

Salutiamo affettuosamente i nostri gentili lettori che, pare, ogni anno mostrino sempre maggiore interesse per il nostro giornale telematico.
A dire il vero, anche per noi è così…L’interesse cresce anche in noi perché diventiamo sempre più esperti, la scuola si attrezza sempre meglio, le nostre maestre sono diventate, per la maggior parte, brave operatrici di computer.
Tutto ciò facilita la produzione del giornale telematico del Circolo, ormai noto a livello provinciale ma, modestia a parte, anche a livelli molto più estesi. Ci riferiamo all’Europa che, anno dopo anno, sta premiando il nostro giornale con il marchio Netd@ys . Non solo!!!!!
Al premio eLearning awards. Il giornale telematico del Circolo di Caiazzo si è collocato tra i 16 migliori lavori finalisti italiani e i 100 finalisti di tutta Europa.
Questi risultati ci spingono a lavorare sempre meglio e ci riempiono d’orgoglio!
Speriamo di non deludervi nemmeno con questa edizione.
Gli alunni del Circolo
Quelli sulla pace e sulla solidarietà umana sono i più frequenti
discorsi che vengono fatti a noi bambini per educarci a questi valori e renderci
artefici di una società futura migliore dell’attuale.
Questa volta si è presentata un’occasione unica per mostrarci che cosa siano concretamente la pace e la solidarietà.
La nostra insegnante di religione
ha organizzato per noi una serata in pizzeria, nel corso della quale avremmo
incontrato un giovane che ha vissuto l’esperienza di una missione nel Congo e
che sarebbe stato disponibile per un’ intervista.
Riportiamo le più significative notizie che abbiamo ricevuto.

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Mi chiamo Antonio e vivo a Piana di Monte Verna, dove
sono nato, con la mia famiglia.
E’
vero. Sono stato nella Repubblica Democratica del Congo, uno stato 7 volte
La città in cui mi sono recato si chiama Bukawu.
E’
un desiderio che ho sempre nutrito perché sono molto sensibile ai
problemi di popoli che non hanno la nostra stessa fortuna di avere una casa
confortevole, il cibo e condizioni di vita civile. Quando ho avuto la possibilità
di vedere concretizzato questo mio desiderio, ne sono stato molto felice.
Quando
ero lì ho provato un forte desiderio di tornare a casa, anche perché avevo il
timore di non vedere più i miei cari. Sapete, a causa della guerra tra Congo e
Ruanda (una delle tante guerre dimenticate!), c’è una continua esplosione di bombe; sono numerose le persone che
perdono la vita e molte altre vengono sequestrate dai guerriglieri ruandesi. Una
suora, però, mi disse: quando sarai tornato a casa, avrai sicuramente il mal
d’Africa. Così è avvenuto. Adesso ripenso a quei bambini, che sono rimasti
nel mio cuore, e voglio anche fare qualcosa di concreto per loro e per le loro
famiglie.
Sì,
è così. C’erano bambini ai quali venivano affidati i fratellini dai genitori
che andavano a vendere le banane al mercato. Ebbene, questi bambini mettevano
sulle spalle i loro fratellini e percorrevano diversi chilometri per riempire un
otre d’acqua e portarlo a casa, appoggiandolo sulla testa.
Sì,
e ho in mente un bel progetto che vorrei realizzare con la collaborazione di
tutti voi, insieme con il centro missionario diocesano. L’idea è quella di
realizzare nel Congo un’azienda agricola in modo che la gente del posto possa
attingere da essa il latte e la carne necessaria per l’alimentazione dei loro
bambini. E’ un progetto ambizioso; però, con l’aiuto di Dio e con la
collaborazione di tutti, potremo riuscirci.
Io
ho paragonato il Congo all’Inferno, i paesi del nord Africa, come il Marocco,
al Purgatorio, mentre l’Italia rappresenta il Paradiso.
In
Bukawu c’è tanta povertà e tante malattie contagiose, come la lebbra e
l’AIDS. La situazione è resa ancora più distrasosa dalla guerra ( una delle
tante guerre dimenticate!), dovuta
alle numerose miniere di pietre preziose del Congo di cui il Ruanda si vuole
impossessare per poter comprare armi
La
forza e il coraggio delle persone; vedere un povero che fa la carità ad un
altro povero.
Su
1000 bambini, 700 non vanno a scuola, 200 vanno a scuola perché aiutati dalle
suore, 100 perché appartengono alle famiglie benestanti.
La
maggior parte dei bambini indossa abiti strappati; quelli aiutati dalle suore,
hanno un abito nuovo per la domenica. Le case sono fatte di paglia e fango; io
ho visto una mamma con otto bambini che abitava in una baracca il cui tetto era
una lamiera e dormivano nel fango. Uno spettacolo impressionante!
Si
girava per le baraccopoli per vedere dove ci fosse maggiore necessità
d’aiuto. I bambini, quando ci vedevano arrivare, si avvicinavano a frotte e
noi lanciavamo loro le caramelle poiché era impossibile distribuirle una ad
una.
Ti ringraziamo per averci raccontato queste cose. Sentirle da chi ha vissuto un’esperienza diretta è diverso che leggere le notizie nei libri e sui giornali. Ti siamo grati se tu vorrai darci altre informazioni e raccontarci degli episodi ai quali ti è capitato di assistere.
Ti salutiamo, ma siamo certi di venire
ancora a cercarti per saperne di più.
Lavoro di gruppo- cl.5^ Piana di
M.V.