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Francia: decentralizzazione, una realtà in movimentoEric VerdierDirettore del Settore Ricerca in Economia e Sociologia del Lavoro presso il CNRS (Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica) di Aix en Provence e professore ordinario all'Università d'Aix-Marseille I e II. |
Abstract della relazione
Durante gli anni 80 e 90, il movimento per la decentralizzazione (trasferimento di responsabilità politiche dallo Stato alle comunità territoriali, in particolare alle Regioni) e per il decentramento nota 1 (trasferimento di responsabilità gestionali dall'Amministrazione statale centrale ai servizi periferici dell'amministrazione statale) si è sviluppato in Francia in diversi settori dell'azione pubblica, in particolare in materia di formazione dei giovani.
La devoluzione di competenze è fortemente regolata, poiché la definizione del quadro normativo – diplomi e programmi, stato giuridico degli insegnanti – rimane prerogativa dell'amministrazione centrale. Cionondimeno, le Regioni dispongono di un potere d'iniziativa crescente tanto più che si è parallelamente sviluppata la possibilità di concludere contratti con partners sia privati che pubblici.
Così l'intervento delle Regioni non si limita alla gestione delle attrezzature e degli edifici ma prevede una definizione locale o territoriale dei problemi politici e delle condizioni di attuazione dell'azione pubblica in materia di formazione e d'inserimento nel lavoro. Esse partecipano alla definizione dell'interesse generale, fino ad ora responsabilità esclusiva dello Stato.
In termini generali, la decentralizzazione ha favorito un miglior coordinamento delle diverse filiere della formazione professionale iniziale. Inoltre, essa ha promosso un riorientamento dei dispositivi di formazione, con l'abbandono di una logica endogena di funzionamento a favore di una più forte capacità di risposta alle attese delle imprese, dei territori e delle diverse categorie d'individui. Le politiche di formazione sono sempre meno dissociabili dalle questioni di sviluppo dell'economia, di gestione del territorio e d'inserimento sociale.

E' d'altronde sul piano delle risposte date alla società che le differenze sono sempre più sensibili:
- alcune Regioni privilegiano le domande – talvolta a breve termine – delle imprese,
- altre si preoccupano di più dei territori, in particolare rurali e di montagna in via di desertificazione,
- altre ancora mettono un più forte accento sulla formazione e l'inserimento dei giovani in difficoltà.
La crescente differenziazione delle politiche regionali richiede una valutazione più efficace, per indirizzare il dibattito democratico verso scelte fondate in materia di formazione. Favorire l'assunzione pubblica di responsabilità era d'altronde una delle motivazioni originali del processo di decentralizzazione iniziato dal primo governo socialista nel 1981-82. L'esperienza mostra che la valutazione è tanto più efficace ai fini del dibattito pubblico quanto più è rivolta a progetti fatti dalle Regioni.
Non è però sempre così. Spesso, in caso di difficoltà (finanziarie o sociali), gli utenti hanno la tendenza a rivolgersi allo Stato non alle Regioni, soprattutto per ottenere risorse supplementari.
Conciliare efficacia/efficienza economica, eguaglianza d'accesso alla formazione e sviluppo del dibattito pubblico, che erano le finalità iniziali delle decentralizzazione, resta un obiettivo ancora largamente da costruire.
