Platì

Istituto Comprensivo di Platì (RC)

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E. De Amicis

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Platì (RC)

 

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Platì

Lungo i fianchi dell’Aspromonte orientale, si diparte da Monte Scorda, verso il mare Jonio, una dorsale con pendio prima lieve e poi più rigido, che raggiunge la valle in cui scorre l’impetuoso Careri. Nel punto in cui il Careri si restringe, sorge Platì, la cui origine risalirebbe al XVI secolo. Attualmente Platì ha una superficie di kmq 50, una popolazione di circa 4500 abitanti e confina con i comuni di: Ardore, Benestare, Careri, Cimino, Oppido Mamertina e Santa Cristina d’Aspromonte.

Platì nasce, quindi, possiamo dire, in epoca recente.

Secondo la tradizione locale, l’etimologia di Platì risale alla voce prata cioè prati. In greco Platus significa luogo ampio, largo. Si tratterebbe del greco bizantino, anziché di quello antico, considerando che nell’Aspromonte orientale, per opera di monaci brasiliani vennero a costituirsi delle fiorenti granfie, centro di vita economica e spirituale. In greco ionico significherebbe luogo dal sapore maleodorante, salato.

Infatti, tra l’attuale abitato di Platì e quello di Cirella, esisteva, prima del terremoto del 1638, un ampio lago di acqua salata con intorno grandi zone paludose .

E’ proprio per effetto del terremoto del 1638 che si forma la valle in cui sorge Platì, mentre prima la montagna scendeva con un piano inclinato ed era possibile andare da Bovalino a Santa Cristina in tre ore.

 Secondo il prof. Zangari, pratas significherebbe venduto e si riferirebbe al passaggio del feudo da un possedimento ad un altro. Infatti, la fondazione del paese risale al 1505, anno in cui il Re Ferdinando il Cattolico concede in feudo a Don Carlo Spinelli, principe di Cariati, una vasta estensione di terreni, denominati Platì e Santa Barbara (20 febbraio 1505).

In un primo momento venne edificata una piccola borgata che fu denominata Casale del fondaco, 1642, poi ingrandita e chiamata, verso il 1704, Platì.

Secondo la testimonianza di molti intellettuali platiesi, si decise di formare nella zona veri e propri nuclei familiari di ex detenuti che, dalle carceri di Reggio Calabria, furono inviati in queste zone paludose come in una specie di colonia penale.

La popolazione era dedita per lo più alla pastorizia. Oltre ad un esiguo gruppo di case c’era un’altra chiesa nella parte centrale dell’abitato, un carcere senza carcerati e una sola via di transito.

Il terremoto del 5 febbraio 1783 distrusse gran parte degli edifici. Considerevoli furono i danni che ammontarono a centomila ducati. Le vittime 25.

I francesi, nel 1789, istituirono Platì come comune autonomo, includendo in esso anche il territorio di Cirella, che fino a quel momento apparteneva al comune di Ardore.

Un problema che è sempre esistito nella valle è quello delle alluvioni che hanno sempre arrecato danni abbastanza rilevanti e gravi perdite di vite umane: (1848, 1861, 1870, 1908, 1951, 1953, 1958, 1972, 1973).

 

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Ultimo aggiornamento: 24-nov-2007

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