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Alla storia, talvolta,
piace scherzare….
Quest’anno la nostra piccola scuola di Squille ha aperto le sue frontiere accogliendo due bambine argentine, Giannina e Melina. Per tutti noi questa è stata una meravigliosa occasione per conoscere un mondo che finora avevamo conosciuto solo sui libri o alla televisione. E’ stato molto bello. A Natale abbiamo imparato una loro canzone: “San Josè era carpentero”, che vuol dire “San Giuseppe era falegname”. All’inizio capirci non è stato facile. Ci si guardava, c’erano bei sorrisi, ma a capirsi, nemmeno a parlarne! Poi le cose sono migliorate. Noi abbiamo imparato un po’ di " castellano " (pronuncia castegiano) e loro hanno imparato tanto italiano.
Naturalmente abbiamo voluto conoscere qualche ricetta tipica argentina e
così la loro mamma ci ha spiegato una ricetta che si prepara col mais:
provatela!
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Ormai
l’anno scolastico è giunto a termine e possiamo dire che è stato un
anno…”interculturale”! Gli alunni di Squille |
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Io, bambina argentina, da Buenos Aires a Squille. Nell’autunno del duemilatre sono partita da casa mia a Buenos Aires, in Argentina, per trasferirmi in Italia, a Squille. Un lunedì mattina, di un giorno che non ricordo, ho, finalmente, iniziato a frequentare la scuola. In classe c’erano i miei nuovi compagni: Assunta, Ida, Raffaele, Clemente, Rosa e Gelsomina e poi i miei nuovi maestri. Tutti mi hanno accolto con affetto, ma io avevo un po’ paura. Venivo da così lontano! In Argentina avevo la mia casa, la mia scuola, i miei amici: tutto questo mi mancava tanto, anche se il mio “nuovo mondo” era caldo e accogliente… E’ primavera, e tutto rifiorisce. Anch’io mi sento più viva. La mia vecchia vita mi manca ancora, ma adesso tutto mi sembra più bello e più allegro.
Melina, classe 4^
Io, bambina italiana, ho conosciuto Melina che adesso viene a scuola con me, ma l’anno scorso frequentava una scuola di Buenos Aires… Quando Melina è arrivata ho pensato che saremmo diventate subito amiche; così le ho parlato e le ho chiesto se voleva essere mia amica. Ero curiosa di conoscerla e anche di sapere come si trovava a Buenos Aires. Melina, che ancora non parlava bene l’italiano, ci ha disegnato delle figure scrivendo sotto i nomi nella sua lingua, il castellano; noi glieli scrivevamo in italiano. Pian piano abbiamo cominciato a capirci e a volerci bene. Dopo tutto questo tempo insieme, adesso ci intendiamo molto bene, e, anche se qualche volta litighiamo, andiamo d’accordo. Posso dire che l’averla conosciuta mi ha arricchito come persona.
Assunta, classe 4^ |
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Sc. Elem. Squille - cl. 4^ |
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