CONCLUSIONI
L'apriti sesamo di un nuovo esame
Qualsiasi modificazione efficace della situazione attuale passa dalla presa d'atto che il “valore legale del titolo di studio” è diventato ormai un puro orpello, e che pertanto il diploma obbligatorio a conclusione del quinto anno andrebbe sostituito con prove esterne finalizzate al percorso successivo, che evitino peraltro l'espansione dei test d'ingresso all'università.
Per arrivare a questa meta, l'apriti sesamo potrebbe essere una sperimentazione, attentamente seguita e valutata, dell‘articolazione della secondaria di 2° grado in 2+2+1, secondo lo schema della legge 53/03, riorganizzando su questo impianto gli apprendimenti, attraverso il 20% di flessibilità dei curricoli (da utilizzare anche per “ridurre” orario e discipline, non solo per ridistribuirle), in modo da concludere le materie di carattere generale al 4° anno e dedicare il 5° alle sole discipline di indirizzo scelte sulla base della coerenza con lo sbocco successivo . Entro questo impianto sarebbe possibile avviare la sperimentazione di un nuovo esame costruito su:
prove interne anticipate sulle competenze chiave, al 4° anno, per le quali si dovrebbero elaborare standard nazionali di riferimento;
prove esterne di indirizzo al 5° anno, finalizzate al percorso successivo, da organizzare insieme all'università. Ciò significa anche correggere, in termini attuali, l'errore compiuto nel 1969 con la liberalizzazione di tutti gli accessi universitari. Quella legge creò una situazione abnorme che portò l'Italia ad essere il Paese con il maggior numero di matricole e il minor numero di laureati.
Stabilire al quinto anno, cioè alla maggiore età, una scelta orientativa obbligatoria per l'accesso universitario è una misura indispensabile per evitare tassi di dispersione insostenibili sia nel primo anno di corso, sia in itinere con gravissimi costi personali e collettivi.
Siamo convinti che l'ipotesi sopradescritta potrebbe, con opportuni accorgimenti, essere sperimentata all'interno della legge 53/03, non abrogata.