L'etimologia della parola "scuola"

Scuola deriva dal greco "scholé" che vuol dire "riposo". E questo perché in antico gli uomini, i soli che praticassero gli studi, essendone le donne escluse, trascorrevano i pochi momenti liberi dalle armi o dai campi nell'esercizio della mente: un riposo piacevole, uno svago ristoratore.

La parola scuola richiama pertanto l'idea di un tempo trascorso lontano da ogni fatica e preoccupazione per nutrire lo spirito.

Allora come siamo arrivati a questa scuola che appare soprattutto costrizione, organizzata in spazi e tempi che non tengono conto delle esigenze e dei ritmi di bambini e giovani, tenuti per ore e ore seduti immobili sui banchi?

Vorrei velocemente ripercorrere insieme a voi il dibattito che fin dalle origini della scuola ha accompagnato l'organizzazione del tempo di lavoro degli studenti e degli insegnanti.

In questo farò riferimento a una serie di osservazioni sviluppate insieme all'amico Rosario Drago.

La Ratio Studiorum dei Gesuiti 1599

 

La Ratio Studiorum, ossia l'organizzazione degli studi, dei Gesuiti del 1599 ha definito un modello scolastico che vive fino ai nostri giorni. In essa sono contenute minute istruzioni operative, didattiche e di comportamento, che anticipano l'insieme dell'intero armamentario, materiale e normativo, della scuola così come la conosciamo oggi: divisione dell'anno scolastico in semestri; determinazione dell'orario giornaliero delle lezioni, impiego del registro, modalità della correzione delle prove degli allievi, della valutazione, della pubblicazione degli esiti degli esami, ecc.

I Gesuiti, tra i primi, hanno accuratamente ripartito il tempo in tre dimensioni fondamentali: la lezione, lo studio individuale e la ricreazione, all'interno di una organizzazione "totalitaria", che occupava l'intera giornata dei ragazzi. A questa ripartizione corrispondeva anche una coerente definizione degli spazi.

L'edificio scolastico era - come in gran parte è rimasto - una combinazione di un modulo seriale, l'aula, l'unità di misura della scuola, alla quale si connettono altri spazi funzionali alla vita ordinata degli studenti: corridoi, atrio, cortile della ricreazione.

Il XIX secolo: la nascita del sistema scolastico nazionale

 

 

Con l'avvio del sistema scolastico nazionale nella seconda metà del XIX secolo, l'organizzazione degli studi si è definita e consolidata in un unico modello, "amministrativo", rimasto pressoché immutato fino ai giorni nostri.

 

 

Organizzazione scolastica: le voci critiche tra il XIX e il XX secolo

Giovanni VailatiA cavallo tra il XIX e il XX secolo l'impegno dei nostri migliori intellettuali si è speso sulle tematiche della dimensione temporale degli studi, dei ritmi di apprendimento e dei "bisogni" degli studenti.

Particolarmente significative le parole del grande filosofo e matematico Giovanni Vailati (1906):

"Uomini colti, insegnanti, studiosi di pedagogia, che respingerebbero con terrore la proposta di impegnarsi, fosse anche solo per una settimana, ad assistere a tre conferenze al giorno, l'una di seguito all'altra, anche sui soggetti che maggiormente li interessassero, non sembrano vedere l'assurdità didattica, igienica, e psicologica di ordinamenti scolastici che costringono i ragazzi dai dieci ai diciotto anni a rimanere inchiodati, in media per cinque ore al giorno, durante anni interi, sui banchi della scuola, come se non vi fossero altri mezzi per ottenere gli scopi che così si raggiungono o, per parlar più esattamente, gli scopi che si crede così di raggiungere."

Nello stesso senso si esprimeva Gaetano Salvemini, ma anche Augusto Monti e Luigi Einuadi.

Di Augusto Monti si ricorda l'intervento contro il "sovraccarico" delle materie e dei compiti a casa in difesa della salute psichica e fisica degli studenti.

Di Luigi Einaudi, ex insegnante di liceo, è noto un suo lucidissimo intervento sul "Corriere della Sera" in cui polemizzava contro gli orari lunghi (nel 1913 il liceo occupava i ragazzi 24 ore la settimana!).


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