PRESENTAZIONE


Presentiamo qui un intero dossier sullo zoccolo comune di conoscenze e competenze”, varato in Francia il 12 luglio 2006. Consideriamo infatti di particolare importanza, per il dibattito italiano, disporre di tempestive e puntuali conoscenze su quanto si sta sviluppando in altri Paesi europei sugli standard di apprendimento, in particolare sulle così dette “competenze chiave”. Un lavoro che abbiamo da tempo intrapreso, con specifiche pubblicazioni sul sito, e che intendiamo mantenere costantemente aggiornato.

Non va peraltro dimenticato che nel novembre 2005 il Parlamento e il Consiglio d'Europa hanno emanato una “Raccomandazione sulle competenze chiave per l'educazione e l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita (Recommandation du Parlement Européen et du Conseil sur les compétences clés pour l'éducation et la formation tout au long de la vie”).

In Francia, la definizione dello zoccolo è stata prevista dall'articolo 9 della legge Fillon di riforma della scuola del 23 aprile 2005, Loi d'orientation pour l'avenir de l'Ecole”.

Lo zoccolo si riferisce alla scolarità obbligatoria, con l'ambizione di essere la base necessaria e indispensabile per l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita.

Presentando la bozza del decreto, il 10 maggio 2006, il ministro dell'istruzione Gilles de Robien ha, con molta enfasi, dichiarato: “Si tratta di un atto rifondatore. Per la prima volta dalle leggi sulla scuola di Jules Ferry del 1882, la Repubblica indica chiaramente i contenuti prescrittivi della scolarità obbligatoria.”

Lo zoccolo è costituito da sette gruppi di competenze:

Il decreto chiarisce anche che:

Lo zoccolo non si sostituisce ai programmi della scuola primaria e del collège, e non ne è neppure un condensato. (…) Lo zoccolo definisce ciò che nessuno può ignorare alla fine della scolarità obbligatoria pena la sua marginalizzazione.”

Questa affermazione a noi pare, purtroppo, smentita dal decreto stesso.

Le “conoscenze”, “capacità” e “atteggiamenti o comportamenti”, che costituiscono lo zoccolo sono tali e tanti da non poter costituire le “competenze chiave”, quelle che sono necessarie e indispensabili per tutti. Non si è infatti ancora riusciti a superare un'impostazione tradizionalista, e a domandarsi quali siano oggi le conoscenze e competenze che la scuola ha il dovere di fare apprendere realmente a “tutti”, in una situazione in cui la formazione non si esaurisce più nella sola scolarizzazione, ma è e sarà sempre più lifelong e lifewide, un apprendimento che deve durare tutta la vita e ha luogo non solo nelle istituzioni formali, la scuola, ma anche in contesti non formali e informali.

E così l'affermazione sacrosanta del decreto secondo cui “non ci possono essere compensazioni tra le competenze dello zoccolo all'uscita della scolarità obbligatoria” sarà smentita dai fatti, poiché se davvero ogni allievo dovesse apprendere in maniera sufficiente tutti i campi di competenze indicate, ci sarebbe un insostenibile aumento della selezione. Si aggraverebbero le già preoccupanti condizioni attuali, dove il collège, come la nostra scuola media unica, resta “una contraddizione insormontabile”, come ha scritto François Dubet nell'intervista che riportiamo, “una sorta di ginnasio nei programmi e nei metodi, pensato in termini di “eccellenza per tutti” che è una formula paradossale che conduce di fatto alla marginalizzazione dei più deboli” .

Sullo zoccolo francese abbiamo tradotto due interessanti analisi, quella citata di François Dubet e l'altra di Claude Lelièvre, entrambe svolte in forma di interviste.

Altre critiche al decreto sono riportate fra gli allegati in lingua originale. Molte di queste, a noi pare, sono però più il frutto del clima conservatore, che ovunque aleggia sulla scuola (indifferentemente a sinistra e a destra), che espressione di una volontà seria di costruire una scuola più equa.

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