Io sono un bambino bianco che ha letto la storia degli Indiani d’America ed è giunto alla conclusione che la nostra razza deve chiedere perdono a questo popolo fiero e valoroso per le sofferenze causate.

        Noi europei siamo arrivati in America da colonizzatori, convinti che fosse una terra selvaggia che aveva bisogno di essere civilizzata. Invece era semplicemente una terra incontaminata, con colline simili all’ondeggiare del mare, con i fiumi striscianti tortuosamente e con le rive fittamente coperte di vegetazione. Gli indiani vivevano “immersi” in questa meravigliosa natura e non avevano paura degli animali e degli eventi atmosferici perché avevano la Benedizione del Grande Spirito che si manifestava in tutte le occasioni.
 

      
Quando è arrivato l’uomo bianco che, per desiderio di conquista e di ricchezza, ha perseguitato persone, famiglie e distrutto interi villaggi, anche per gli indiani l’ambiente è diventato inospitale; non si sentivano più protetti, ma minacciati da una forza più grande di loro. Ad un certo punto anche gli animali sono fuggiti dai boschi ed allora gli indiani hanno capito che tutto era perduto, che il loro mondo non esisteva più e che dovevano abbandonare quella terra diventata ormai nemica. I pochi Indiani rimasti sono stati segregati nelle riserve dove non hanno potuto nemmeno conservare la loro dignità di popolo, diventando, più che altro, dei soggetti da fotografare per la curiosità dei turisti.

     Sento forte il bisogno di chiedere perdono agli indiani e a tutti i popoli sconvolti dalle aggressioni brutali di altre persone che hanno la presunzione di essere migliori, più evoluti e più forti degli altri.

       Spero con tutte le mie forze che le sopraffazioni non accadano più e che si cominci, una volta per tutte, ad imparare dagli errori passati.
 

Sc. Elem. Cameralunga - cl. 5^


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