Il vecchio lupo ipertesto tratto dal romanzo di Mino Milani
Il bosco

Sentieri perduti e ritrovati

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L’Aquila - La più alta è la terra dell’aquila e del lupo. Poi inizia la terra dell’uomo, magnifiche torri di avvistamento e castelli che nascono dalla roccia su paesi di pietra sentieri antichi e borghi fortificati a guardia delle valli, di Navelli, dello zafferano, del fiume Tirino, da Castel del Monte a Castel Vecchio Calvisio, Rocca Calascio, Santo Stefano di Sessanio e Capestrano.
Da qui, fra mille e quasi tremila metri d’altezza a poche decine di chilometri da l’Aquila, la città sognata da Federico II, partiva la transumanza. Un fiume vivo di milioni di pecore scendeva in autunno fino al Tavoliere delle Puglie, calpestando il tratturo. Otto mesi dopo, all’inizio dell’estate avrebbero compiuto il percorso inverso per ritornare ai pascoli alti. Le pecore, il latte e la lana nera destinata alle uniformi militari e al saio dei religiosi, sono stati la ricchezza di queste terre fino al secolo scorso.

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Ai primi del ‘900 la grande fuga verso il sogno dell’America e nel dopoguerra verso Francia e Belgio, ha spopolato i paesi del Gran Sasso.
I centri medievali si sono svuotati, l’erba e l’ortica hanno invaso le cose all’interno delle Cinte murarie. Tutti i segni della antica agiatezza dei signori della lana, portali, le pietre scolpite sono stati velati dal muschio.
Poche decine, nei casi più fortunati, qualche centinaio di abitanti hanno resistito, ma vecchi per lo più. Impotenti ad arrestare il declino della pastorizia e l’abbandono della agricoltura, che in trent’anni è passata dal 50 al 10% di occupati, sono nati sempre meno bambini, le scuole hanno cominciato a chiudere: poteva essere la fine.
Piano piano da trent’anni qualcosa comincia a cambiare.
Oggi infatti qualcuno comincia ad accorgersi della straordinaria bellezza di questi luoghi e intorno ai nuclei storici, sono sorte zone residenziali.

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Inoltre c’è il recente Parco Nazionale Gran Sasso - monti della Laga che insieme a quello storico d’Abruzzo all’altro Nazionale della Majella e a quello regionale del Velino Sirente, è stato voluto da una popolazione che ha scelto di vincolare ambientalmente oltre il 36% del suo territorio regionale.
Il geologo abruzzese Silvio Tatoni afferma che tutto il Gran Sasso è un immenso residuo fossile del Tetide l’antico oceano che separava l’Eurasia da Gondwana, è un archivio di pietra in cui sono stati custoditi milioni di anni di evoluzione marina; dove oggi si alzano le montagne, un tempo c’erano fondali oceanici e isole coralline.

Santo Stefano di Sessanio

Qualcuno scopre all’improvviso queste altezze fuori dal tempo e sceglie di venirci a vivere, come il romano Paolo Baldi unico residente del Borgo abbandonato di Rocca Calascio, insieme alla moglie e ai suoi tre felicissimi figli. Ha avuto l’idea di comprare un palazzo diroccato e l’ha ristrutturato, trasformandolo in "Rifugio della Rocca", con bar, ristoranti e posti letto.

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Anche i comuni cominciano a interessarsi del patrimonio naturale lasciato loro in eredità infatti Castel del Monte data di nascita intorno al 1000 ha acquistato otto antiche case abbandonate e ne ha fatto centri-museo di tradizione e cultura popolare e "locande" arredate con mobili antichi da affittare ai turisti.
Giù nella valle, guardato a vista da rocche e castelli, il fiume Tirino lambisce San Pietro ad Oratorium, fondato da Desiderio re dei Longobardi; poco distante, Carlo Magno volle lo straordinario oratorio di San Pellegrino a Bominaco con l’azzurro e porpora dei suoi affreschi duecenteschi, mentre sull’altipiano di Navelli si distendono, i filari violetti di zafferano.

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