Introduzione

di Silvia Faggioli

Alcune Considerazioni

Credo che sia importante divulgare in Italia la relazione che Nicholas Negroponte ha svolto all' IDB (Inter-American Development Bank) a Washington, il 15 settembre 2009, all'indomani della conferenza stampa del presidente dell'Uruguay, Tabarè Vàzquez, nella quale annunciava che il suo Paese aveva realizzato la diffusione gratuita di 400.000 OLPC (One Laptop Per Child) ai bambini delle scuole primarie, come “risposta alla sfida globale contro l'analfabetismo, l'esclusione sociale e il divario digitale”.

I nostri studenti rimarrebbero con ogni probabilità abbastanza indifferenti di fronte alle affermazioni di Negroponte, perché per molti di loro l'uso personale a casa del computer è la norma, anche se per intrattenimento, comunicazione e socializzazione.

Ben diversa la reazione degli insegnanti.

Noi siamo ancora alle prese con i laboratori di informatica, peraltro spesso malfunzionanti, accessibili solo poche ore alla settimana, con collegamenti lentissimi, con computer rotti un giorno sì e uno no. Siamo in presenza di riforme (vedi Il nuovo obbligo), in cui ancora si scrive, nel curricolo, che i ragazzi devono acquisire la competenza digitale (prevista anche nella Raccomandazione Europea sulle competenze chiave), quando si sa che in questo campo gli studenti sono di gran lunga più competenti degli insegnanti e di chi scrive i curricoli.

Che fare? Bisognerebbe che si organizzasse attorno alla scuola un ampio fronte sociale, dai genitori agli insegnanti, dagli studenti agli organismi di quartiere, capace di perseguire con tenacia e determinazione alcuni obiettivi necessari e indispensabili per continuare a fare scuola oggi, in una fase storica in cui la condizione studentesca è profondamente cambiata, ed è assolutamente diversa da quella che abbiamo vissuto noi da studenti, nemmeno tanti anni fa.

Perché non fare propria, allora, la parola d'ordine “Un computer per ogni ragazzo” ? Un computer di quelli che, come dice Negroponte, si possono anche buttare all'aria, rimbalzano sul pavimento e rimangono assolutamente integri! Qualcosa di pratico, maneggevole, robusto, di uso quotidiano, come un libro o un quaderno.

E alla domanda: ”Ma chi forma tutti gli insegnanti che dovrebbero insegnare agli alunni come usare il computer?” Non si può fare altro che rispondere con le parole e l'espressione incredula di Negroponte:

Ogni volta che qualcuno mi chiede chi addestrerà gli insegnanti che insegneranno ai bambini come usare i laptop, mi domando da quale pianeta venga! E' incredibile! Semplicemente incredibile! Perchè tutti noi sappiamo che siamo noi a chiedere ai nostri figli o ai nostri nipoti come si usa questa tecnologia. Il problema dell'addestramento, anche se non mi piace usare questa parola, perché la si usa con i cani non con le persone, è quello di far sì che gli insegnanti diventino sufficientemente sicuri di sè da accettare che siano i bambini a mostrare loro come si usa il laptop”.

E a questo punto, per concludere, mi piace ricordare un'altra delle affermazioni ricorrenti in molti discorsi di Negroponte (accessibili sul web), “la scuola copre solo una piccola parte dell'apprendimento”, “l'insegnamento è un modo, ma non il solo, di perseguire l'apprendimento”. Se fossimo davvero convinti di questo, credo che molte cose cambierebbero nel nostro rapporto con gli studenti.

  Chi è Nicholas Negroponte

Nicholas Negroponte (1943) è il fondatore e il presidente dell'associazione non-profit One Laptop per Child.

E' in procinto di lasciare il MIT, dove è stato fondatore e co-direttore del MIT Media Laboratory, che, concepito nel 1980, ha aperto i battenti nel 1985.

Laureatosi al MIT, Massachussets Institute of Technology, Negroponte è stato un pioniere nel campo del computer-aided design (CAD), ed è stato membro di facoltà al MIT dal 1966.

Nel 1995 ha scritto il best seller, Being Digital, che è stato tradotto in più di 40 lingue, in italiano Essere Digitali, edito da Sperling & Kupfer.

Nel settore privato Negroponte fa parte del Consiglio direttivo della Motorola, ed è partner di una compagnia specializzata in tecnologie digitali per l'informazione e l'intrattenimento.

Ha fornito fondi per lo start up di più di 40 compagnie, compreso Wired

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