Giustizia e ingiustizia a scuola:
cosa pensano gli studenti
in Italia e in Europa

Giuseppe Ricotta

Facoltà di Sociologia, Università di Roma “La Sapienza”

Abstract

La relazione espone i risultati di un'inchiesta esplorativa condotta tramite questionario a studenti di 13-14 anni di cinque Paesi europei – Italia, Francia, Gran Bretagna, Belgio e Spagna – tra novembre e dicembre del 2002, nell'ambito del più ampio progetto di ricerca dell'UE sul tema “Equità dei sistemi educativi europei”.

L'indagine analizza la percezione della giustizia e dell'ingiustizia scolastica da parte degli studenti: le loro opinioni sulle caratteristiche che dovrebbe avere una scuola giusta, e il loro giudizio, in termini di giustizia, sull'attuale funzionamento della scuola.

Particolare attenzione è data alle differenze di giudizi e percezioni tra studenti “bravi” e studenti “deboli”, ovvero tra quegli studenti che dichiarano che i loro risultati sono giudicati “piuttosto buoni” dalla scuola, e quelli che dichiarano di essere giudicati “piuttosto deboli” (di livello “basso” o “così così”).

Emerge un quadro interessante: gli studenti europei ritengono giusta una scuola che dedichi identica attenzione a tutti gli studenti e dove tutti gli studenti abbiano le stesse prospettive di andare bene a scuola quali che siano la condizione economica e la professione dei loro genitori (egualitarismo formale). L'impegno nello studio, insieme all'impegno nel proprio lavoro, è visto come elemento decisivo per il successo nella vita, mentre meno importanza è assegnata alla fortuna e all'origine familiare.

Gli studenti italiani presentano delle specificità rispetto al quadro generale: dimostrano una spiccata sensibilità verso una concezione equa della scuola, in cui sia data maggiore attenzione agli studenti più deboli (egualitarismo sostanziale). Allo stesso tempo il campione italiano evidenzia alcune tendenze conservatrici: in particolare l'importanza attribuita alle capacità innate dei soggetti per spiegarne il successo nella vita.

Gli studenti italiani, inoltre, chiedono alla scuola di formare competenze e capacità, e identificano in questo elemento, ricollegabile ad una logica di soglia, il vero criterio di equità nella scuola. Da sottolineare, infine, il maggiore scetticismo degli studenti italiani nei confronti del ruolo della scuola come elemento determinante per il successo nella vita.

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