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Recensione
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Proponiamo
la lettura di questo volume uscito già da alcuni mesi,
perché è oggi di vivissima attualità: l'autonomia
scolastica, assurta con la riforma del Titolo V a norma costituzionale,
dovrebbe ora trovare sostanziale applicazione e contemporaneamente
coniugarsi con i nuovi poteri assegnati alle Regioni.
Questo volume è uno strumento unico per capire i risvolti
e le implicazioni dell'autonomia scolastica, poiché ci
offre un panorama a 360° della realizzazione di questa riforma
a livello internazionale
Quando si osservano e si comparano le trasformazioni delle politiche
scolastiche dei vari Paesi, non si può non restare colpiti
dalle somiglianze, come se ci fosse un modello di sistema scolastico
che evolve nella stessa direzione ancorché a velocità
diverse a causa della varietà dei terreni, delle condizioni
ambientali, delle tradizioni politiche, delle abitudini delle
amministrazioni statali ecc..
Le riforme dell'autonomia non hanno attecchito ovunque allo
stesso modo: l'innesto in certi Paesi è stato più
facile che non altrove. In Nuova Zelanda per esempio, la riforma
è stata realizzata a grande velocità e con estrema
determinazione; in Inghilterra e Svezia si è proceduto
con spregiudicato realismo; negli Stati Uniti le resistenze
sono feroci, in Italia, l'avvio della riforma appare intriso
di visioni idealistiche e oniriche.
Per capire l'evoluzione della riforma dell'autonomia nei vari
sistemi scolastici che sono insieme incredibilmente simili e
profondamente differenziati, l'unica soluzione percorribile
è quella di fare affidamento sulle indagini scientifiche,
cioè di basarsi sistematicamente sulle prove fornite
dalle ricerche. E' quanto ha fatto Norberto Bottani in questo
prezioso libro.
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Il
volume si compone di 5 capitoli, un'introduzione e una conclusione.
Nel primo capitolo si raccolgono prove evidenti di autonomia
scolastica attingendo ai risultati di due grandi indagini
internazionali dell'OCSE sulle competenze devolute alle scuole
in diversi sistemi scolastici, da cui si deduce che l'autonomia
è ovunque limitata e condizionata, mai integrale.
Nel secondo capitolo si forniscono informazioni sulla riforma
dell'autonomia in alcuni Paesi europei: Francia, Inghilterra,
Spagna e Svezia. Da questo capitolo si avrà conferma
della tesi di fondo del libro, ossia che le riforme dell'autonomia
sono l'effetto di un cambiamento di paradigma del modello
di scolarizzazione che apre una nuova fase dello sviluppo
dei sistemi scolastici: una svolta storica che finirà
per configurare in modo completamente diverso la scuola di
domani.
Il terzo e quarto capitolo esaminano in dettaglio due realizzazioni
che vanno per la maggiore in questo campo e che si prestano
particolarmente a mettere in evidenza i limiti, le difficoltà,
le contraddizioni in cui ci si imbatte quando si prende sul
serio l'autonomia. Si tratta dell'esperienza della Nuova Zelanda,
a carattere nazionale, e quella assolutamente diversa e parziale
delle charter schools negli Stati Uniti.
Nel capitolo conclusivo il giudizio diventa critico e personale.
Non c'è riforma dell'autonomia senza un pedaggio da
pagare. Per questa ragione l'autonomia didattica e organizzativa
è indissociabile dalla valutazione. La sfida più
ardua per la riforma dell'autonomia è la salvaguardia
di pari opportunità educative su tutto il territorio
nazionale. Questo capitolo pone il problema dell'equivalenza
delle formazioni a dispetto della loro diversità. Una
delle giustificazioni dei sistemi scolastici centralizzati
è sempre stata la loro pretesa di garantire un'eguaglianza
di opportunità di formazione e di assicurare coerenza
e coesione nella trasmissione dei valori educativi. Ora se
tutti sanno che il sistema centralistico non ha risolto il
problema delle disuguaglianze sociali, nessuno può
per il momento affermare con certezza che la riforma dell'autonomia
non lo aggraverà. Questa è senza dubbio una
spada di Damocle che pende sulla riforma.
La riforma che vuole rivalutare l'istituto scolastico è,
secondo Bottani, forse un tentativo estremo per impedire il
fallimento del sistema scolastico statale. Sarebbe però
un errore ritenere che se ne possa fare a meno, perché
si tratta di un'evoluzione ineluttabile. Tuttavia i rischi
che si stanno correndo sono elevati: localismo, provincialismo,
relativismo culturale, controllo sociale esacerbato, ingiustizia
scolastica, comunitarismo.
In questo panorama sostanzialmente pessimistico, ci viene
alla fine indicato un ingrediente che potrebbe neutralizzare
i rischi: il capitale sociale. Secondo Bottani le nuove parole
chiave, per evitare fallimenti dolorosi, potrebbero essere
: capitale sociale, democrazia, equità, rigore scientifico,
cultura della valutazione.
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Norberto Bottani,
ricercatore di fama internazionale nel campo dell'istruzione, già
direttore di ricerca nel settore dell'istruzione dell'OCSE, dirige
il Centro di ricerca del Dipartimento dell'istruzione del Cantone
di Ginevra. E' autore di moltissimi saggi e opere, di cui due notissime
in Italia: " La ricreazione è finita"(1986), "Professoressa
Addio" (1994) sempre edite da Il Mulino.
Il rapporto che lega la nostra associazione a Norberto Bottani è
molto speciale: dal 28 febbraio è infatti diventato "socio
onorario" dell'ADi. Numerosi sono i suoi interventi sul
nostro sito, dai temi generali della riforma scolastica a quelli
dell'istruzione e formazione professionale, dalle sperimentazioni
regionali alla questione dell'autonomia e della valutazione.
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