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Già
nel XIII secolo si era segnalata la decadenza di
Cividale, sito in una
posizione piuttosto
eccentrica rispetto alle vie di comunicazione. Nello stesso secolo il patriarcato si era trasferito a Udine. Con
l’avvento della repubblica di San Marco accrebbe sempre più il ruolo della città centro - friulana.
Le invasioni dei Turchi Bosniaci, verso il ’500, misero a ferro e fuoco
il Friuli e furono deleterie per la popolazione e per l’economia della
nostra zona.
Già nel 1382 il libero comune di Trieste si era donato spontaneamente all’Austria nella speranza di ottenere benefici commerciali. Lo strapotere marittimo di Venezia non lasciò realizzare queste prospettive fino al XVIII secolo.
Nel 1511 alcuni violenti terremoti devastarono la regione e, come in tutta Europa, si ebbero rivolte delle popolazioni (affamate dalla carestia) contro i nobili. La repubblica dovette riconoscere una nuova organizzazione sociale chiamata “contadinanza” che difendesse gli interessi della gente comune.
Nel 1593 Venezia fece costruire la città - fortezza di Palmanova, che però non fu mai utilizzata militarmente né contro i Turchi, né contro gli Austriaci.
Alla fine del XVII secolo l’agronomo Antonio Zanon introdusse in Friuli la coltivazione del mais che portò grossi benefici alimentari alla popolazione. Ma il cereale stentò, in un primo momento, ad essere accettato dagli agricoltori.
Nel XVIII secolo cominciò ad affermarsi Trieste con una crescita della città in termini economici e di popolazione. Questo si verificò a fronte della decadenza della repubblica di Venezia e per le nuove iniziative commerciali intraprese sotto gli auspici degli imperatori Maria Teresa e Giuseppe II.
Nel 1797 arrivarono i francesi e sconfissero gli austriaci nella battaglia
del T Nel 1818, essendo il Lombardo Veneto sotto dominio austriaco, il distretto di Portogruaro passò dalla provincia di Udine a quella di Venezia. Il Friuli fu assegnato al Regno Sabaudo solamente nel 1866 dopo la III guerra d’indipendenza, mentre Gorizia e Trieste rimasero agli austriaci.
La fine del XIX sec. e l’inizio del XX videro una forte emigrazione verso l’America settentrionale, meridionale ed i Paesi europei. A fine ‘800 si svilupparono a Trieste dei movimenti indipendentisti e filo - italiani che culminarono con il fallito attentato a Francesco Giuseppe ad opera di Guglielmo Oberdan. Il Friuli con i vicini Veneto e Trentino, furono teatro della prima guerra mondiale e la Venezia Giulia, passò al Regno d'Italia dopo la “grande guerra”.
Lo scontento italiano per i
le risultanze del patto di Londra portò alla
conquista dannunziana di Fiume, ratificata nel
trattato di Roma del 1924 fra Italia e Jugoslavia con l'Istituzione del
"Territorio Libero di Fiume".
La seconda guerra mondiale vide
molti friulani impegnati sui vari
fronti bellici: in Grecia ed Albania, in Russia e in Africa.
L’arrivo dei tedeschi dopo l’8 settembre del 1943 suscitò
un’intensa attività partigiana in Carnia e nella Bassa Friulana e poi
la formazione della Repubblica di Ampezzo, smantellata successivamente
dalle truppe cosacche al servizio dei tedeschi.
Dopo la II guerra mondiale, la maggior parte della Venezia Giulia passò
alla Iugoslavia per cui si dovette accorpare in un’unica regione il
Friuli e quanto rimasto della zona giuliana.
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