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L’11 novembre è commemorato S. Martino, nella giornata in cui, nel 397 d.C., il corpo del Santo fu trasportato a Tours, città di cui era stato vescovo per ben 26 anni e con notevoli meriti. Al Santo si attribuisce il patronato dei cornuti per il fatto che nel giorno della sua ricorrenza si svolgeva, una volta, la più importante fiera degli animali con le corna come mucche, tori, buoi e capre. La fantasia popolare avrebbe collegato gli animali cornuti della fiera di S. Martino ai mariti traditi, promuovendo il santo francese ad ironico patrono dei becchi. |
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Origini della festa
In merito alle tradizioni ruvianesi legate alla festività di S. Martino si ricorda che, nell’immediato dopoguerra, un gruppo di gioviali persone organizzava un banchetto nel corso del quale, tra un bicchiere di vino e una forchettata di pasta, l’argomento maggiormente dibattuto era quello delle “corna”, ossia dei tradimenti di cui i mariti sono vittime. Col tempo e con la defezione dei conviviali, quest’usanza regredì per essere poi ripresa negli anni ’70. Anche questa volta partì da un gruppo di amiconi che l’ 11 novembre portava in processione le corna, per poi finire tutti a cena insieme. All’epoca esisteva un personaggio nel paese che non aveva alcun problema ad essere il primo protagonista della serata, affermando che al mondo non ci potesse essere nessuno che lo superava in fatto di corna. Tante e tali erano state le sue delusioni in amore! Nel tempo, al soggetto centrale si aggiunsero nuovi elementi: il suonatore che allietava la processione con ritmi musicali e il monaco che, con uno scopettino e un |
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secchio d’acqua, benediceva le case del paese e le persone; queste, pur non partecipando alla processione, si affollavano ai margini delle strade per osservare incuriosite il singolare corteo. Nel 1985 sorse l’ A. C. R. (Associazione Cornuti Ruvianesi) che nel 1986 si dotò di uno stendardo con sopra rappresentato un cervo con due poderose corna. |
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Nel 1994 si aggiunse alla processione il personaggio di S. Martino e un chierichetto; nel 1996 fu introdotto un totem, un fantoccio con due lunghe corna che, al termine della processione, viene incendiato.
La processione oggi
La sera dell’11 novembre c’è il raduno in Piazza Grande, a Ruviano, dove gli esponenti dell’A.C.R. distribuiscono dei frontini forniti di corna e dei lumini. I veterani si presentano con le loro corna abituali, dalle forme più strane, che vanno da quelle di stambecco a quelle di toro e così via. |
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Quando il gruppo si è formato, si raccoglie intorno al Presidente che porta sul capo due esagerate corna d’alce, al monaco che porta due cornetti a luci intermittenti, a San Martino e al chierichetto, entrambi muniti di splendide apofisi; i suonatori intonano l’inno a San Martino, opera di un musicista locale, e tutti i convenuti cantano in coro. Terminato tale rituale, si procede con la lettura del nulla osta dato ad un partecipante dalla moglie nell’edizione del 1996 e della tradizionale poesia presentata dal personaggio di San Martino; dopo, il corteo si avvia. In prima fila c’è il Presidente, segue lo stendardo, tutti i personaggi e, infine, i convenuti; i nuovi adepti si raccolgono sotto un cartello che li contraddistingue.
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con lunghe corna che viene incendiato in segno di scongiuro. A questo punto termina la manifestazione pubblica e i soci dell’A.C.R. si ritrovano in un locale dove consumano una succulenta cena nel corso della quale, tra un canto e un bicchiere di vino, si esegue il rituale dell’ammissione dei nuovi adepti; questi devono baciare il cordone del monaco e vengono accolti dal San Martino con l’imposizione della spada sulla spalla. A conclusione della cena è di rito la torta le cui guarnizioni non possono che essere a forma di corna. |
La processione giunge alla canonica dove il parroco del paese, che vede la manifestazione come un’occasione per stare bene insieme e non lesiva per l’onore del Santo, offre a tutti un “bicchierino” e i convenuti, in segno di ringraziamento, ripetono l’inno. Il corteo riprende il percorso lungo Corso Umberto I e realizza altre tappe ripetendo lo stesso rituale effettuato presso la canonica. Il punto d’arrivo è di nuovo Piazza Grande dove è stato posto il fantoccio
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GLI ALUNNI di RUVIANO |
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