Le strade romane

 

Le vie romane erano importantissime perché collegavano la capitale con le terre più lontane.Venivano costruite per permettere alle legioni di trasferirsi con rapidità e per facilitare quello che i romani sapevano fare meglio: la guerra.
Una volta pacificato il territorio, l' utilizzo delle strade era libero, ma le comunità locali dovevano provvedere gratuitamente alla manutenzione.
I romani possedevano un servizio postale efficientissimo che si basava soprattutto sulla possibilità di cambio dei cavalli stanchi alle varie stazioni di sosta.

Il futuro imperatore Tiberio, quando ebbe notizia di un grave incidente capitato a Druso in Germania, riuscì a raggiungere il fratello dalla Pannonia (attuale Ungheria) in soli tre giorni di furiosa cavalcata!.
La rete stradale romana era fitta, costruita sempre con criteri simili e, tracciata per motivi militari, finiva per favorire i commerci via terra.

 

Gli itinerari più importanti erano: la via Salaria, la via Aurelia, la via Emilia, la via Flaminia e la via Appia.

  
La Salaria partiva da Roma e raggiungeva la costa adriatica presso Ascoli dopo aver attraversato l’Appennino. Prendeva nome dall’attività di trasporto del sale, fatto servendosi di essa, in periodi in cui il sale valeva come l’oro.


L'Aurelia congiungeva Roma alla Francia passando per Civitavecchia, Pisa e Genova. L'Aurelia di oggi segue lo stesso percorso dell’antica, fino in Francia.


L’Emilia collegava Piacenza a Rimini.


La Flaminia portava da Roma a Rimini attraversando l’Appennino Toscano e Umbro.
Queste vie si congiungevano ad altre che raggiungevano il Friuli.


L'Appia andava da Roma a Capua e poi scendeva fino a Brindisi.

 

 

 

 

Anche in Friuli c’era una fitta rete di strade e se studiamo il loro percorso ci accorgiamo della stretta coincidenza con le più importanti arterie di comunicazione di oggi.

La via Annia partiva da Rimini e raggiungeva Aquileia costeggiando l’Adriatico dopo aver toccato Concordia  Sagittaria (nota per la produzione di frecce). Anche oggi, nel centro della cittadina vicina a Portogruaro, possiamo ammirare l’assetto di alcuni metri di questa strada, ritrovata a notevole profondità nel terreno, vicino al duomo.
La
via Postumia era forse la più importante del Nord Italia. Giungeva proveniente da Genova, attraverso tutta la Pianura Padana (lambiva “Cremona, Mantua, Vicetia, Opitergium-Oderzo”) fino a sboccare poco più a Nord di Aquileia. Probabilmente si incrociava con altre arterie regionali importanti a “Quadruvium” (Codroipo – quadrivio, crocevia).
Un’altra strada partiva sempre da Aquileia
(via Gemina?). Attraverso l’area attuale di Gradisca d’Isonzo e passando a Sud di Gorizia entrava nella valle del Vipacco e dopo un lungo percorso si concludeva a Iulia Emona (Lubiana).
La via
Iulia Augusta collegava Aquileia al Norico attraverso il Passo di Montecroce  Carnico, toccando “Tricesimum, Glemona, Julium Carnicum ed Aguntum (Lienz)”.  All’altezza dell’attuale Stazione della Carnia partiva una diramazione secondaria che raggiungeva “Virunum” (Klagenfurt) per la valle del Fella.  Sempre a Virunum arrivava una seconda strada che, collegata Aquileia a “Forum Julii”, risaliva la valle dell’Isonzo e i passi delle Alpi Giulie Orientali fino al Norico.
La
via Flavia
scendeva in Istria sulla costiera, passava per Pietas Iulia (Pola) e poi risaliva verso “Tarsatica” (Fiume). Una diramazione giungeva alla stessa meta, tagliando il Carso all’interno prima di Trieste.
Queste erano le principali arterie ma c'erano diverse minori ad incrociarle.

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I romani costruivano le strade in questo modo: 
Si scavava un fossato profondo 45/
60 centimetri che veniva riempito con vari strati di materiali trovati sul posto (ghiaia, sabbia e pietrisco). 
Lo strato profondo,
“statumen”, era una massicciata di grosse pietre o mattoni, alta perlomeno 30 cm. La “ruderatio” era costituita sempre da pietre, unite insieme da calce. Il "nucleus" era fatto di ghiaia grossa, messa a livello e pressata.
Lo strato superiore
"pavimentum" era costituito da lastroni di pietra incastrati in maniera da non lasciare spazi intermedi. Per permettere lo scolo dell’acqua il selciato era convesso. I bordi della strada erano segnati con pietre conficcate verticalmente nel terreno.  Si costruivano anche tombini, canalette di scolo. 
La parola “strada” deriva dal latino “stratum”: lastricato.
Ad ogni miglio era collocato un punto di riferimento: il “miliario” (cippo di pietra) dove si segnava la distanza da Roma o da altra località di riferimento. Per esempio, il nome di località “Tricesimo” deriva da “tricesimum milium” che significa trentesimo miglio da Aquileia (essendo un miglio uguale a metri 1.478 la distanza tra le due città dovrebbe essere di circa 44 chilometri). 
Quello di Terzo di Aquileia da "tertium (milium)".
Le strade erano generalmente larghe quattro metri e consentivano il passaggio dei carri nei due sensi di marcia.
Alla carreggiata venivano spesso affiancati marciapiedi per il traffico pedonale.
Per costruire delle vie più dirette i romani fabbricarono ponti, viadotti e trafori.
Le strade prendono spesso nome dai consoli romani, dai pretori ecc… che dirigevano la costruzione.
Il lavoro di costruzione delle strade veniva svolto principalmente dai legionari e dagli schiavi.