Spagna: vie plurali alla decentralizzazione  

Luis Miguel Lázaro

Direttore del Dipartimento di Educazione Comparata e Storia dell'Educazione della Facoltà di Filosofia e Scienze dell'Educazione dell'Università di Valencia

Abstract della relazione

La costituzione del 1978 ha introdotto un cambiamento fondamentale nell'organizzazione territoriale dello stato spagnolo: la creazione di 17 Comunità Autonome.

Il graduale processo di trasferimento delle diverse competenze – compresa quella relativa all'istruzione – dallo Stato centrale alle entità autonome non è stato facile.
Negli ultimi anni si sono avuti numerosi conflitti di competenza fra il governo centrale ed i governi autonomi. Il Tribunale Costituzionale ha discusso centinaia di casi di disaccordo nell'esercizio e nello sviluppo delle competenze trasferite.

Nonostante tutto, il bilancio di ciò che è stato realizzato negli ultimi decenni è positivo.

Nessuno mette in discussione i benefici della decentralizzazione in materia educativa all'interno del modello di competenze condivise tra Stato ed Entità Autonome.

Si è così costituito un sistema educativo pluralistico come lo sono le Comunità Autonome.

I meccanismi di coordinazione, cooperazione, pianificazione e consultazione tra il governo centrale e i governi autonomi si articolano attraverso la Conferenza Settoriale dell'Istruzione, Il Consiglio Scolastico Statale, il Consiglio di Coordinazione Universitaria e il Consiglio Generale della Formazione Professionale.

Come altri sistemi educativi europei, quello spagnolo deve affrontare le sfide poste dagli obiettivi del Consiglio di Lisbona e successivi.

Si tratta di problemi destinati a segnare l'agenda politica spagnola nel breve e nel medio periodo.

Vi sono in particolare tre sfide:

1)l'esigenza di neutralizzare la strumentalizzazione partitica della politica educativa che rende difficile l'impostazione e lo sviluppo delle riforme del sistema scolastico;

2)l'attenzione all'equità nei confronti della sempre più numerosa popolazione scolare d'origine immigrata, distribuita in maniera molto disuguale fra le diverse Comunità Autonome e tra la rete scolastica pubblica e privata;

3) e, soprattutto, l'urgente necessità che lo Stato compensi attraverso politiche mirate, adeguatamente finanziate, le evidenti disuguaglianze educative fra le diverse Comunità Autonome, frutto di una specifica evoluzione storica, di diverse caratteristiche socio-economiche territoriali, e di diverse modalità di sviluppo delle politiche autonomistiche, nel senso di un uso diverso della decentralizzazione costituzionalmente stabilita.

ADi Associazione Docenti Italiani
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