Dai dati una prima conclusione
Dalla storia che abbiamo tracciato e dai dati che abbiamo fornito, possiamo trarre una prima conclusione: dall'avvento della scuola di massa il problema della “serietà” non è risolvibile intervenendo puramente sulla composizione delle commissioni.
A sostegno di questa tesi, vanno aggiunte alcune ulteriori considerazioni.
I giudizi dei commissari, in assenza di standard condivisi e con questa tipologia di prove, non sono nè obiettivi, né trasparenti né comparabili.
La presenza di commissari esterni rischia di restare sulla carta: nel 1998, il 40% dei commissari esterni era scelto tra supplenti, iscritti in appositi elenchi che i provveditorati tenevano a disposizione per la bisogna.
La scelta di commissari esterni entro un ambito spaziale ristretto, per evitare i costi altissimi del turismo d'esame, ha reso la composizione solo fittiziamente esterna, in realtà “si gioca in casa”.
La perfetta fungibilità del commissario esterno crea spesso situazioni imbarazzanti e dannose per i candidati: insegnanti di inglese del liceo classico (cultura inglese) si arrabattano a chiedere qualcosa di inglese commerciale in un ITC; l'insegnante di sociologia interroga in ragioneria; l'insegnante di greco pretende di “colloquiare” sul XX canto della Divina Commedia in un istituto professionale, ecc…;
Le commissioni miste hanno un costo elevatissimo (più di tre volte il costo attuale),senza avere la capacità di correggere i veri difetti di un esame come il nostro.
Una volta preso atto, dati alla mano, dell'insieme di questi elementi, occorrerà affrontare il problema in modo diverso dal passato, non commettendo gli stessi errori dei ministri Berlinguer e Moratti che hanno avviato, e nei fatti concluso, la riforma del secondo ciclo con l'esame di stato.