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Che cosa mangiavano i nostri nonni
La cucina
friulana del passato era povera, perché stentata era l’agricoltura e la
vita rurale.
In montagna si sopravviveva grazie all’allevamento e
all’alpeggio estivo.
L’alta pianura è molto sassosa e quindi poco
fertile e i contadini dovevano rompersi la schiena per ricavare qualcosa
dalla terra.
Non parliamo poi delle epidemie e degli invasori di turno
che sconvolgevano la vita delle città e delle campagne.
Il friulano ha comunque saputo tirar fuori il massimo da quel poco che
aveva, creando dei piatti saporiti e originali.
Il territorio è molto vario (Friuli
“Piccolo compendio
dell’universo”...
come lo definiva I. Nievo).
Si trovano zone di
montagna, mare, collina, fiumi, paludi, laghi, lagune, carsismo,
carsismo di alta montagna, piccoli ghiacciai ecc... Tutto ciò ha dato
origine ad una varietà di piante e di prodotti, unica nel suo genere.
Il contatto con
popolazioni diverse ha arricchito la preparazione dei cibi o i criteri
di conservazione dei prodotti.
Si va dai salumi
affumicati della Carnia (in stile austriaco) al pesce della costiera
(influenza veneziana), ai dolci delle fasce di confine (influsso
austriaco o slavo).
Sul fondo, però, sono sedimentate le antiche
consuetudini dei celti, dei romani, dei barbari invasori ecc... che
difficilmente riusciremmo a districare.
Il mais,
arrivato dall’America,
si diffuse tardi in Friuli (fine 1700), ma cominciò ad insediarsi e a
sostituire le granaglie che lo avevano preceduto.
Prima si preparavano
polente di sorgo, avena, saraceno. Anche i nomi che gli vennero
affibbiati (blave, sorc) ricordano quelli dei cereali rimpiazzati.
La
polenta di mais prese piede dappertutto.
Si mangiava quasi sempre
“polente discolce”, cioè sola polenta. Il companatico era scarso e
insufficiente.
Un grande amore (con riserva) quello dei friulani verso
il granoturco!
Ma dopo qualche decennio comparve
la pellagra,
una malattia grave, dovuta alla scarsità di vitamina PP, presente nel
granoturco, ma non assimilabile.
Assieme al mais arrivarono in Europa dall’America i fagioli e le patate.
La Carnia è specializzata nella coltivazione di questi due ultimi
prodotti che risultano di eccezionale qualità.
La Brovada
è un tipico prodotto friulano che non si può trovare altrove.
L’accostamento con i crauti giuliani (o germanici) è sbagliato, seppur
si riscontra una vicinanza di sapori tra i due prodotti.
I crauti
sono costituiti da cavolo cappuccio, affettato a strisce
sottili e messo a fermentare sotto sale. La sua acidità è dovuta ad una
fermentazione lattica, simile a quella dello yogurt. Sono molto salati.
La brovada
è ottenuta da una varietà di rapa, inacidita per 3 o 4 mesi
sotto vinacce (bucce d’uva, residuate dalla pigiatura del vino). Poi
viene grattugiata a fettuccine e cotta assieme al “musetto” o usata in
minestre. Purtroppo il prodotto commerciato oggi non si fa più come una
volta. Si usa l’aceto al posto delle vinacce. Le rape inacidiscono
prima, ma non hanno l’aroma di un tempo.
Tentiamo di fare un piccolo elenco di cibi e prodotti tipici del Friuli
Venezia, senza la pretesa che questo risulti esaustivo
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Cibi Tradizionali |
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Agnolotti (Cjarsons) |
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Dolci: favette
dei morti, krapfen, strudel, putizza, gubana, crostoli, ossi di
morto. |
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Formaggi e
latticini: formaggio montasio, formaggio salato carnico,
formaggio latteria di pianura, formaggio vecchio, ricotta
affumicata carnica. |
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Fertaie cun jerbis
diferentis. |
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Frico di solo
formaggio e frico di patate. |
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Frittate con
varie verdure. |
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Gnocchi
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Grappe di vario
tipo |
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Insalata di
radicchio e patate condita con il lardo fuso. |
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Iota triestina
con i crauti. |
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Minestre di
fagioli, minestra di orzo e fagioli, minestra di orzo, minestre
di rape, minestre di zucca, minestra di patate, minestra di
funghi. |
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Panata. |
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Polenta
classica o con varie preparazioni. |
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Salumi:
prosciutto crudo di San Daniele, salumi affumicati di Sauris
(salame, prosciutto, speck), ossocollo, prosciutto cotto di
Gorizia, prosciutto carsolino, salame
e prosciutto d’oca, musetto, salsicce ecc... |
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Verdure:
asparagi di Tavagnacco, fagioli e patate carniche. |
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'Suf o Meste |

Anche i vini sono tanti.
Il Collio produce i migliori bianchi d’Italia.
La vite non cresce dappertutto in Friuli. A Nord di Gemona, per esempio,
cancellando tutta la Carnia e la Val Fella. Questa è una testimonianza
del nostro freddo clima invernale.
Si pensi solo che la vite è coltivata
in Trentino Alto Adige, in Renania, nei dintorni di Vienna.
Un
particolare interessante è che Rauscedo (in provincia di Pordenone), un paesotto, è il più grande centro mondiale per la produzione di
barbatelle innestate (quelle che poi diventeranno le viti vere e
proprie).
Ecco un elenco di vini prodotti nella regione:
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Vini |
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Autoctoni bianchi
(o d’importazione antica):
Malvasia, Picolit, Ribolla, Riesling Italico, Ramandolo, Tocai,
Verduzzo. |
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Bianchi
d’importazione recente:
Chardonnay, Müller
di Gorizia, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Prosecco di Gorizia,
Riesling Renano, Sauvignon, Traminer. |
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Vini rossi autoctoni o
d’importazione antica:
Pignolo, Refosco,
Schiopettino, Tacelenghe, Terrano. |
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Vini rossi d’importazione recente:
Cabernet franc
o sauvignon, Franconia, Malbech rosso, Merlot, Pinot nero,
Terrano d’Istria. |

Troviamo diversi nomi francesi, perché, fin dall’ottocento, le nostre
viti furono distrutte più volte dalle malattie e furono sostituite con
quelle estere, più resistenti.
Sembra proprio che il nostro Tocai, forse il vino bianco più bevuto in
Friuli, dovrà chiamarsi in breve con altro nome.
L’Ungheria è riuscita
ad imporre a livello europeo il cambio della denominazione, sostenendo
che la nostra vite sia un’importazione della loro Tokaj. Ci sono ragioni
storiche per sostenere addirittura il contrario, ma pare che l’Italia
non abbia adeguatamente difeso in Europa il nostro prodotto.
Nell’animazione qui sotto potete trovare alcune ricette tipiche, scelte
a nostro gradimento. |