Norberto Bottani,
Insegnanti al timone? Fatti e parole dell'autonomia,
Bologna, Il Mulino, 2002,
pp. 249, euro 12,50

Recensione

 
Proponiamo la lettura di questo volume uscito già da alcuni mesi, perché è oggi di vivissima attualità: l'autonomia scolastica, assurta con la riforma del Titolo V a norma costituzionale, dovrebbe ora trovare sostanziale applicazione e contemporaneamente coniugarsi con i nuovi poteri assegnati alle Regioni.
Questo volume è uno strumento unico per capire i risvolti e le implicazioni dell'autonomia scolastica, poiché ci offre un panorama a 360° della realizzazione di questa riforma a livello internazionale
Quando si osservano e si comparano le trasformazioni delle politiche scolastiche dei vari Paesi, non si può non restare colpiti dalle somiglianze, come se ci fosse un modello di sistema scolastico che evolve nella stessa direzione ancorché a velocità diverse a causa della varietà dei terreni, delle condizioni ambientali, delle tradizioni politiche, delle abitudini delle amministrazioni statali ecc..
Le riforme dell'autonomia non hanno attecchito ovunque allo stesso modo: l'innesto in certi Paesi è stato più facile che non altrove. In Nuova Zelanda per esempio, la riforma è stata realizzata a grande velocità e con estrema determinazione; in Inghilterra e Svezia si è proceduto con spregiudicato realismo; negli Stati Uniti le resistenze sono feroci, in Italia, l'avvio della riforma appare intriso di visioni idealistiche e oniriche.
Per capire l'evoluzione della riforma dell'autonomia nei vari sistemi scolastici che sono insieme incredibilmente simili e profondamente differenziati, l'unica soluzione percorribile è quella di fare affidamento sulle indagini scientifiche, cioè di basarsi sistematicamente sulle prove fornite dalle ricerche. E' quanto ha fatto Norberto Bottani in questo prezioso libro.
 

Il volume si compone di 5 capitoli, un'introduzione e una conclusione.
Nel primo capitolo si raccolgono prove evidenti di autonomia scolastica attingendo ai risultati di due grandi indagini internazionali dell'OCSE sulle competenze devolute alle scuole in diversi sistemi scolastici, da cui si deduce che l'autonomia è ovunque limitata e condizionata, mai integrale.
Nel secondo capitolo si forniscono informazioni sulla riforma dell'autonomia in alcuni Paesi europei: Francia, Inghilterra, Spagna e Svezia. Da questo capitolo si avrà conferma della tesi di fondo del libro, ossia che le riforme dell'autonomia sono l'effetto di un cambiamento di paradigma del modello di scolarizzazione che apre una nuova fase dello sviluppo dei sistemi scolastici: una svolta storica che finirà per configurare in modo completamente diverso la scuola di domani.
Il terzo e quarto capitolo esaminano in dettaglio due realizzazioni che vanno per la maggiore in questo campo e che si prestano particolarmente a mettere in evidenza i limiti, le difficoltà, le contraddizioni in cui ci si imbatte quando si prende sul serio l'autonomia. Si tratta dell'esperienza della Nuova Zelanda, a carattere nazionale, e quella assolutamente diversa e parziale delle charter schools negli Stati Uniti.
Nel capitolo conclusivo il giudizio diventa critico e personale. Non c'è riforma dell'autonomia senza un pedaggio da pagare. Per questa ragione l'autonomia didattica e organizzativa è indissociabile dalla valutazione. La sfida più ardua per la riforma dell'autonomia è la salvaguardia di pari opportunità educative su tutto il territorio nazionale. Questo capitolo pone il problema dell'equivalenza delle formazioni a dispetto della loro diversità. Una delle giustificazioni dei sistemi scolastici centralizzati è sempre stata la loro pretesa di garantire un'eguaglianza di opportunità di formazione e di assicurare coerenza e coesione nella trasmissione dei valori educativi. Ora se tutti sanno che il sistema centralistico non ha risolto il problema delle disuguaglianze sociali, nessuno può per il momento affermare con certezza che la riforma dell'autonomia non lo aggraverà. Questa è senza dubbio una spada di Damocle che pende sulla riforma.
La riforma che vuole rivalutare l'istituto scolastico è, secondo Bottani, forse un tentativo estremo per impedire il fallimento del sistema scolastico statale. Sarebbe però un errore ritenere che se ne possa fare a meno, perché si tratta di un'evoluzione ineluttabile. Tuttavia i rischi che si stanno correndo sono elevati: localismo, provincialismo, relativismo culturale, controllo sociale esacerbato, ingiustizia scolastica, comunitarismo.
In questo panorama sostanzialmente pessimistico, ci viene alla fine indicato un ingrediente che potrebbe neutralizzare i rischi: il capitale sociale. Secondo Bottani le nuove parole chiave, per evitare fallimenti dolorosi, potrebbero essere : capitale sociale, democrazia, equità, rigore scientifico, cultura della valutazione.



Norberto Bottani
, ricercatore di fama internazionale nel campo dell'istruzione, già direttore di ricerca nel settore dell'istruzione dell'OCSE, dirige il Centro di ricerca del Dipartimento dell'istruzione del Cantone di Ginevra. E' autore di moltissimi saggi e opere, di cui due notissime in Italia: " La ricreazione è finita"(1986), "Professoressa Addio" (1994) sempre edite da Il Mulino.
Il rapporto che lega la nostra associazione a Norberto Bottani è molto speciale: dal 28 febbraio è infatti diventato "socio onorario" dell'ADi. Numerosi sono i suoi interventi sul nostro sito, dai temi generali della riforma scolastica a quelli dell'istruzione e formazione professionale, dalle sperimentazioni regionali alla questione dell'autonomia e della valutazione.