Obbligo scolastico: una questione irrisolta

L'assolvimento dell'obbligo a 16 anni (non esiste in Spagna nessun diritto-dovere o obbligo formativo a 18 anni) continua a sollevare non solo antiche contrapposizioni ideologiche, ben note nel nostro Paese, ma ad alimentare una sorta di "sprezzo" per la cultura del lavoro e a considerare la formazione professionale come canale destinato ai falliti della scuola, segnati dal marchio della bocciatura. Il Decreto prevede infatti che "Le Amministrazioni Scolastiche regionali organizzino (...) programmi di qualificazione professionale iniziale al fine di favorire l'inserimento sociale, educativo e lavorativo dei giovani maggiori di 16 anni (...), che non abbiano ottenuto il diploma d'istruzione secondaria obbligatoria". Dunque il refugium peccatorum. E se poi un ragazzo è proprio un "caso disperato", ossia se ha già ripetuto un anno e non è in condizioni di essere promosso in terza, potrà, con il suo consenso e con quello dei genitori, andare in formazione professionale a 15 anni. Un modo singolare di valorizzare l'istruzione/formazione professionale, di farle assumere quel prestigio e quel riconoscimento sociale che tutti vanno predicando da più di 10 anni.

Il conservatore Aznar aveva almeno, più elegantemente, previsto che "quegli alunni che, compiuti i 15 anni, optino volontariamente di non seguire nessuno dei tre percorsi scolastici (tecnologico, scientifico, umanistico, ndr), possono rimanere "scolarizzati" in un programma di "avviamento professionale".

Infine, il permanere dell 'obbligo scolastico a 16 anni, impedisce di impostare coerenti percorsi triennali di qualifica, che darebbero ai giovani traguardi più appetibili del conseguimento del diploma generale dell' ESO, che teoricamente si dovrebbe conseguire a 16 anni, ma che per ottenerlo viene dato il diritto di "sosta" nella scuola obbligatoria fino a 19 anni!


Torna ad inizio pagina