Simac, Ansaldo, ecc...), elettrodomestici (Zanussi, ecc…), i cantieri navali (di

 Monfalcone), ecc…

Da non dimenticare la pesca che ha come sue basi Marano e Grado.

La montagna vive anche di turismo invernale ed estivo: Forni di Sopra, Forni Avoltri, Ravascletto — Sutrio, Tarvisio, Sella Nevea, Piancavallo.
Importanti località turistiche marittime sono: Lignano, Grado e Sistiana
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