ANNO SCOLASTICO 2004/2005

 

       

       Salutiamo affettuosamente i nostri gentili lettori che, pare, ogni anno mostrino sempre maggiore interesse per il nostro giornale telematico.

A dire il vero, anche per noi è così…L’interesse cresce anche in noi perché diventiamo sempre più esperti, la scuola si attrezza sempre meglio, le nostre maestre sono diventate, per la maggior parte, brave operatrici di computer.

       Tutto ciò facilita la produzione del giornale telematico del Circolo, ormai noto a livello provinciale ma, modestia a parte, anche a livelli molto più estesi. Ci riferiamo all’Europa che, anno dopo anno, sta premiando il nostro giornale con il marchio Netd@ys .  Non solo!!!!!

Al premio eLearning awards. Il giornale telematico del Circolo di Caiazzo si è collocato tra i 16 migliori lavori finalisti italiani e i 100 finalisti di tutta Europa.

       Questi risultati ci spingono a lavorare sempre meglio e ci riempiono d’orgoglio!

Speriamo di non deludervi nemmeno con questa edizione.

Gli alunni del Circolo

 

 

 

 

     Quelli sulla  pace e sulla solidarietà umana sono i più frequenti discorsi che vengono fatti a noi bambini per educarci a questi valori e renderci artefici di una società futura migliore dell’attuale.

    Questa volta si è presentata un’occasione unica per mostrarci che cosa siano concretamente la pace e la solidarietà. 

La nostra insegnante di religione ha organizzato per noi una serata in pizzeria, nel corso della quale avremmo incontrato un giovane che ha vissuto l’esperienza di una missione nel Congo e che sarebbe stato disponibile per un’ intervista.

Riportiamo le più significative notizie che abbiamo ricevuto.

 

 

INTERVISTA AD UN AMICO MISSIONARIO  

 

 

             Mi chiamo Antonio e vivo a Piana di Monte Verna, dove sono nato, con la mia famiglia.

      E’ vero. Sono stato nella Repubblica Democratica del Congo, uno stato 7 volte più grande dell’Italia. 

      La città in cui mi sono recato si chiama Bukawu.  

 

E’  un desiderio che ho sempre nutrito perché sono molto sensibile ai problemi di popoli che non hanno la nostra stessa fortuna di avere una casa confortevole, il cibo e condizioni di vita civile. Quando ho avuto la possibilità di vedere concretizzato questo mio desiderio, ne sono stato molto felice.

Quando ero lì ho provato un forte desiderio di tornare a casa, anche perché avevo il timore di non vedere più i miei cari. Sapete, a causa della guerra tra Congo e Ruanda (una delle tante guerre dimenticate!), c’è una continua esplosione di bombe; sono numerose le persone che perdono la vita e molte altre vengono sequestrate dai guerriglieri ruandesi. Una suora, però, mi disse: quando sarai tornato a casa, avrai sicuramente il mal d’Africa. Così è avvenuto. Adesso ripenso a quei bambini, che sono rimasti nel mio cuore, e voglio anche fare qualcosa di concreto per loro e per le loro famiglie.

Sì, è così. C’erano bambini ai quali venivano affidati i fratellini dai genitori che andavano a vendere le banane al mercato. Ebbene, questi bambini mettevano sulle spalle i loro fratellini e percorrevano diversi chilometri per riempire un otre d’acqua e portarlo a casa, appoggiandolo sulla testa.

Sì, e ho in mente un bel progetto che vorrei realizzare con la collaborazione di tutti voi, insieme con il centro missionario diocesano. L’idea è quella di realizzare nel Congo un’azienda agricola in modo che la gente del posto possa attingere da essa il latte e la carne necessaria per l’alimentazione dei loro bambini. E’ un progetto ambizioso; però, con l’aiuto di Dio e con la collaborazione di tutti, potremo riuscirci.

Io ho paragonato il Congo all’Inferno, i paesi del nord Africa, come il Marocco,  al Purgatorio, mentre l’Italia rappresenta il Paradiso.

In Bukawu c’è tanta povertà e tante malattie contagiose, come la lebbra e l’AIDS. La situazione è resa ancora più distrasosa dalla guerra ( una delle tante  guerre dimenticate!), dovuta alle numerose miniere di pietre preziose del Congo di cui il Ruanda si vuole impossessare per poter comprare armi.

 

La forza e il coraggio delle persone; vedere un povero che fa la carità ad un altro povero.

Su 1000 bambini, 700 non vanno a scuola, 200 vanno a scuola perché aiutati dalle suore, 100 perché appartengono alle famiglie benestanti.

La maggior parte dei bambini indossa abiti strappati; quelli aiutati dalle suore, hanno un abito nuovo per la domenica. Le case sono fatte di paglia e fango; io ho visto una mamma con otto bambini che abitava in una baracca il cui tetto era una lamiera e dormivano nel fango. Uno spettacolo impressionante!  

 

Si girava per le baraccopoli per vedere dove ci fosse maggiore necessità d’aiuto. I bambini, quando ci vedevano arrivare, si avvicinavano a frotte e noi lanciavamo loro le caramelle poiché era impossibile distribuirle una ad una.

Ti salutiamo, ma siamo certi di venire ancora a cercarti per saperne di più.            

 Lavoro di gruppo- cl.5^ Piana di M.V.  

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