ASPETTO FISICO DEL FRIULI VENEZIA GIULIA

 

 

Il Friuli V.G. è compreso tra le Alpi Carniche, quello che resta delle Alpi Giulie e la costa Adriatica. 


La regione  è formata da circa 42% di montagna
, 20% di collina e 38% di pianura.
La spinta del continente africano verso l’Europa ha corrugato la penisola italiana dando origine, in milioni di anni, alle Alpi e all’Appennino. La loro formazione è piuttosto recente (era terziaria, dai 65 ai 7 milioni di anni fa). La composizione delle rocce è prevalentemente sedimentaria: calcari, dolomie, argille, marne ecc…
Fino al terziario esisteva solo un grande mare dove, in milioni di anni, si erano accumulati centinaia e centinaia di metri di scheletri microscopici composti da piccoli esseri marini. Dentro questo fango calcareo erano rimasti intrappolati anche minuscoli pesci, alghe…(le rocce delle cime serbano agli appassionati tante di queste sorprese).

 

 

Quando iniziò la pressione generatrice delle Alpi, il fango si era già consolidato ed era diventato pietra. Emerse allora un enorme altipiano bianco, più elevato delle cime attuali. Le piogge, il vento e il ghiaccio iniziarono subito a modellare profondamente le valli e a trasportare materiale verso il mare sottostante.
La zona montuosa è situata a nord e può essere suddivisa nei seguenti gruppi: Alpi Carniche, Alpi Giulie, Prealpi Carniche e Prealpi Giulie. Le Prealpi, pur sempre dell’era terziaria, sono di più recente formazione geologica.  Un discorso a parte deve essere fatto a proposito del Carso goriziano e triestino.
I monti sono generalmente meno elevati rispetto ai rilievi delle Alpi Centrali e Occidentali ma il clima e la vegetazione sono chiaramente alpini.


Le Alpi Carniche sono comprese tra le Dolomiti e le Giulie. 
Sono lunghe circa 100 Km e vanno dal
Passo di Monte Croce Comelico (m. 1636) alla Sella di Camporosso (m. 816). 

Una prima porzione si trova in Veneto e scarica le sue acque nella Valle del Piave. 
Con i
Monti Fleons inizia la parte di competenza della nostra regione. 
La cima più alta è il
Monte Cogliàns  (m. 2789), fatto di calcare bianco; dalla sua cima si gode un panorama immenso verso il Friuli. 
Sul lato austriaco si sviluppa la valle del Gail dove i monti degradano molto più dolcemente che da noi. 
A mezza distanza nella catena, troviamo il
Passo di Monte Croce Carnico (m. 1360), plasmato dall’antico ghiacciaio del Gail, con uno sconfinamento sul nostro versante, nell’era quaternaria. Le  Alpi Carniche proseguono verso oriente, alternando cime erbose ad altre di roccia più elevate: come la Creta di Aip e il Monte Cavallo di Pontebba (m. 2239).

Dopo Passo Pramollo (m.1530), le ultime sommità sono verdi e non tanto elevate. Oltre Camporosso iniziano le Alpi Giulie e più a Nord troviamo alcune lembi delle Caravanche, tra cui il Monte Forno (m.1511) detto anche “ cima dei tre confini” perché sulla sua vetta si incrocia la linea di demarcazione tra Italia, Austria e Slovenia.

A sud del tratto principale delle Carniche citiamo il gruppo delle Alpi Pesarine (Creta Forata, Creton di Culzei, Creton di Clap Grande)  quelle Tolmezzine (Amariana), e Moggesi (Grauzaria, Zuc del Bor, Sernio).

 


 

Le Alpi Giulie sono l’esteso sistema montuoso che conclude la catena alpina. 
Vanno dalla
Sella di Camporosso fino al Passo di Vrata, oltre Fiume e le loro propaggini occidentali danno origine al Carso. 
La cima più alta è il Monte Tricorno (m. 2863) situato in Slovenia. 
Ciò che resta all’Italia di questa catena  può essere diviso in una serie massicci:
 
il Gruppo del Mangart (m. 2677);  poi tre catene longitudinali, quella della Val Dogna (con lo Iôf di Miezegnot), il gruppo  Iôf di Montasio (m. 2753) - Iôf Fuart (m. 2666) e infine quello del Canin (m. 2599)
Possiamo definire quest’ultimo “un particolare fenomeno carsico d’altura”, per il paesaggio tipico e la presenza di abissi sotterranei.

 


 

Le Prealpi Carniche sono delimitate a Nord e a Est dal Bacino del Tagliamento ed a Ovest dai bacini del Piave e del Livenza.
Vengono suddivise dai fiumi che le attraversano in tre settori:
 il gruppo del Monte Cavallo (m. 2519), le Prealpi Clautane con il fiume Cellina (Cima dei Preti m. 2704 – M.   Pramaggiore , Monfalconi di Forni) e le Prealpi Tramontine nel bacino del Meduna, collegate agevolmente  alla Carnia attraverso Passo Rest (m. 1060), le Prealpi d’Arzino con il Monte Verzegnis (m.1.914).

Le Prealpi Giulie hanno una conformazione simile alle Prealpi Carniche ma sono notevolmente più basse.  Possono suddividersi in queste porzioni: Prealpi del Torre (gruppo che va dal Plauris- m. 1.958 -  ai Musi, gruppo Cjampon – Gran Monte), Le Prealpi del Natisone (M. Stol, M. Mia, M. Matajur (m.1.641). Le Prealpi dello Iudrio stanno tra questo fiume e l’Isonzo, allargandosi verso oriente con le alture di Gorizia (M. Sabotino) e verso occidente con il Collio. 


 

 

 


Solo una piccola porzione del Carso è rimasta all’Italia dopo la seconda guerra mondiale e si può suddividere in “goriziano” e triestino”.
Il territorio è caratterizzato da un suolo molto permeabile ed eroso (carsismo), formato da carbonato
di calcio. 
I torrenti vengono assorbiti da colatoi e continuano il loro cammino in profondità creando un enorme sistema di grotte. Nella zona il fenomeno può essere imputato principalmente al corso sotterraneo del Timavo e dei suoi affluenti (Grotta Gigante). 
In superficie il Carso è sassoso, presenta una vegetazione tipica tra cui affiorano massi fortemente incisi.

La fascia collinare della regione è in parte di origine morenica cioè formata dai detriti rilasciati dal ghiacciaio del Tagliamento nella prima fase dell’era quaternaria. 
Questa fascia va pressappoco da Ragogna (escluso il Monte di Ragogna) a Qualso , comprendendo le colline di San Daniele, Fagagna, Moruzzo, Tricesimo, Buia, Tarcento e Magnano. Il resto della zona collinare è costituito da propaggini delle Prealpi Giulie o Carniche, non molto elevate, affiancate da detriti alluvionali.

 

La pianura friulana continua quella Padano—Veneta ed è stata plasmata dai ghiacci e dai fiumi, principalmente dal Tagliamento dopo il corrugamento alpino del terziario. La porzione più settentrionale è composta da un sottosuolo ghiaioso e asciutto, quella a sud è sabbiosa e ricca di acque affioranti (risorgive). 

 

La fascia costiera   è costituita da zone acquitrinose (Laguna di Marano e di Grado), semplicemente basse come il Golfo di Panzano o rocciose come la costa Triestina.